18
febbraio

Bruno Vespa a DM: «Porta a Porta continuerà a cambiare. Sanremo senza pubblico? Incomprensibile che il mondo scientifico abbia costretto la Rai a questa decisione»

Porta a Porta

Venticinque anni. Un quarto di secolo intriso d’attualità, di cronaca, di grandi notizie internazionali, di protagonisti intervistati e di storie italiane. Quello raggiunto da Porta a Porta è un traguardo che ben pochi in televisione possono vantare. Specialmente in ambito informativo, dove – in questo senso – la trasmissione di Rai1 condotta da Bruno Vespa è un vero e proprio unicum. Al giornalista, che ieri sera ha festeggiato l’anniversario con una puntata speciale del proprio talk show, abbiamo chiesto di raccontarci «la terza Camera» (come la definì Giulio Andreotti) in soggettiva. Con gli occhi di chi, quel programma, lo ha ideato e presieduto sin dal suo esordio sugli schermi. 

Direttore, 25 anni sono volati o la grande attualità fa sentire il proprio peso?

Non sono volati perché sono successe tante cose che hanno lasciato il segno. Non possono volare le Torri Gemelle, il terremoto dell’Aquila, i tre Papi, i dieci Presidenti del Consiglio, i Presidenti della Repubblica, le tante situazioni italiane e internazionali che ieri sera abbiamo ripercorso con una copertina di quattro minuti. Devo dire che io stesso mi sono meravigliato, perché mi ricordavo sì di aver raccontato tante cose, ma rivederle tutte insieme mi ha fatto una certa impressione. Siamo stati particolarmente fortunati, diciamo così.

A distanza di tempo, quale tra quelle immagini le fa più effetto?

Direi tutte, perché vedere in fila dieci Presidenti del Consiglio che hanno avuto la cortesia di accettare l’invito a Porta a Porta non è una cosa proprio scontata. Oppure vedere Peres e Arafat nel loro ultimo incontro a Porta a Porta, vedere Kissinger, Gorbaciov, però al tempo stesso Dustin Hoffman e Liza Minnelli, ma anche tutti gli attori italiani da Alberto Sordi in giù e tutti i conduttori italiani da Proietti in giù e ancora, purtroppo, i terremoti e le tragedie… significa rivedere dei piccoli pezzi di storia e di vita italiana. E non dimentichiamo la pandemia dell’ultimo anno, che purtroppo è stata una pietra miliare. Il 2020 è stato l’anno più drammatico dei 25 raccontati da Porta a Porta.

L’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze anche dal punto di vista televisivo. Come ha cambiato il vostro lavoro?

E’ stato un incubo perché non c’è il pubblico, lo studio è a scartamento ridotto e le squadre della rete devono fare miracoli, ci vogliono le distanze, non si può ospitare più di un certo numero di persone e nessuno può essere truccato se non il conduttore, cosa che per alcuni è normale e per altri è una complicazione. Sono piccole cose, piccoli disagi, che però hanno richiesto una riorganizzazione totale di tutte le trasmissioni. E qui apro una parentesi: non riesco ancora a capire quale danno facciano 300 figuranti tamponati a Sanremo. Questo per me è incomprensibile. E’ francamente incomprensibile come il mondo scientifico abbia costretto la Rai a prendere questa decisione. A lavorare con tutte le premure ci è riuscito il mio amico Maurizio Costanzo, che proprio ieri è venuto a trovarmi e a farmi gli auguri con Mentana; come mai non è stato consentito a noi?

Quando Nicola Zingaretti risultò positivo, anche Porta a Porta dovette subire uno stop e lei non la prese benissimo…

Esattamente, ma lì fu per un errore dell’azienda di cui mi è stato poi dato atto. Perché era un primo caso ed entrarono nel panico, ma io assolutamente ero tamponato con il test molecolare, ero tranquillo e sicuramente non contagiato, però fu fatta quella scelta. Mi dispiace perché ci tolsero tre serate chiave, proprio nel momento in cui veniva annunciato il lockdown generale. Pazienza.

