12
febbraio

La vera storia di Mia Martini

Mia Martini

Mia Martini

Rai1 dedica un film tv a Mia Martini. Nel lungometraggio intitolato Io sono Mia, realizzato non senza polemiche, il volto della celebre cantante calabrese sarà quello dell’attrice Serena Rossi. Ma com’è stata la breve e sfortunata vita dell’interprete di successi senza tempo come Gli uomini non cambiano e Almeno tu nell’universo?

Mia Martini – La vera storia

Mia Martini, nome d’arte di Domenica Bertè, nasce a Bagnara Calabra in provincia di Reggio Calabria il 20 settembre 1947. Secondogenita di quattro figlie, tra le quali anche Loredana (nata curiosamente lo stesso giorno e lo stesso mese ma nel 1950), con la quale condivide la passione per la musica e il mondo dello spettacolo, cresce nelle Marche, dove il padre, insegnante di latino e greco, e la madre, maestra elementare, si erano trasferiti per insegnare. L’amore per la musica la porta sin da giovanissima a cantare all’interno di feste e balere ed a partecipare ad alcuni concorsi per voci nuove. Dopo alcune audizioni riesce ad ottenere i suoi primi contratti discografici nel 1963, seguiti da alcune partecipazioni televisive. La carriera non sembra però decollare. Trasferitasi a Roma con la madre e le sorelle, dopo la separazione dei genitori, forma un trio insieme alla sorella Loredana e all’amico Renato Fiacchini (divenuto in seguito Renato Zero). In quel periodo, durante una vacanza in Sardegna, viene scoperta in possesso di una canna e condannata a ben quattro mesi di carcere. Da questa accusa viene successivamente prosciolta in maniera definitiva, ma l’esperienza del carcere (durante la quale tenta anche il suicidio) la segnerà per il resto della vita.

La svolta artistica arriva grazie all’incontro con l’avvocato Alberigo Crocetta, produttore discografico e fondatore del celebre locale romano Piper. E’ lui che decide di lanciarla sul mercato internazionale con il nome d’arte di Mia Martini (Mia come l’attrice Mia Farrow, da lei molto apprezzata, e Martini scelto fra alcuni dei cocktail italiani più famosi all’estero). Nel 1971 esce per la RCA Padre Davvero, brano dissacrante che affronta il tema del rapporto genitori-figli, ed è subito un grande successo di pubblico e critica. Il brano viene in seguito inserito nell’album Oltre la collina, uno dei primi esempi di concept album italiani, il cui filo conduttore sono la disperazione e la solitudine giovanile. Grazie a Crocetta, passato nel frattempo insieme a lei alla Ricordi, continua il successo con numerosi brani, tra i quali vale la pena ricordare Piccolo Uomo, brano con il quale vince il Festivalbar. Sono anni di grande popolarità, di pezzi in classifica, dischi d’oro, e numerose partecipazioni a manifestazioni popolari come il Cantagiro, Un disco per l’estate, Vota la Voce, Senza Rete e la Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia. Nel 1973 debutta in Germania proponendo alcuni dei suoi brani più riusciti in tedesco, e nello stesso anno incide la famosissima Minuetto, scritta da Dario Baldan Bembo con testo di Franco Califano, con il quale vince per il secondo anno consecutivo il Festivalbar. I suoi dischi escono in vari paesi del mondo: registra i suoi successi in francese, tedesco e spagnolo, ottenendo consensi significativi anche all’estero, in particolare in Francia dove viene paragonata a Edith Piaf.

La RCA, etichetta romana che l’aveva lanciata cinque anni prima, le propone un’ottima offerta contrattuale che prevede, fra l’altro, anche la libertà di scelta in fatto di repertorio: Mia Martini, che già da tempo meditava un cambio di etichetta, decide di rescindere anticipatamente il contratto con la Ricordi, dove le tensioni erano ormai divenute quotidiane. La cantante viene citata in tribunale dalla Ricordi per inadempienza contrattuale; la casa discografica milanese chiede e ottiene il ritiro dal commercio del suo nuovo LP, ma anche il sequestro di tutti i beni e i guadagni dell’artista, nonché il pagamento di un’altissima penale. Nel 1977 Mia Martini viene scelta per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest con il brano Libera, singolo che viene inciso in varie lingue e pubblicato in numerosi paesi. Nello stesso anno realizza l’album Per Amarti, nel quale collabora per la prima volta col cantautore Ivano Fossati, dando inizio a un sodalizio artistico e un legame sentimentale decisivi per la sua vita e la sua carriera. La stessa Mia Martini ricorderà questo particolare periodo della sua vita in un’intervista pubblicata su Noi Donne nel 1990.

