29
giugno

La Casa di Carta in salsa Squid Game

La Casa di Carta: Corea

La Casa di Carta: Corea

Non si poteva buttar via un titolo così forte come La Casa di Carta senza combattere. E così, archiviata la serie madre dopo cinque stagioni e un totale di 48 episodi, e in attesa dello spin off su Berlino atteso per il prossimo anno, su Netflix è arrivato il remake che non ti aspetti. O meglio, che ti aspetti solo se consideri lo straordinario successo di Squid Game, la serie che ha avvicinato definitivamente il grande pubblico all’offerta coreana, conquistandolo: perchè sì, la nuova arrivata è proprio La Casa di Carta: Corea, della quale sono disponibili sulla piattaforma streaming i primi sei episodi della prima stagione.

Prodotta da BH Entertainment e Zium Content, diretta da Kim Hong-sun e scritta da Ryu Yong-jae, la serie ripropone trama e personaggi dell’originale spagnolo, calandoli però in un contesto molto diverso e, soprattutto, in un futuro ai limiti del distopico. Sfondo della rapina ideata dal noto Professore e dalla sua banda, nascosta sotto le immancabili tute rosse e le maschere bianche che qui sono ispirate alle tradizionali Hahoe, è il 2025, anno in cui la Corea del Nord e quella del Sud si starebbero riunendo dopo la scissione del 1945.

La creazione di una moneta comune crea l’occasione per il furto di quattro miliardi di won nella nuova Zecca di Stato e la contrapposizione tra rapinatori e forze dell’Ordine si mescola a quella tra le ideologie di Corea del Sud e del Nord, strizzando maggiormente l’occhio agli aspetti socio politici del racconto. Così, pur mantenendo inalterati i principali snodi narrativi e la struttura stessa della serie, i protagonisti orientali partono da una realtà diversa e, di conseguenza, avranno percorsi personali di altra natura.

Per fare un esempio, nella versione spagnola Tokyo – che anche stavolta è la voce narrante – era stata tradita e fatta arrestare dalla madre dopo una rapina fatta insieme all’uomo che amava, rapina in cui lui era morto e lei aveva ucciso un poliziotto; in Corea, invece, fa parte dell’esercito del Nord ma si trasferisce al Sud appena possibile per cambiare vita, finendo da immigrata in un brutto giro dal quale si libererà uccidendo il proprio sfruttatore. Medesima disperazione e poco da perdere per entrambe le versioni, ma un punto di vista completamente diverso per un personaggio il cui nome, qui, ha un valore di sfida (i giapponesi occuparono storicamente la Corea).

Rapinatori del nord e del sud si uniscono contro le istituzioni del nord e del sud, e così la rapina del secolo diventa occasione di appianare conflitti, creandone altri. In un gioco di continui rimandi culturali, con il capitalismo del sud imperante sullo sfondo e i problemi della gente comune sempre ben presenti, c’è anche l’occasione di conoscere meglio la realtà della Corea comunista del Nord, da sempre meno raccontata dell’altra.

Un lavoro complesso destinato a far storcere il naso a puristi ed appassionati, ma che sottolinea la capacità di Netflix di giocare bene le sue (migliori) carte. Da segnalare la presenza nel cast di Park Hae-soo, ovvero Cho Sang-woo di Squid Game e di Kim Yun-jin nel ruolo di Lisbona, o meglio Seon Woo-jin, colei che inizialmente deve negoziare con la banda: il soprannome di Seon è Sun e fu Sun in Lost.

In Italia ha debuttato al quarto posto della top 10 e ora staziona alla terza posizione.

La Casa di Carta Corea - Kim Yun-jin

La Casa di Carta Corea - Kim Yun-jin

La Casa di Carta – Corea: i personaggi confrontati con gli originali

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1 Commento dei lettori »

1. Marco3.0 ha scritto:

29 giugno 2022 alle 17:34

La Casa di Carta era un prodotto sopravvalutato, e lo dico da Spagnolo.
Belle le prime stagioni poi tutto molto annacquato, ha perso fascino molto presto.
Sarà anche una mossa intelligente di Netflix ma rivedere in salsa orientale una cosa che mi annoiava già in originale spagnolo anche no.



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