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luglio

Un’estate fa: uno ’spin-off musicale’ di Techetechetè messo poco a fuoco

Pupo e Diana Del Bufalo

Pupo e Diana Del Bufalo

Aria di (apparente) novità nel prime time estivo di Rai 2. E’ partito ieri sera, sulla rete diretta da Carlo Freccero, un nuovo programma dal titolo Un’estate fa, un vero e proprio ‘tour musicale’ guidato (e non è solo una metafora) da Pupo e Diana Del Bufalo, i quali all’interno di una decappottabile introducono alcuni degli spezzoni dedicati alle hit parade estive più famose della storia (in questa prima puntata spazio ai successi registrati dal 1960 al 1980). Sono proprio i filmati d’archivio, pescati all’interno di un vasto repertorio cinematografico, televisivo e musicale a rappresentare il fulcro della trasmissione.

Un’estate fa non è altro che l’ennesimo tuffo nostalgico nel passato, il tentativo di strizzare l’occhio a chi musicalmente quegli anni li ha vissuti e ha voglia di respirare ancora il profumo delle estati di una volta. E’ per questo motivo che pare essere una sorta di spin-off musicale di Techetechetè, una versione (ancora) più estiva, smart e rivisitata dell’access prime time di Rai 1. Estiva perchè ha come focus solo le colonne sonore delle estati degli ultimi 50 anni, smart perchè il ritmo è più serrato (ogni singolo spezzone non supera i 40 secondi di durata) e rivisitata perchè in Un’estate fa c’è spazio anche per i videomessaggi e i racconti di alcuni vip che quei tormentoni li hanno cantati (ad esempio la Berti parla della sua Via dei Ciclamini, Cecchetto di Gioca Juer) o amati (Frassica ricorda Lisa dagli occhi blu, Amadeus Vamos a la playa e così via).

Una sorta di costola di Techetechetè che, ‘guadagnatasi’ la prima serata, non poteva fare a meno di due conduttori, Pupo e Diana Del Bufalo. Conduttori è un eufemismo, chiaramente: i siparietti tra i due fanno da collante tra i diversi momenti della serata musicale. Pupo e la Del Bufalo raccontano aneddoti personali, si divertono e accennano alcune note degli stessi tormentoni. Ecco perchè è stata azzeccata l’idea di scegliere due cantanti, l’affiatamento tra i due è percepibile ma lo spazio a loro affidato è marginale.

La sensazione generale infatti è che il tempo per dare spazio a tutto sia poco, i filmati d’epoca sono brevissimi e il tentativo di armonizzarli con tutto il resto è a tratti caotico, frettoloso e messo poco a fuoco (ed è questo a differenziare il programma di Rai 2 dal ben più curato Techetechetè). Probabilmente sono  poche due puntate (fra sette giorni sarà dato spazio ai brani più noti dal 1990 al 2018) per ripercorrere in maniera il più possibile esaustiva un panorama musicale così ampio. Se si vuol perseguire un progetto di questo tipo, le modalità e i tempi del racconto sono fondamentali perchè la narrazione cronologica e contenutistica sia esauriente e coerente e non un po’ pasticciata come nel caso di Un’estate fa. In ogni caso il programma si sposa bene con l’offerta di un palinsesto estivo e per questo non sorprendono gli ascolti positivi.  Certo, è palese anche che ancora una volta si sia virato sull’usato sicuro, si sia deciso di non rischiare e di costruire una trasmissione rovistando tra i polverosi archivi del passato per riciclare ‘i migliori anni’ che furono, crogiolandosi in una memoria da cui forse, qualche volta, bisognerebbe affrancarsi. O almeno, provare a farlo.

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