23
settembre

Sabrina Ferilli presenta a DavideMaggio.it la sua nuova fiction per Canale 5. E su Maria De Filippi: «non si regola quella lì, non le ho parlato per due puntate!»

Sabrina Ferilli

Sabrina Ferilli

Non ha bisogno di presentazioni. D’altro canto, qualora provaste a chiedere a un romano quali sono le tre personalità che fanno grande Roma, vi risponderebbe: “ahò, a Roma so in tre: er Papa, Totti e ‘a Ferilli”. E poichè religione e calcio non sono argomenti di cui si discetta su queste pagine, non possiamo che riferirci a Sabrina Ferilli. Ma se l’attrice non ha bisogno di presentazioni, qualche parola in più necessita la fiction annunciata da Mediaset per questa stagione tv che vede protagonista la Ferilli. Ho sentito Sabrina tra un ciak e l’altro sul set romano de La Donna del Vento (titolo provvisorio).

Sabrina, quindi set romano?

In realtà dovevamo girare questo film in una serie di regioni ma a causa delle restrizioni Covid è slittato, è partito due settimane fa e abbiamo deciso di farlo tutto nel Lazio. Peccato perchè era prevista anche la Puglia.

Di che si tratta?

E’ il secondo film di una trilogia che vuole raccontare tre profili femminili e altrettante denunce civili. Il primo che abbiamo girato, L’amore Strappato, raccontava la storia di Angela Lucanto, una ragazzina sottratta alla famiglia a causa di una falsa accusa di abusi da parte del padre, dichiarato poi innocente in secondo e terzo grado. I genitori furono costretti a ridare di nuovo il cognome ad Angela perchè la ragazzina nel frattempo era stata adottata da un’altra famiglia e aveva un altro cognome.

Che ne pensi del caso di Bibbiano?

E’ la punta dell’iceberg che ha smosso questo tipo di attenzione perchè se determinati problemi li porti sotto la luce di un riflettore hanno una visibilità e un’attenzione diversa. Dopo di che a Bibbiano stanno facendo tutte le giuste valutazioni, ci sono persone indagate, vedremo cosa succede. Ma bisogna far luce su allontanamenti, adozioni da parte di seconde famiglie e affidamenti a strutture dedicate. Si è capito che non c’è un problema di legge tra Tribunale Penale e Tribunale dei Minori che viaggiano su due binari differenti e paralleli. Molto spesso c’è una procedura dell’allontanamento abbastanza discutibile e l’assegnazione ad altre famiglie viene fatta in alcuni casi con grande leggerezza, in altri con dimenticanza. Quando ci sono delle patologie, la denuncia deve essere immediata e anche eclatante. Si tratta di vite! L’allontanamento dei minori dalle famiglie merita molta più attenzione perchè sono stati fatti troppi danni alle famiglie biologiche originarie.

Con La Donna del Vento, invece, cosa vuoi portare all’attenzione del pubblico?

E’ sempre una denuncia. E’ la storia di una donna che viene toccata direttamente dalla malattia della figlia: vivono vicino ad un’acciaieria e a causa delle polveri sottili la piccola si ammalerà di leucemia. Diventerà una voce sempre più forte, unirà tutta una serie di madri che hanno conosciuto questo dramma, fino a portarlo direttamente alla fabbrica e alle autorità competenti.

Mi dicevi che si doveva girare in Puglia, ora mi parli di acciaieria… Il riferimento è a Taranto?

Noi non parliamo esattamente di Taranto perchè, nonostante tutto, non ci sono dati che ufficializzino che queste polveri siano mortali. Parliamo di acciaierie. Certo, la location ci avrebbe aiutato, ma stiamo girando ad Ostia e lo racconteremo lo stesso.

Ad Ostia c’è un’acciaieria?

No, l’acciaieria la gireremo altrove.

Ci metterà tristezza?

No no. Sono storie vere e ci tengo a raccontare qualcosa di drammatico che, però, ha trovato uno spiraglio di speranza. Deve esserci sempre un motivo per non arrendersi. I nostri casi sono tutti casi che si sono chiusi in positivo, nonostante tutti i drammi che ci sono stati. Anche questa storia deve poter portare le persone a sapere che se ci sono determinate reazioni, se c’è una cittadinanza vigile,  cosciente… le cose possono cambiare.

Produzione interna Mediaset?

E’ sempre Mediaset e poi c’è la Fabula dei De Angelis che ha preso la produzione esecutiva.

Si sa poco del cast…

C’è Ettore Bassi che fa mio marito, c’è il grande Massimo Popolizio che fa il capo di questa Sider Acciai Italia; ci sono Francesco Arca, Iaia Forte, Veruska Rossi. Tutti attori di teatro molto bravi.

