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novembre

Dago in the Sky: la divulgazione cambia estetica, l’effetto è lisergico

Dago in the Sky

La rivoluzione estetica stavolta inizia in tv. E parte dall’uso della tecnica, che diventa lo strumento per proporre una divulgazione colorata e dal forte impatto visivo. La nuova stagione di Dago in the Sky, in onda su Sky Arte da domani alle 21, ha l’ambizione di unire l’approfondimento culturale – si parlerà ancora di fenomeni sociali e storici significativi – ad una veste grafica inedita rispetto alle abituali grammatiche (tele)visive. Solo così, secondo il curatore del programma Roberto D’Agostino, il piccolo schermo diventa infatti contemporaneo allo smartphone, in chiave rigorosamente pop.

La trasmissione di Sky Arte tornerà in onda con dieci nuove puntate, delle quali ne abbiamo visionate due in anteprima. Ebbene: rispetto al precedente ciclo, stavolta Dago in the Sky si è evoluto nell’immagine ed affinato nei contenuti, che prevedono anche il coinvolgimento di volti noti (da Renzo Arbore a Carlo Verdone, passando per Giampiero Mughini e Morgan) in qualità di esperti delle tematiche affrontate.

Il Rinascimento digitale, mantra delle passate stagioni, ora diventa hi tech. Lo schermo non è più sezionato in quadrati e rettangoli alla Mondrian, ma viene invece utilizzato nella sua interezza, con immagini che si moltiplicano e si accoppiano tra di loro, talvolta sovrapponendosi come fossero proiettate in una dimensione onirica, astratta. In questa fusione di figure non sempre comprensibile, ma dagli effetti lisergici, il tatuato narratore Dago appare e scompare come un guru, offrendo le proprie argomentazioni. E lo stesso fanno gli esperti, che in questa edizione assumono un ruolo significativo.

Dago in the Sky, le nuove puntate

Nella prima puntata, in onda martedì 7 novembre, si parlerà dell’Homo Robot. Oggi i computer ci battono a scacchi, guidano le macchine, fanno la pizza. E nella prossima società cibernetica le macchine saranno più intelligenti degli esseri umani, al punto da sostituirli in varie occupazioni. Il giornalista Maurizio Molinari sarà l’ospite di questo appuntamento.

La presa per l’occulto sarà il tema della puntata del 14 novembre, che partirà da un dato: sono un milione e mezzo gli italiani che consultano regolarmente cartomanti. E gli altri sessanta, che fanno? Leggono l’oroscopo. Da un pezzo viviamo un revival dell’irrazionale (New Age alla tibetana, buddismo alla matriciana, testimoni di Geova alla porta di casa) che non ha precedenti nell’epoca moderna: a spiegare questo fenomeno saranno il Prof. Gioacchino Chiarini e l’esperto di astrologia Antonio Capitani.

Il 21 novembre andrà in onda Finché c’è opera c’è speranza, un viaggio nell’opera lirica, magari shocking, che sopravvive. Il melodramma è diventata una componente fondamentale della cultura contemporanea, non è più roba da museo delle cere ma è una scelta di massima contemporaneità in un’epoca dominata dallo shock tecnologico. E la lirica – racconterà Dago – è molto più trasgressiva, contemporanea ma anche costosa di quanto sembri. Ospiti: Damiano Michieletto, Alberto Mattioli, Carlo Fuortes.

La quarta puntata, il 28 novembre, ha per titolo Rock Babilonia. Il rock, ormai sessantenne, è solo un ricordo da mettere in un museo aggiornato o in quelle palle di vetro che sono il trionfo del kitsch? Che cosa è successo al binomio rock-cultura giovanile? Alessandro Portelli, Giampiero Mughini, Morgan ne parleranno.

Il rock nel nostro secolo è come il melodramma per l”800, una forma di spettacolo totale che in più ha vissuto l’esperienza dell’avanguardia artistica…” spiegherà D’Agostino.

Vite stupefacenti sarà la quinta puntata, in onda il 5 dicembre. Pittori, poeti, attori hanno stimolato lo spirito creativo con l’uso di qualsiasi droga, dalla marijuana all’eroina, dalla cocaina all’Lsd. Del rapporto tra creatività e droga, parleranno Giuseppe Scaraffia e Giordano Bruno Guerri.

Il 12 dicembre, la sesta punta: Celebrità digitale. E’ nata una nuova forma di celebrità, quella che nel mondo dei social network va a colpi di like. Non è un caso che gran parte degli idoli giovanili di oggi – da Justin Bibier a One Direction – hanno iniziato mostrando le loro capacità musicali postando i video su YouTube, Facebook, Instagram.  Si parlerà anche del caso della influencer-stilista Chiara Ferragni. Ospiti: la youtuber Cleo Toms e lo scrittore e giornalista Riccardo Staglianò.

Il settimo appuntamento, 19 dicembre, ruota intorno alle Connessione pericolose. Il cellulare dorme con noi, si alza con noi, lavora con noi. Dalle chat ai social network, dalle app di incontri al sexting: nel giro di un decennio la tecnologia ha stravolto il nostro modo di vivere, costituendo una grande trasformazione antropologica che trascende il nostro controllo. Ospiti: la youtuber Sofia Viscardi, lo sceneggiatore Filippo Bologna e la scrittrice Elena Stancanelli.

Il 26 dicembre, Impara l’arte e mettila nei party. Soldi, quadri e divertimento: benvenuti a Miami Art Basel, capitale del grande circo dell’arte. Tra la festa Vanity Fair, la serata della banca UBS solo per billionaire (per avere l’invito almeno un milione di dollari sul conto), la fiera dell’arte si trasforma in un party di lunga durata inzeppato di star, da Lady Gaga a Kevin Spacey. Ospiti: il critico Luca Beatrice, Francesco Vezzoli, la curatrice Sarah Cosulich.

Il 2 gennaio sarà la volta di La notte mi fa impazzir. Scrive Vincent van Gogh in un’epoca priva di neon e lontanissima dai led: “La notte è la cosa migliore che possa accadere al giorno. La notte è più colorata”. Di notte si hanno piaceri e amori, rivelazioni e tribolazioni che il giorno ignora. Nell’estate del 1965 la voce struggente di Adamo strizzava l’anima cantando l’amore perduto e la solitudine: “La notte mi fa impazzir”. Ospiti: Renzo Arbore, lo scrittore Aldo Nove e il dj Claudio Coccoluto.

Il 9 gennaio, puntata doppia di Dago in the Sky con la partecipazione di Carlo Verdone: Farmacia, la nuova chiesa. Secondo voi è un caso se la pasticca dell’aspirina assomiglia a un’ostia? E’ una fatalità che la farmacia abbia scippato come insegna la croce, logo di Cristo? E’ solo una coincidenza se gli officianti hanno la stessa uniforme: ovvero il camice del medico e la tunica del prete? Sono le domande che si pose nel 2007 Damien Hirst – discusso prodigio dell’arte contemporanea – quando realizzò un celebre lavoro che porta il titolo di “New Religion”, opera che testimonia il trionfo della scienza sulla fede e della farmacia sulla chiesa. Lo sforzo immane di separare la vita dalla morte, scongiurandola, ha condotto tutti noi in una nuova chiesa, la farmacia, alla ricerca continua di un antidoto alla fine. Ospiti: Carlo Verdone, Mons. Filippo Di Giacomo e il giornalista e scrittore Pierluigi Panza.



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