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dicembre

Natale in casa Castellitto

Natale in Casa Cupiello - Sergio Castellitto

Natale in Casa Cupiello - Sergio Castellitto

Quest’anno del Natale ci hanno tolto proprio le basi: radici, famiglia, abbracci, tavolate. A consolarci restano al momento i ricordi e le tradizioni e quelle, almeno quelle, vorremmo conservarle inviolate, perchè ci servono da appiglio. Invece ieri sera su Rai 1 è andato in onda un adattamento di Natale in Casa Cupiello che, al netto di qualunque inappropriato e inutile paragone, si è portato via anche quel po’ di magia che rimaneva nell’aria.

Misurarsi con mostri sacri del teatro e del cuore non è una cosa facile, dunque lo sforzo di aver riportato questo grande classico in tv va apprezzato. Ma la malinconia, la dolcezza, il Natale – nel senso più intimo della parola – che erano dentro l’opera di Eduardo De Filippo sono scomparsi, lasciando spazio ad una messa in scena completamente diversa, che può essere stata apprezzata da chi non conosceva l’originale, ma difficilmente da tutti gli altri.

Gli italiani l’hanno vista ed omaggiata con il 23.9% di share, come era giusto fare con un caposaldo della cultura italiana e delle festività nostrane, ma alla maggior parte degli spettatori saranno mancati quei sorrisi sardonici, timidi ed impertinenti di De Filippo, la sua delicatezza e quella nostalgia imperante, struggente, che il film diretto da Edoardo De Angelis è riuscito a regalare solo nell’ultima drammatica inquadratura.

Il cast era formato da interpreti di grande esperienza e da giovani anche talentuosi, ma la scena è stata completamente travolta da Sergio Castellitto e dal suo Lucariello quasi isterico, troppo nervoso, agitato. Un’interpretazione forte ma capace di comunicare soprattutto ansia, inquietudine, dove della soave ironia dell’originale non si sentiva che un vago e nascosto sapore.

Siamo sotto Natale, un Natale diverso dagli altri, quindi ci perdonerete se almeno le emozioni vorremmo potercele tenere strette.



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1 Commento dei lettori »

1. PeppaPig ha scritto:

24 dicembre 2020 alle 07:50

Credo che Castellitto abbia scelto volutamente una chiave interpretativa diversa, perché come lui stesso ha dichiarato un paragone sarebbe stato impossibile, oltre che necessariamente perdente.
Eguagliare il mostro sacro per antonomasia del teatro italiano non si poteva, la sfida era differenziarsi. E per noi spettatori, guardare con occhi nuovi riuscendo a “dimenticare” in qualche modo gli allestimenti del passato.



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