17
ottobre

BRACCIALETTI ROSSI 3: UN RACCONTO COMMOVENTE CON UNA REGIA SUPERBA

Carmine Buschini

Braccialetti Rossi è un programma televisivo molto strano, completamente diverso da tutti gli altri, forse perchè di televisivo, nel senso più canonico, ha poco. E’ una fiction che esce dallo schermo e ti raggiunge per farti male, ma proprio male fisico: ti colpisce allo stomaco, si blocca nella gola come un nodo e poi ti prende al petto. Non esiste nella tv italiana un altro titolo capace di emozionare come questo, e con l’avvio della terza stagione questa commozione costante si è rinnovata, è tornata, ed è ancora fortissima.

In realtà guardando la prima puntata, e combattendo con le lacrime fin dalla sigla, un po’ di ansia può anche venire, tanto che ti viene da domandarti: ma chi me lo fa fare? Eppure non riesci a smettere di seguirlo perchè non puoi lasciare Leo al suo destino, neanche fosse un persona vera e non solo il personaggio a cui Carmine Buschini ha dato un’anima davvero speciale.

Complice la colonna sonora sempre di alto livello e coinvolgente, la regia delicata ed appassionata di Giacomo Campiotti e gli innesti narrativi interessanti, Braccialetti Rossi 3 è partito bene dal punto di vista della messa in scena, con una prima puntata di riepilogo e presentazione delle nuove storie che ha avuto un bel ritmo e che è stata capace di rinnovarsi pur mantenendo intatto il vecchio sapore della serie. Speriamo solo non si finisca in un nuovo Beautiful, tra sorelle e (forse) padri comparsi dal nulla.

Meno bene è andata dal punto di vista auditel, e dev’essere stata una doccia fredda per la Rai, per la quale questo prodotto è un fiore all’occhiello: la prima puntata è stata vista da 4.135.000 spettatori con uno share del 16.5%, risultato davvero inatteso se si pensa che la prima puntata della seconda stagione fu seguita lo scorso anno da 6.683.000 spettatori pari al 24.34% di share.

Ma la Rai avrebbe dovuto metterlo in conto, perchè la scelta di far partire il prime time domenicale addirittura alle 20.35 sarebbe in teoria lodevole – visti gli orari spesso proibitivi della fascia più prestigiosa – ma nella pratica è stata un azzardo, che ha rimescolato tutti gli equilibri e forse destabilizzato il pubblico che ormai, grazie all’andazzo generale degli ultimi anni, ha altre abitudini e visualizza nella mente l’inizio della prima serata quasi un’ora dopo. E’ pur vero che il calo è stato tale che non si può attribuire soltanto all’orario differente.

Per capire se si è trattato di un botto di assestamento o se davvero Braccialetti Rossi ha perso per strada circa due milioni e mezzo di spettatori, bisognerà aspettare i risultati delle prossime puntate. Intanto, però, ci ha fatto battere forte il cuore.

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10 Commenti dei lettori »

1. Marcello Bisi ha scritto:

17 ottobre 2016 alle 19:25

Ma davvero questa serie è piaciuta all’autrice del post? È solo una fiction ruffiana e paracula! E l’autrice del post ci è cascata con tutte le scarpe…



2. Dalila ha scritto:

17 ottobre 2016 alle 23:02

Fiction ruffiana e paracula?Ma cosa hai visto?



3. Stefania Stefanelli ha scritto:

17 ottobre 2016 alle 23:16

@Marcello Bisi: sì, mi è piaciuta davvero. Tu l’hai vista o parli per partito preso? E, se l’hai vista, l’hai vista per caso o ne hai seguito tutte le stagioni precedenti “adottandone” i protagonisti? Sai, farebbe differenza. :) :)



4. Marcello bisi ha scritto:

18 ottobre 2016 alle 12:59

Ho visto un numero di puntate sufficienti per valutare un prodotto televisivo. Non capisco perché se uno muove una critica si pensi ad un “partito preso”. Confermo il mio giudizio…evidentemente alle commentatrci del mio post piacciono le storie stucchevoli e lacrimose a cui piace “vincere facile” con pubblico prono a sorbirsi tali serie per sentirsi migliori nel sapersi commuovere di giovani e ragazzi malati. Ma in fondo… de gustibus…Però poi non ci lamentiamo se le altre nazioni producono lost, Dexter, dr house, e noi con che cosa rispondiamo? Con bracialetti rossi



5. Marcello bisi ha scritto:

18 ottobre 2016 alle 13:06

D’altronde non è la mia capacità di giudizio ad essere in fallo ma quella dell’autrice del post ad essere compromessa dato che testualmente dichiara di aver seguito la serie “adottandone i personaggi”:come può una madre ripudiare un figlio adottivo?



