29
maggio

IL GRANDE TORINO: IN ATTESA DELLA “FARFALLA GRANATA” RAI1 RIPROPONE LA TRAGEDIA DI SUPERGA

Il Grande Torino

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta.” Così Indro Montanelli sulle pagine del Corriere della sera, commentava la tragedia che vide protagonista il Grande Torino. Era il 4 maggio 1949 quando a causa del maltempo e di un guasto all’altimetro, l’aereo che trasportava la squadra di ritorno da una partita a Barcellona, si schiantò contro la Basilica di Superga. Nell’impatto infernale morirono 31 persone fra giocatori, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio.

A questa tragedia è dedicata la fiction in due puntate Il Grande Torino, riproposta questa sera alle 21.10 da Rai1 sotto-forma di tv movie. Tratta dal libro “Il romanzo del Grande Torino” di Franco Ossola e Renato Tavella, e diretta da Claudio Bonivento, la miniserie ottenne al suo primo passaggio televisivo una media di oltre 7.600.000 telespettatori, per uno share del 31%. Protagonista della fiction è Angelo – interpretato da Ciro Esposito – un ragazzo come tanti che vuole diventare un campione di calcio, e che si ritrova a seguire l’ascesa dei campioni del Torino e la loro tragica fine.

La storia inizia con un’ambientazione ai giorni nostri quando Angelo, ormai cresciuto e con il volto di Michele Placido, ricorda quanto accaduto. Del cast fanno parte anche Beppe Fiorello, nei panni del calciatore Valentino Mazzola, e Remo Girone in quelli del presidente Ferruccio Novo. La miniserie porta la firma della Goodtime di Gabriella Buontempo, la stessa casa di produzione che negli scorsi mesi ha ultimato di girare La Farfalla Granata, fiction in due puntate che vedrà Alessandro Roja vestire i panni di Gigi Meroni, il giovane calciatore del Torino morto a soli 24 anni il 15 ottobre del 1967, investito da un’auto mentre attraversava un viale del capoluogo piemontese insieme al suo amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti.

Di seguito la trama de Il Grande Torino:

Angelo, un adolescente del sud Italia, un ragazzo come tanti, che vuole diventare un campione di calcio. Angelo, con la sua famiglia, si trasferisce dal sud a Torino, studia e lavora per aiutare la famiglia. Vuole comperarsi un paio di scarpe vere da calcio. Intanto gioca nella squadretta del liceo ed è tifoso del Torino, la squadra più forte. Il suo mito. Del Torino conosce tutto, sa a memoria la formazione (Bagicalupo, Ballarin, Maroso…), i risultati di tutte le partite, le gesta di tutti suoi i campioni. Il suo sogno è entrare nella formazione giovanile del Torino. I suoi non vogliono. I giocatori a quel tempo hanno ingaggi ben più modesti di quelli a cui ci hanno abituato i campioni di oggi, pur essendo benestanti. Angelo fa di tutto e riesce ad ottenere un provino da capitan Mazzola. Non va male, poca tecnica ma molto talento è il giudizio che ne riceve. Sembra che il sogno stia per realizzarsi. Per Angelo comincia una nuova vita. Per mantenersi, per essere autonomo, trova vari lavori come fattorino, operaio, commesso… Fa spesso il turno di notte per non perdere gli allenamenti e, nonostante la fatica, non manca una volta in campo e neanche a scuola. Comincia a conoscere bene i suoi miti, con qualcuno stringe un rapporto di amicizia. Frequenta il bar Vittoria, che Gabetto e Ossola hanno aperto nel centro della città. Conosce Susanna, la figlia del direttore tecnico del Toro, Erbstein. Nasce una storia d’amore. È il grande amore della sua vita. Il Torino si avvia a vincere il suo sesto scudetto. Mancano solo quattro partite alla fine del campionato. Angelo comincia a non vedere più così lontano il momento in cui il suo sogno potrà realizzarsi: giocare in prima squadra, allo stadio Filadelfia, avere gli occhi del pubblico puntati addosso, sentire l’incitamento dei tifosi. C’è da giocare una amichevole con il Benfica da disputarsi a Lisbona. Valentino Mazzola insiste per andarla a giocare a tutti i costi, il presidente Novo non è d’accordo, prima si deve finire il campionato. Ma è una promessa fatta da Mazzola al suo amico Ferreira, capitano del Benfica che smette di giocare. Il presidente acconsente. E questo è il destino.. al ritorno da Lisbona, in un pomeriggio di pioggia, l’aereo che riporta la squadra si schianta contro la collina di Superga, ai piedi della basilica. In quell’istante sembrano scomparire speranze, affetti, amicizie. È lutto nazionale. La Federazione Gioco Calcio, su proposta di tutti i club, decide di aggiudicare d’ufficio lo scudetto al Torino. Il presidente Novo si rifiuta. La sua squadra giocherà comunque le quattro partite che mancano mandando in campo la squadra dei ragazzi. Gli avversari decideranno anche loro di schierare le formazioni giovanili. In quattro partite i ragazzi del Toro sanno conquistarsi quattro vittorie e in quelle partite Angelo, con la maglia numero 10 di Valentino Mazzola, nel suo stadio: il Filadelfia, realizza il suo sogno.

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