A proposito di attualità: il nuovo premier Mario Draghi lo ha già invitato?

Diamogli il tempo di respirare… (sorride, ndDM). Gli inviti prematuri rischiano di essere sgarbati. Certamente sono venuti dieci Presidenti del Consiglio e, nei tempi dovuti, mi farà piacere e sarò onorato di incontrare l’undicesimo, se lui vorrà.

Il fatto che sia un personaggio molto discreto e poco incline a rilasciare dichiarazioni che impatto avrà sull’informazione?

Draghi ha una tradizione e una carriera di sobrietà e riservatezza; in genere non si vedono interviste a rotta di collo da parte di persone che hanno ricoperto così alti incarichi. Fanno interventi molto rari e su giornali specializzati. Adesso da Presidente del Consiglio ha un ruolo pubblico ma certe abitudini, come quella di centellinare le apparizioni, forse le continuerà. La sua vita è stata sempre impostata in un certo modo, ma non sono nella sua testa e non sarebbe garbato stare ad immaginare. Deciderà lui cosa fare.

In questi 25 anni quante volte hanno tentato di ‘ridimensionare’ Porta a Porta?

E’ successo, ci sono stati dei momenti difficili, ma grazie alla Provvidenza li abbiamo superati…

Tra l’altro lei, a differenza di alcuni suoi colleghi, non si fa assistere da nessun agente.

Non ho mai avuto un agente, forse ce ne saranno altri come me ma io non li conosco (ride, ndDM). Ho sempre fatto le cose in autonomia. Io sono assistito, per certi aspetti legali, da Cesare Patriarca, ma per me non è un agente.

Alcuni conduttori sono stati favoriti dall’assistenza di un agente?

Ci sono alcuni agenti che hanno fatto i palinsesti e quindi, evidentemente, è ovvio che avere un agente ha avuto dei grandi vantaggi. Io sono un produttore di vino e alcuni produttori di grandi vini ti dicono: ‘Ti do sei bottiglie di questo se me ne compri ventiquattro di un prodotto minore’. Lo stesso fanno gli agenti: ti do la bottiglia buona se ti bevi anche quella di qualità più modesta.

Giornalisticamente parlando, invidia ad Enrico Mentana il fatto di riuscire ad irrompere con facilità nel palinsesto La7 con i suoi speciali?

Io non conosco invidia, ma questo è anche un fatto tecnico: su Rai1 una cosa di questo genere sarebbe impensabile. La7 ha un palinsesto enormemente più flessibile. Anzi, sono molto grato ad Enrico Mentana e Maurizio Costanzo di essere venuti ieri da me perché non era dovuto, sono stati molto generosi ed è venuto un bellissimo segmento.

Come si immagina i prossimi 25 anni di Porta a Porta?

Io dico sempre che dipende dalla Rai e dalla Provvidenza, e poi vedremo. Noi siamo cambiati tutti i giorni impercettibilmente. Ad un tratto mi sono accorto che la politica non reggeva più per un’ora e mezzo e ho detto: ‘ragazzi, spezziamo’. Siamo stati i primi a farlo. Le cose da noi succedono così, non è che facciamo degli studi particolari ma a pelle si capisce quando una cosa non funziona più. Il programma rispetto a 25 anni fa è tutta un’altra storia e se andremo avanti continuerà a cambiare.

“Cambiare tutto per non cambiare niente”?

Non saprei, diciamo che c’è stata una continuità. 25 anni di trasmissione significa che i figli sono diventati padri e i padri nonni. Ora si vedrà.

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1 Commento dei lettori »

1. andrea ha scritto:

18 febbraio 2021 alle 12:04

non per altro per anni è stata identificata come “la terza camera dello stato”
Ha avuto ospiti proprio tutti.. e ha seguito tutti gli avvicendamenti politici del paese!



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