12
febbraio

Sanremo, Anna Foglietta spara sul Festival: «Alcuni sketch imbarazzanti, Bisio non è riuscito a sbloccarsi. Ultimo? Deve stare molto calmo»

Anna Foglietta

Foglietta al vento. Terminato il Festival di Sanremo 2019, si è lanciata al volo sulle polemiche, senza risparmiare nessuno (eccezion fatta per Claudio Baglioni). Se durante il Dopofestival da lei condotto l’attrice vi era sembrata sopra le righe e desiderosa di farsi notare, consolatevi: in quel frangente si era pure trattenuta. Intervenendo stamane su Radio Capital, ha infatti raccontato la propria esperienza sanremese in tono critico, sparando a zero.

(Sanremo, ndDM) È stato un frullatore incredibile, ma non direi che è un’esperienza indimenticabile. Certo, è un concentrato di vita e ci sono emozioni fortissime, ma visto dal di dentro perde il fascino che vedete dal di fuori. È tutta una tensione, un corri corri, è tutto rapido, molto compresso, non c’è il tempo di costruire un pensiero artisticamente più alto. Ma mi sono sentita libera, nessuno mi ha detto ‘questo sì e questo no’. Se lo rifarei? Sì, ma puntando un po’ di più i piedi sui testi e sugli autori

ha dichiarato l’attrice a Circo Massimo, la trasmissione radiofonica di Massimo Giannini. In realtà, dal Dopofestival non ci saremmo aspettati un pensiero artisticamente elaborato ma solo la capacità – disattesa – di creare un irriverente brio nella notte sanremese.

Esprimendosi poi sui protagonisti della kermesse, Foglietta non ha risparmiato giudizi:

A me Baglioni piace sempre, non riesco a criticarlo. Bisio, invece, secondo me non è riuscito a esprimersi per quello che è e per come voleva: è un grandissimo mattatore ma è partito con il piede sbagliato e non è riuscito a sbloccarsi. Virginia Raffaele è riuscita a dimostrare, in parte, la sua verve da prima donna. Rispetto a Bisio l’ho vista più morbida, più allineata a un certo tipo di intrattenimento. Non mi sono piaciuti gli sketch, alcuni erano imbarazzanti“.

In radio, l’attrice ha inoltre aggiunto che si sarebbe aspettata un festival più politicizzato, viste le iniziali polemiche sui migranti. “Poi invece c’è stato un silenzio incredibile rispetto a tutto questo” ha aggiunto, spiegando di rendersi conto che “essendo lo spettacolo più nazionalpopolare che abbiamo, quelle polemiche potevano risultare sterili e pretestuose“. Già, per non parlare del rischio di strumentalizzazione che si sarebbe corso e che poi, a bocce ferme, si è verificato nelle polemiche sulla vittoria di

A proposito, secondo la stessa Foglietta, il giovane cantante che ha ottenuto il primo posto al Festival “fa politica suo malgrado, è l’emblema del fallimento del pensiero salviniano“. Concetto poi ribadito:

Sia Ultimo che Mahmood appartengono a una generazione di ragazzi pensanti che non accettano il pensiero razzista ed esclusivista“.

Il realtà, sin dalle sue prime dichiarazioni da vincitore, Mahmood aveva prontamente scansato le polemiche a sfondo politico con sorriso e un’espressione quasi stupita, ribadendo di essere italiano al 100%. Quanto ad Ultimo, al centro delle ormai note polemiche sul potere delle giurie di ribaltare l’esito del televoto, l’attrice si è espressa così:

Secondo me è giusto che giuria di qualità e giornalisti siano determinanti, altrimenti ci saremmo trovati sul podio sempre cantanti molto amati dai ragazzini, come quelli che escono da  Amici, e non avremmo avuto un’evoluzione reale della musica. È come l’Academy che giudica gli Oscar: non è che Meryl Streep viene giudicata dal contadino o dall’amministratore delegato. Il voto popolare è determinante fino a un certo punto; poi c’è il voto, giustamente più incisivo, di chi conosce bene la musica. Ultimo deve stare molto calmo: è un ragazzo e un artista splendido, ma ha fatto un autogol (…) Deve essere consigliato meglio dal punto di vista comunicativo. Uno che in 13 mesi è arrivato primo fra le nuove proposte e secondo fra i big non si può proprio lamentare“.