Non sei schizzinosa nella composizione dei cast. Vuoi essere tu la stella più grande?

No, ho una visione molto generale, che poi è quello che mi salva. Diciamo che so quello che può essere l’appeal per una narrazione popolare. Poi se hai un grande regista, non hai bisogno di grandi attori. L’importante è che ad ognuno di noi si trovi il ruolo giusto.

C’è qualche nuova leva che ti ha particolarmente colpito?

Il mio giovane fidanzato in Forever Young: Emanuel Caserio. Viene dal centro sperimentale. E poi anche ‘mio figlio’ in Ricchi di Fantasia di Sergio Castellitto: Luigi Imola. Brava anche Greta Scarano.

L’intrattenimento è il ‘corrispettivo’ da pagare per poter girare i film che vuoi realizzare?

Ma sai, i miei film hanno una gestazione di due, tre anni. Ho dei lassi di tempo molto lunghi prima di realizzarne uno e mi capita, all’interno di quei tre anni, di fare la soubrette. Devo dirti che a Tu si que Vales mi sento molto a mio agio. Mi hanno ospitato nella maniera più calda e affettuosa possibile. Ed è una cosa che ti fa sentire diversa, sai che ti puoi muovere come vuoi.

Sei una delle poche che si permette con Maria De Filippi ciò che per altri sarebbe un lusso…

C’è un’amicizia e una fiducia per la quale le permetto di fare e dire delle cose che non permetterei a nessuno. E’ una cosa reciproca. Ma le angherie le fa lei, io gioco in remissione.

Ti va tutto bene, o c’è qualcosa che ti sta sul caxxo?

No no, alcune cosa mi stanno proprio sul cazzo. Ci sono un paio di puntate in cui non le ho più rivolto la parola per quello che ha fatto. Fa delle cose che non si regola quella lì. Poi regna l’omertà. Sai che ha fatto?! Mi ha tolto qualsiasi autore in maniera tale che io non sappia nulla. Se faccio una domanda, ha imposto a tutti gli altri di dire che non sanno niente. Sono in balia sua e degli autori che le vanno dietro.

Farete insieme uno speciale su Rai 1 contro la violenza sulle donne.

Dovremmo farla il 25 novembre. Sarà questo ed altro. Ma non so ancora nulla nel dettaglio, ci siamo incontrati solo un paio di volte per questo speciale.

La lunga gestazione dei tuoi film è perchè sei pigra o perfezionista?

Ci lavoro tanto. Mi prendo i miei tempi, non corro dietro agli eventi. Il tempo non può mettere fretta alle cose. Leggo con calma le sceneggiature, i progetti che arrivano e scelgo ciò che ritengo più adatto e interessante. In questo senso mi trovo molto bene con Mediaset perchè mi dà molta fiducia.

Il lockdown ti sarà servito allora…

L’ho passato dentro casa, chiusa. Da un punto di vista creativo è servito. Pensa che mi ero programmata un ‘cinema time’ tutti i pomeriggi alle 17. La mattina, invece, mi dedicavo alla lettura. Mi piace tanto Banana Yoshimoto, ho letto Splendore della Mazzantini, un capolavoro. Anche Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin… Cose che difficilmente puoi fare se lavori. Mi sono riempita i polmoni di ossigeno per il lavoro futuro.

La fiction Mediaset ha avuto un bel cambiamento con Daniele Cesarano…

Esatto, ma ci vorrà però molto tempo per fidelizzare le persone. Cesarano è anche un autore tanto tanto preparato, molto intuitivo. Lo stimo tantissimo.

Per il terzo capitolo delle trilogia c’è già un’idea?

Mi piacerebbe portare in scena  la storia di un perdono. Il perdono di un torto che si subisce.

Tu perdoni?

Si, io perdono.

Sei un po’ stronzetta quando ti incazzi…

Molto, ma perdono. Sono una che va a risolvere. Chiamo io per cercare di capire da dove è nato il problema e quindi riposizionarmi. Trovo che ogni rottura, ogni frattura sia un problema per una vita che tutto sommato è molto più breve di quello che si pensi.

Quando finisci di girare?

Giriamo fino al 10 dicembre. Siamo partiti due settimane fa.

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1 Commento dei lettori »

1. nicopastore ha scritto:

23 settembre 2020 alle 18:26

“Noi non parliamo esattamente di Taranto perchè, nonostante tutto, non ci sono dati che ufficializzino che queste polveri siano mortali. Parliamo di acciaierie. ….” Non ho molto apprezzato questa risposta anche se per etimologia la fiction è finzione.



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