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ANTONIO CAMPO DALL’ORTO: VOGLIO UNA RAI POP. SUPEREREMO LA DITTATURA DEGLI ASCOLTI

Antonio Campo Dall'Orto

Antonio Campo Dall'Orto

Anche per il nuovo Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, è arrivato il momento delle dichiarazioni programmatiche, degli annunci a lungo termine. Del resto, questo sembra un passaggio obbligato per chiunque assuma gli oneri e gli onori di una nuova poltrona. A poche settimane dalla sua nomina al vertice di Viale Mazzini, il top manager ha concesso la sua prima intervista al Foglio, parlando della trasformazione del servizio pubblico che egli intende attuare. Le parole d’ordine, secondo Dall’Orto, sono talento ed organizzazione. Ma anche discontinuità.

Rai, Antonio Campo Dall’Orto: serve discontinuità

Quando parlo di discontinuità per la Rai parlo di un concetto semplice che riguarda in modo profondo questa azienda. L’impressione è che la Rai, e questo accade ormai da molti anni, sia costantemente due passi indietro rispetto alla velocità della società. La prima missione del direttore generale non può che essere questa” ha spiegato il DG Rai.

Campo Dall’Orto: trasformare Rai da broadcast a media company

La sua intenzione, nello specifico, è quella di “trasformare la Rai da broadcast a media company” e di “portare avanti un grande progetto di digitalizzazione culturale dell’azienda” per permetterle di diventare un riferimento rispetto ai comportamenti e ai linguaggi contemporanei. Un punto, quest’ultimo, al quale Dall’Orto sembra tenere particolarmente. “La Rai deve trovare e sperimentare un nuovo linguaggio capace di essere al passo con i cambiamenti della società” ha infatti argomentato, riferendosi alle potenzialità delle nuove forme di comunicazione media e social.

Campo Dall’Orto: una Rai pop

L’annunciata discontinuità – ha però aggiunto il DG – sarà innanzitutto culturale, con l’obiettivo di plasmare una Rai più “pop”.

Quello che deve cambiare prima di tutto è la mentalità di chi lavora nella nostra azienda, si tratta di una discontinuità culturale non tecnologica. Mi verrebbe da usare una parola forse abusata ma che sintetizza bene quello a cui mi sto riferendo: pop. Essere pop significa essere in sintonia con la contemporaneità. La Rai deve guardare anche al pubblico che ormai non la segue più. Si deve sperimentare un nuovo racconto popolare in cui non si ha paura di spiegare a chi guarda i nostri canali che i miti di un tempo non sono miti assoluti ma sono miti che vanno accostati a quelli più moderni“.

Rai, Campo Dall’Orto: superare dittatura degli ascolti

Altra riflessione, che fa ben sperare, è quella riservata dal top manager all’intenzione di superare la “dittatura degli ascolti“. Obiettivo ambizioso: si accettano scommesse sulla sua auspicabile realizzazione.

La Rai non è una televisione commerciale ma è un servizio pubblico e in nome di questo principio prendere qualche rischio con gli ascolti non è un opzione ma è parte della propria missione, quasi un dovere morale. Oggi questo concetto è in realtà ambiguo e non del tutto definito ma esiste un’occasione importante in cui il nuovo corso potrebbe essere certificato anche dal punto di vista formale” ha detto Dall’Orto, riferendosi al rinnovo della convenzione tra Rai e Stato nel 2016.

Nell’immediato, il DG ha precisato che non interverrà sulle nomine dei direttori (“non avverranno troppo in là ma ci saranno solo una volta messo a fuoco lo schema di gioco”) né sull’impianto dei palinsesti, ormai definito dalla precedente governance. “Diciamo che tra marzo e maggio ci sarà lo spazio per cominciare a disegnare una Rai più simile a quella che immagino” ha affermato.

A quel punto potremo valutare la qualità dei frutti che vengono Dall’Orto.



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3 Commenti dei lettori »

1. Gianni ha scritto:

2 settembre 2015 alle 16:49

Tra il nulla digitale e il nulla analogico non è che cambi molto!
Quando morirà (il più tardi possibile) il suo nocciolo duro di 90enni la Rai sarà finita per sempre.
Hanno abbandonato tutte le altre fasce di età da decenni e pagheranno cara questa politica in termini di ascolti.
Tanto non chiuderanno comunque mai perchè i partiti politici hanno bisogno di un megafono nazionale per le loro fandonie. Si trascineranno stancamente per altri 100 anni senza spettatori solo per dividersi le poltrone.



2. Ale ha scritto:

2 settembre 2015 alle 20:24

Caro Orto intanto puoi cominciare obbligando i direttori di rete a far iniziare la prima serata alle 21.10 senza rincorrere la concorrenza e poi attendiamo di vedere i 3 canali Rai generalisti tutti in HD non come ora che esiste un canale solo che alterna i vari programmi



3. scettico ha scritto:

6 settembre 2015 alle 21:50

113,5 euri di canone RAI è quasi quanto 130euri di acquisto di un televisore 22″ ogni anno + le tasse dalle casse pubbliche per ripianare le perdite di bilancio che inesorabilmente si verificano pagando le fiction di Burlesconi e sciacquette con un valore di produzione di 400000 non meno di 2 milioni e riproponendo il carosello o gli ormai perenni amarcord di sanremo su cui i diritti e artisti non sono più da pagare però recuperando subito con milionate a benigni per leggere 10 articoli della costituzione italiana e i dieci comandamenti della bibbia anche li senza dare nulla agli autori.
Questo DG gudagna più o meno di Obama cone la Litizzetto nei tre giorni di sanremo coi disoccupati falsi???
Se vi dicessero che tutti gli anni pagando il bollo vi comprate un auto nuova… rapportando al servizio RAI io girerei solo a piedi o in bicicletta.



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