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luglio

Andrea Salerno a DM: «La7 non è una all news generalista. La concorrenza di Rete 4? Noi abbiamo una storia, gli altri cercheranno di imitarci»

Andrea Salerno

Oscurato dalla presenza dell’editore Urbano Cairo, alla presentazione dei palinsesti 2018/2019 di , il direttore di rete ha avuto poco spazio per parlare. Ma ha parlato. E lo ha fatto con noi. Ai nostri microfoni, il giornalista ed ex autore televisivo ha commentato le conferme della programmazione terzopolista, rivendicando i risultati ottenuti sinora, e si è soffermato su alcuni aspetti che caratterizzano il canale da lui diretto.

Il palinsesto di La7 è sostanzialmente confermato: quali cose vanno meglio e quali invece si possono aggiustare?

Si potrebbe aggiustare tutto in televisione. Anzi, il lavoro di chi fa televisione è proprio quello di aggiustare le cose, migliorare i programmi che abbiamo fatto dall’inizio della stagione. E questo ha pagato su Propaganda Live, su Giletti, su tanti programmi che sono migliorati. Floris ad esempio è migliorato tantissimo. Quindi devo stare sempre come una macchina a lavorare sulle cose e migliorarle. Lo faremo con tutti i programmi, il nostro è un palinsesto giovane, ha girato praticamente per neanche un anno ed è stato capace di raccogliere l’attualità e di creare un’identità di rete molto forte. Quindi continuiamo con quello e poi andiamo ad aggiungere qualsiasi cosa ci sembri coerente con questa offerta. Tenteremo di fare anche operazioni spot come avvenuto per I cento passi o con la partita Italia-Germania del 2006. Una certa velocità ed essere un po’ corsari ci aiuta però dentro un’identità che ci ha rafforzati e ci ha dato risultati.

Quest’anno anche Rete 4 punterà molto sull’informazione con due prime serate dedicate. Vi adatterete?

Noi siamo La 7, abbiamo una storia. Noi facciamo il nostro e gli altri cercheranno di starci dietro, di imitarci.

In access avrete anche una sfida tra donne: Lilli Gruber e Barbara Palombelli…

Più informazione c’è, meglio è per questo Paese. Dopo di che, si vedrà.

Lei non gradiva i toni un po’ urlati de La Gabbia, poi infatti non confermata in palinsesto, ma Non è L’Arena di Giletti non ha toni altrettanto accesi?

Con Massimo abbiamo lavorato veramente tanto. Forse è il programma su cui ho lavorato di più quest’anno. A volte i toni si sono accesi, fare quattro ore di diretta non è facile, però credo che, se uno fa la somma di tutte le puntate fatte, Non è L’Arena ha saputo raccontare molto bene un pezzo di Paese. Ogni tanto i toni si accendono, ma questo fa parte della tv di Giletti da sempre e quindi va bene così.

Il fatto che Giletti abbia sorpassato Fazio sull’attualità è stata una rivincita?

Ovviamente siamo contenti per come va La7, poi gli altri fanno il loro. Non c’è una gara tra conduttori né tra reti.

L’intrattenimento è il tallone d’Achille di La7. Riuscirete a far qualcosa o ormai, come dice qualcuno, siete una all news generalista?

Non credo che La7 sia una all news generalista. L’intrattenimento è un genere costoso che va fatto in certi modi, che ha bisogno di contesti, di soldi, di investimenti. In questo momento non credo che ci stia dentro, però bisognerà vedere che tipo di intrattenimento. Non lo escludiamo a priori.

Cosa pensa del ritorno di Serena Dandini in Rai?

Sono contento che torni su Rai 3. L’ultima volta eravamo insieme, abbiamo lavorato insieme dieci anni, se lo merita. Mi fa piacere che torni perché la Rai non l’aveva trattata bene e quindi sono contento per lei. Vedrò volentieri il programma, siamo tutti amici.

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1 Commento dei lettori »

1. Marco Cappuccini ha scritto:

13 luglio 2018 alle 19:25

Magari sarebbe ora di dare nuovo studio, nuova sigla e più budget al TGLa7 di Mentana il quale da anni va in onda in uno studio ridicolo, con una sigla di 3 secondi e con collaboratori in regia che spesso sono scimmie.



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