27
febbraio

La Mossa del Cavallo: piacevole operazione ruffiana per sfruttare Montalbano

La Mossa del Cavallo

La Mossa del Cavallo

L’operazione messa in atto dalla Rai è stata molto furba: prendi un romanzo di Camilleri, prendi Michele Riondino, ambienta il tutto a Vigata e al pubblico sembrerà quasi un delitto non seguire La Mossa del Cavallo. Gli sembrerà di tradire l’adorato commissario Montalbano e rifiutare parte del mondo da cui proviene. Un’operazione anche un po’ ruffiana, che ha permesso all’azienda pubblica e a Palomar di “sfruttare” in modo nuovo l’universo del Salvo nazionale e magari aprire un altro corso seriale. Il tutto, va ammesso, sarebbe stato solo una grandissima camurrìa, se La Mossa del Cavallo non si fosse rivelato un film piacevole ed interessante, vecchio e nuovo allo stesso tempo.

La Mossa del Cavallo: un racconto audace e piacevole

Forse non era quello che il pubblico si aspettava, ma i sapori di Montalbano ci sono stati tutti, anche se nascosti tra le righe. Ci sono stati il protagonista un po’ burbero e appassionato di cucina, gli amici con cui indagare mangiando, la sua grande onestà intellettuale, la sua nuotata in mare aperto, la Genova di Livia, il dialetto siciliano protagonista e c’è stato un giallo lento, strano, fatto di omertà, non detto ed intuizioni.

Ci sono stati tanti elementi noti ma non è mancato il tentativo moderno di raccontare la storia in modo intrigante, di realizzare un’opera in costume lontana da quelle didascaliche e “puriste”. Con un cast fatto quasi interamente di volti sconosciuti ed un solo punto di riferimento, Michele Riondino, il giovane Montalbano diventato qui un ispettore dei mulini che, pur dovendosi occupare di procedure ed ispezioni, è rimasto coinvolto in un delitto che ha cercato di risolvere senza che nessuno lo potesse o volesse ascoltare.

Ma, soprattutto, c’è stato Andrea Camilleri, che è uno dei più grandi scrittori italiani, un artista capace di cose che a pochi altri riescono. Lui e le sue storie possono mostrare all’inizio di un prime time di Rai 1 efferati delitti e preti lascivi sedotti da fanciulle senza scrupoli, con tanto di scena in cui l’uomo, in abito talare, le offre una banana che lei mangia in modo sinuoso. Camilleri può svelare nella presentazione dettagli che altrove sarebbero considerati solo grossi ed inutili spoiler. Lui può tutto: potrebbe scrivere gialli, romanzi storici, romanzi d’amore e magari di fantascienza, e i piani alti gli darebbero credito a prescindere. Ma come dargli torto.

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5 Commenti dei lettori »

1. Travis ha scritto:

27 febbraio 2018 alle 11:15

Ormai anche un fermo immagine della scritta ‘Montalbano’ fa il 30% di share anche se non c’è niente di nuovo o minimamente coinvolgente. In non riuscirò mai a spiegarmi tutto questo successo di Camilleri, Montalbano e spin-off. Secondo me il 70% di questo successo è dovuto alla Sicilia, vista come terra esotica con personaggi buffi e caricature. Sarei curioso di vedere i dati regionali dell’ascolto di questo film.



2. Vince! ha scritto:

27 febbraio 2018 alle 12:33

Sicuramente la migliore fiction Rai della stagione.



3. Antonio ha scritto:

27 febbraio 2018 alle 12:59

Per quanto mi riguarda il film di ieri é stato più interessante di Montalbano stesso. Un plauso alla fotografia e a chi se n’è occupato



4. claudio75 ha scritto:

27 febbraio 2018 alle 14:12

Io l ho trovato molto lontano da montalbano sia nella scritturache nella stesura del racconto televisivo.
A tratti anche difficile da seguire.
Non mi aspettavo un riscontro da 8 milioni.
Anche se controprogrammazione zero, bisogna dirlo.



5. Filippo (Parma) ha scritto:

28 febbraio 2018 alle 20:03

La fiction di Rai 1 “La Mossa del Cavallo” per quel che mi riguarda è stata molto interessante, tanto che proprio oggi ho acquistato il romanzo del Maestro indiscusso Andrea Camilleri. Credo che sia stato uno dei film più belli che ho visto in questi ultimi tempi, ( cinema compreso) e con questo rendo onore allo scrittore, per avermi fatto immergere con il suo racconto, in quella realtà siciliana che in alcuni piccoli centri è ancora presente. Per quanto riguarda la fiction, mi sembra un pò ingenerosa la definizione:piacevole operazione ruffiana per sfruttare Montalbano, poichè le partite si vincono o si perdono, non centra come giochi, vinci se fai gol e il film l’ho ha fatto. E’ chiaro la mano di Van Gogh o di Caravaggio anche al ventesimo dipinto è la stessa, questo si chiama stile, lo stile di un giocatore di uno scrittore, o di un qualsiasi professionista non cambia è riconoscibile, questo è un pregio, non un difetto. le case di moda proteggono il loro stile riconoscibile, ( vedi Gucci, con il nastro o con l’accessorio di metallo), quindi se nella fiction c’è un pò di Montalbano, credo che sia attribuibile allo stile dell’autore, e in questo caso dell’attore in quanto ha interpretato il ” Giovane Montalbano”.



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