“…era iniziato, su basi sanguinolente e catastrofiche il rapporto con Ivano Fossati. E avevo il mio bel da fare con questo campo minato. Avevo un contratto con un’altra casa discografica, e ho dovuto romperlo a causa sua. Perché era geloso, dei dirigenti, dei musicisti, di tutti. Ma soprattutto era geloso di me come cantante. Diceva che mi voleva come donna, ma non era vero perché infatti non ha voluto nemmeno un figlio da me, e la prova d’amore era abbandonare del tutto anche la sola idea di cantare e distruggere completamente Mia Martini. Io ero combattuta, non riuscivo a farlo. Il fatto che ci fossero tutti quei debiti da pagare era il mio alibi per non smettere”.

Nel 1981, dopo un anno di silenzio seguito ai due difficili interventi alle corde vocali, ritorna a cantare. Un importante rilancio avviene nel 1982 con la prima partecipazione al Festival di Sanremo, dove interpreta E non finisce mica il cielo, brano che non raggiunge il podio ma vince il Premio della Critica, istituito appositamente per lei. Dopo la sua morte, il Premio della Critica verrà intitolato in suo onore “Premio Mia Martini”. Sul finire del 1983 decide di ritirarsi dalle scene, a causa delle sempre più insistenti dicerie che legano la sua persona al ruolo di iettatrice. In un’intervista al settimanale Epoca del 1989 la Martini dichiara:

“Tutto è cominciato nel 1970. Allora cominciavo ad avere i miei primi successi. Fausto Paddeu, un impresario soprannominato “Ciccio Piper”, perché frequentava il famoso locale romano, mi propose una esclusiva a vita. Era un tipo assolutamente inaffidabile e rifiutai. E dopo qualche giorno, di ritorno da un concerto in Sicilia, il pulmino su cui viaggiavo con il mio gruppo fu coinvolto in un incidente. Due ragazzi persero la vita. “Ciccio Piper” ne approfittò subito per appiccicarmi l’etichetta di porta jella…La delusione più cocente me la diede Gianni Boncompagni. Una volta fui ospite a Discoring, lui era il regista. Appena entrai in studio sentii Boncompagni che diceva alla troupe: ragazzi attenti, da adesso può succedere di tutto, salteranno i microfoni, ci sarà un black out”.

Emarginata dal mondo dello spettacolo e provata dalla fine del rapporto con Fossati, Mia Martini si ritira nella campagna umbra dove, per sopperire alle notevoli difficoltà economiche, continua comunque ad esibirsi in feste di provincia. Il rilancio avviene nel 1989 grazie alla Fonit Cetra che decide di recuperare un vecchio brano del 1972, rimasto inedito, dal titolo Almeno tu nell’universo. La canzone viene ammessa al Festival di Sanremo, ottenendo il Premio della Critica e ponendo fine al periodo buio della cantante. Seguono i successi di La nevicata del ‘56, proposta al Festival di Sanremo nel 1990, e Gli uomini non cambiano, presentata sempre a Sanremo nel 1992. Data per favorita dalla stampa, la canzone ottiene il secondo posto e le consente nuovamente di rappresentare l’Italia all’Eurofestival. In questo periodo recupera il rapporto con la sorella Loredana, con la quale torna a Sanremo nel 1993 interpretando il brano Stiamo come stiamo. Nel 1994, dopo essere stata scartata alle selezioni del Festival, passa ad una nuova casa discografica, la RTI Music, con cui incide quello che sarà il suo ultimo album, La musica che mi gira intorno. In questi anni la cantante lotta con un fibroma all’utero che la porta ad assumere continuamente farmaci anticoagulanti. Il 14 maggio 1995, a seguito di alcuni giorni di irreperibilità, il suo manager richiese l’intervento delle forze dell’ordine che irruppero nel suo appartamento di Cardano al Campo in provincia di Varese, dove si era trasferita da circa un mese. Qui il corpo senza vita della cantante venne ritrovato riverso sul letto, in pigiama, con le cuffie del mangianastri portatile nelle orecchie e con il braccio proteso verso un vicino apparecchio telefonico. La Procura di Busto Arsizio aprì un’inchiesta e dispose l’autopsia, il cui referto indicò come causa della morte dell’artista un arresto cardiaco da overdose di stupefacenti.

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