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dicembre

ROMANZO CRIMINALE 2: LA BANDA E’ SOLO UN LONTANO RICORDO, IL DECLINO HA INIZIO. FORSE TROPPO VELOCEMENTE.

Romanzo Criminale 2

Non si può dire che Stefano Sollima, regista e deus ex machina della serie, non ci avesse avvertito. Come se si volesse difendere delle accuse che alcuni politicanti gli avevano mosso per “i pericoli” e le “influenze negative sui giovani” di Romanzo Criminale, il creatore della fiction aveva risposto che la seconda stagione avrebbe messo in luce la negatività dei personaggi di una banda sull’orlo della disgregazione.

Il quinto e il sesto episodio di Romanzo Criminale 2, trasmessi ieri sera da Sky Cinema 1, hanno introdotto quello che dovrebbe essere l’inizio della fine: si scopre chi ha ucciso il Libanese (con un colpo di scena che lascia senza fiato chi ha letto il libro di De Cataldo e visto il film di Michele Placido), si vedono i primi tradimenti, un Freddo che non può più fidarsi di nessuno e le aspirazioni di un Dandi che si appresta a diventare un “colletto bianco” alle prese con speculazioni e ambienti d’alta classe, superando lo status da “criminale di strada” che possedeva.

La banda non è più unita, ognuno “si fa li caxxi sua” (Dandi dixit) e perfino il povero Bufalo, arrestato e condannato a 28 anni di carcere in primo grado, è stato abbandonato dagli amici di un tempo che di tutto si occupano tranne che di pensare a tirarlo fuori di galera. Il fatto è che avviene tutto troppo in fretta e, mentre nel quarto episodio avevamo visto “i padroni de Roma” tutti uniti nella lotta alla camorra e pronti a sistemare il Sardo, nel giro di 100 minuti di pellicola si assiste al trionfo dell’individualismo: i criminali come entità a se stanti, addio al “progetto comune” che li aveva resi i padroni della città eterna.

Un passaggio che poteva esser reso meglio. Sceneggiatura a tratti forzata, troppi snodi fondamentali della storia sviluppati in poche scene, tutto estremamente accelerato quasi a voler fare capire allo spettatore che la parabola discendente è iniziata ed è ineluttabile. A supporto di tali considerazioni, l’evidente cambiamento nel look di un Dandi che abbandona il giubbotto di pelle per recitare esclusivamente in giacca e cravatta e la battuta in cui il Bufalo dice di essere in carcere da un anno e mezzo, quando sono passate solo due puntate dall’arresto: lo spettatore passa da un quinto episodio in cui si festeggiano i Mondiali di calcio del 1982 ad un sesto in cui si parla già dell’acquisto di terreni per Italia 90.

Una celerità che dovrebbe chiudere quasi certamente le speranze di una terza stagione: la storia alla quale è ispirata la serie non si può cambiare e, di questo passo, i restanti quattro episodi copriranno gli ultimi anni di attività dei protagonisti (il termine non è casuale e di banda non si può più parlare). Magari i tanti misteri della storia del nostro paese potevano essere trattati in maniera più approfondita, sicuramente il materiale per una scrittura più dettagliata non mancava. Che la fine abbia inizio, signore e signori, il sogno collettivo è sfumato e ognuno riga dritto per la propria strada, anche a costo di fare del male ad un membro di quella che era la banda più unita.



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6 Commenti dei lettori »

1. shwi ha scritto:

3 dicembre 2010 alle 19:54

Sono molto d’accordo con l’ineluttabile declino,ho notato anch’io un cambiamento nel look ad esempio e mi sembra di scorgere una costruzione della serie dapprima lenta e meticolosa,dall’inizio alla quarta puntata della stagione attuale,poi una rapida discesa che credo proseguirà nei rimanenti episodi.Non so se si tratti di una precisa scelta di sceneggiatura con una compressione forzata dei temi trattati e poco sviluppati oppure una necessità della rete di chiudere nel minor tempo possibile la migliore serie tv italiana degli ultimi anni..tu che ne pensi?



2. Salvatore C. ha scritto:

3 dicembre 2010 alle 20:19

Anche io ho notato una certa fretta, sopratutto dal quarto episodio, quando all’improvviso appare Scialoja senza baffi e il Dandy con il nuovo look.

Rimane comunque un’ottima serie! Per me che abito a Roma, è inoltre divertente cercare di capire i posti in cui è stato girato.Il carcere ad esempio, è in realtà una scuola media, vicinissima al mio ex posto di lavoro.



3. Gianluca Camilleri ha scritto:

3 dicembre 2010 alle 20:23

@ shwi
Il mio pensiero è quello del post.
Sono sicuro che le ultime puntate ci riserveranno delle sorprese e poi…anche Sollima è umano e non Re Mida,ergo non tutti gli episodi possono raggiungere un livello di eccellenza.
Daje!!!



4. sirgeorgebest83 ha scritto:

4 dicembre 2010 alle 17:00

rimane sempre di un altro livello



5. Gianluca Camilleri ha scritto:

4 dicembre 2010 alle 18:00

@sirgeorgebest
Indubbiamente.



6. zio Carlo ha scritto:

4 dicembre 2010 alle 19:42

Concordo solo in parte con l’autore dell’articolo. Sono convinto che la parabola discendente inizi dalla 6° puntata e non dalla 5°. In quest’ultima abbiamo visto tanti avvenimenti e tanti colpi di scena, che sicuramente avvengono troppo in fretta e che potevano essere rappresentati meglio in più puntate, ma non dimentichiamoci che ci stava scappando una guerra contro la camorra… che si scopre finalmente chi ha ammazzato il Libanese… e che la mafia ed i servizi segreti sono in combutta. Non so se è stato un errore o una cosa voluta andare così veloce nel racconto, ma posso affermare che sono in linea con il pensiero del regista. Abbiamo fatto diventare personaggi come il Freddo (alias Abbatino), il Libanese (alias Giuseppucci), il Dandi (alias De Pedis) delle STAR, quando in realtà non meritano menzione in nessun contesto, perchè, ricordiamoci, sono dei criminali senza scrupoli che hanno ucciso delle persone. Sono anch’io un fan di romanzo criminale, e concordo con altri che è uno dei prodotti migliori del cinema italiano, ma non sono per niente d’accordo con chi spinge Stefano Sollima a produrre una terza serie. Non per essere ripetitivo, ma andando a produrre un’altra serie si rischia di dare troppa importanza a gente che importanza non ne merita, anzi, meriterebbe tutto il contrario.



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