Considerazioni condivisibili, anche se quest’anno di esperti musicali nella giuria d’onore non ne abbiamo visti (eccezion fatta per il presidente Mauro Pagani, ovviamente). Va anche detto che anche i tanto bistrattati talent spesso hanno contribuito all’evoluzione della musica aprendosi a nuovi generi.

Quanto a Sanremo, tuttavia, Ultimo accettando di prendere parte alla kermesse sapeva benissimo di andare incontro al parere di più giurie che, se da una parte si potrebbero equilibrare diversamente, dall’altra sono pur sempre un elemento da anni presente al Festival.



Articoli che potrebbero interessarti


Sanremo serata finale
Sanremo 2019, le pagelle finali


infografica Sanremo
Classifica Fimi: Mahmood primo nei singoli, seguito da Ultimo. Irama in testa negli album


Mahmood
Mahmood vince il Festival di Sanremo 2019


Volo dopofestival.jpg
Dopofestival a luci rosse: «Chiamasi threesome»

6 Commenti dei lettori »

1. Marco Urli ha scritto:

12 febbraio 2019 alle 23:29

La missione ecumenica del Festival non ha mai rappresentato la realtà musicale del momento (eccetto i primi anni quando esisteva solo la radio o le edizioni in cui veniva trasmesso anche dalla nascente tv).
Questa Foglietta è di una superficialità imbarazzante.



2. Patrick ha scritto:

13 febbraio 2019 alle 03:08

Peccato che non parli minimamente del suo imbarazzantissimo DopoFestival. Autocritica, questa sconosciuta.



3. giampiero ha scritto:

13 febbraio 2019 alle 07:13

Ma chi e’ questa Foglietta quello che dice e’ imbarazzante pur di far parlare ormai vale ogni pretesto pensasse a fare autocritica al suo dopofestival che era penoso.



4. Ada ha scritto:

13 febbraio 2019 alle 10:12

Ma questa senza ne parte , chi pensa di essere, maleducata, torna nel tuo gattabuio, servetta.



5. blukikko ha scritto:

13 febbraio 2019 alle 12:55

Ma questa è fuori! Qualche giorno di celebrità e si mette a pontificare e a dare giudizi su colleghi ben più famosi ma soprattutto molto più bravi?
“E’ l’emblema del fallimento del pensiero salviniano“.
“Sia Ultimo che Mahmood appartengono a una generazione di ragazzi pensanti che non accettano il pensiero razzista ed esclusivista“.
Quindi conferma che si tratta di una scelta ideologica, politica che nulla ha a che fare con la musica e le canzoni.
Senza pensare che non giova all’arte e alle capacità di Mohamood che ha vinto per merito non in quanto emblema di qualcosa.
Aiuto!



6. aaaaa ha scritto:

13 febbraio 2019 alle 14:07

““Sia Ultimo che Mahmood appartengono a una generazione di ragazzi pensanti che non accettano il pensiero razzista ed esclusivista“.”

Ragazzi pensanti e quasi sempre frustrati del caxxo.

Ah, no, Mahmood non ha fatto nulla di tutto ciò, è quell’altro…



RSS feed per i commenti di questo post

Lascia un commento


Se sei registrato fai il login oppure Connetti con Facebook

Per commentare non è necessaria la registrazione, tuttavia per riservare il tuo nickname e per non inserire i dati per ciascun commento è possibile registrarsi o identificarsi con il proprio account di Facebook.