29
luglio

Chiusi per Flop: Il Gladiatore di Carlo Conti scappa dall’arena televisiva

Carlo Conti

Carlo Conti

Non solo tv commerciale, anche il servizio pubblico nella sua lunga storia ha inanellato una serie di trasmissioni poco riuscite e prontamente stoppate per scarso gradimento di spettatori e critica. Quest’oggi per la nostra rubrica Chiusi per Flop ci occupiamo de Il Gladiatore, quiz di prima serata proposto da Carlo Conti nell’autunno del 2001.

Non contento dell’impegno per il secondo anno consecutivo al pomeriggio festivo con Domenica In, Carlo Conti raddoppia la sua presenza in video nell’ottobre 2001 proponendo al martedì sera il quiz Il Gladiatore. La trasmissione, che riprende il titolo della fortunata pellicola con protagonista Russell Crowe, uscita al cinema l’anno precedente, è un game-show in cui i concorrenti prima lottano a suon di domande tra di loro e in un secondo momento rimettono il proprio destino nelle mani del pubblico, un po’ come avveniva nel passato nelle arene dell’Antica Roma. A garantire le atmosfere da “Colosseo”, oltre al Teatro 15 di Cinecittà allestito come un anfiteatro romano popolato da figuranti in costume, c’è Luca Ward, voce italiana di Crowe nel film campione di incassi, al quale spetta il compito di incitare il pubblico nel momento in cui il concorrente dovrà giocarsi la posta accumulata nel gioco. