18
marzo

K2 – LA MONTAGNA DEGLI ITALIANI: BOCCI, POGGIO E LUPANO AD ALTA QUOTA SU RAI1

Marco Bocci in K2 - La montagna degli italiani

Questa sera e domani alle 21.10 su Rai1 andrà in onda K2 – La montagna degli italiani, coproduzione italo-austriaca che racconterà la conquista della seconda montagna più alta della Terra (dopo l’Everest), da parte di un gruppo di dodici alpinisti italiani. Nel cast numerosi volti  noti della fiction italiana come Massimo Poggio nel ruolo di Achille Compagnoni, Marco Bocci in quelli Walter Bonatti, e Giorgio Lupano nella parte di Mario Puchoz. Ed ancora Michele Alhaique (Lino Lacedelli), Giuseppe Cederna (Ardito Desio), Matteo Azchirvani (Amir Mahadi), Alberto Molinari (Riccardo Cassin), Marco Cocci (Bibi Ghedina).

La miniserie prodotta da Rai Fiction e da Red Film-Terra Internationale Filmproduktionen è diretta dall’austriaco Robert Dornhelm. Girata ad alta quota sul ghiacciaio tirolese di Solden, a 3.500 metri, e a Innsbruck, K2 – La montagna degli italiani porterà il pubblico indietro di quasi 60 anni, al 1954, anno in cui il gruppo di alpinisti italiani decise di tentare di scalare la vetta che nessuno, neppure gli americani, fino a quel momento era riuscito a conquistare. A guidare la spedizione è colui che scoprì il petrolio in Libia: il professor Ardito Desio, geologo e studioso.

Per portare la bandiera italiana sulla seconda vetta più alta del mondo, Desio deve innanzitutto convincere il primo ministro Alcide De Gasperi (Paolo Graziosi) a finanziare l’impresa. Per farlo preme i pulsanti giusti: l’orgoglio nazionale, la rivincita di un Paese con pesanti debiti di guerra, costretto ad accettare un trattato di pace che lo punisce e umilia davanti al mondo intero. La miniserie narra soprattutto la storia di dodici uomini, dodici alpinisti, dodici modi diversi di vivere la montagna, accomunati da un unico sogno: diventare i primi a conquistare il K2.

Dodici individui che devono formare un gruppo ed affrontare assieme, come una squadra perfetta, quell’impresa impossibile. Personalità forti, inevitabilmente destinate ad entrare in conflitto, pronte a mettere in gioco le proprie vite, a lasciare a casa affetti e amori, a confrontarsi prima di tutto con se stesse, e poi con quella montagna che sembra non finire mai. Una montagna che oppone un’ardua resistenza, non vuole farsi conquistare e reclama l’estremo sacrificio: quello di Mario Puchoz, morto il 21 giugno del 1954. La morte di Puchoz segna profondamente il gruppo mettendo in discussione l’intera impresa. Ma dopo un momento di grande sconforto dove aleggia l’idea di tornare in Italia, il gruppo ritrova compattezza grazie ad Achille Compagnoni. E la scalata riparte.

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