6. Stefania Stefanelli ha scritto:

18 ottobre 2016 alle 14:21

@Marcello bisi: tu non capisci “perché se uno muove una critica si pensi ad un “partito preso””, ed io non capisco perchè se recensisco positivamente un programma che non piace a te divento automaticamente una “che vuole sentirsi migliore commuovendosi davanti ai ragazzi malati”. Non vuoi che si giudichi il tuo pensiero ma vieni qui a sparare sentenze su chi apprezza Braccialetti Rossi: l’apoteosi dell’incoerenza. Quanto alla questione dell’adottare i personaggi, ho adottato loro mica la fiction… e i figli non si ripudiano ma si rimproverano, se necessario. In ogni caso era un modo di dire, prendila con un po’ più di calma… ;)

Quanto al fatto che le altre nazioni producano serie di altro genere… ti ricordo 1) che Braccialetti Rossi è una serie spagnola che è stata adattata in vari paesi e 2) l’Italia ci ha provato ad imitare le grandi serie americane ma ha sempre miseramente fallito, mentre questi prodotti più sentimentali le riescono benissimo. Poi non è il genere che ti piace e va bene, ce ne faremo una ragione, ma è fatto tecnicamente benissimo.



7. Marcello bisi ha scritto:

18 ottobre 2016 alle 15:18

Io sono calmissimo…ho risposto solo ad un post che criticava il mio pensiero mettendo in dubbio che avessi seguito la serie fino allo sfinimento per eccesso di glucosio prodotto dalla serie in questione.
Stando al suo ragiomento, dunque, se un’emittente, pubblica o privata che sia non sa “copiare’ i migliori programmi esteri si deve ridurre ad adattare un pessimo programma estero solo perché è la cosa che le riesce meglio? L’affermazione poi che la serie sia “tecnicamente perfetta” lascia il tempo che trova:a parte che la fotografia ed il montaggio lasciano parecchio a desiderare ma anche volendo dare per buona un’affermazione del genere rimane il fatto che rimarrebbe una bella impostazione formale ma priva di contenuti sostanziali… una scatola vuota, per quanto bella, rimane pur sempre una scatola vuota. P.S: io, a diffrenza di altri parlo sempre per me e non mi arrogo il diritto di parlare altri.



8. Stefania Stefanelli ha scritto:

18 ottobre 2016 alle 15:51

@Marcello bisi: chi è partito in quarta attaccando l’altro ed il suo giudizio non sono stata certo io.



9. Lella ha scritto:

23 ottobre 2016 alle 19:44

Seppur con tante incongruenze, la prima serie mi è piaciuta. La seconda mi ha lasciata indifferente e la prima puntata della terza non mi ha convinta. Ma quale genitore, seppur scellerato, lascerebbe un figlio gravemente malato per mesi? Mi riferisco a Cris, che ha disturbi psicologici seri, Leo, il cui padre non si è mai visto, i genitori di Nina non se la filano e pensano che sia a studiare fuori sede. Da notare che nella prima serie c’è stata una puntata dedicata al compleanno di Leo, durante la quale Cris e Vale cercano il regalo che la mamma, morta da un anno, gli aveva già comprato; ora si scopre che la poveretta è mancata quando il protagonista era un bimbo. Penso che molte volte sarebbe meglio lasciare un bel ricordo di una serie, piuttosto che perseverare con storie sempre meno credibili. Speriamo che la situazione migliori.



10. Lella ha scritto:

7 novembre 2016 alle 07:17

Braccialetti rossi 3: NOIA! Azioni lente, assurdità e incongruenze si susseguono con un ritmo lento e soporifero. Ci vuole più coraggio a lasciare un bel ricordo, piuttosto che guastare una serie abbastanza gradevole, nonostante i drammi raccontati.



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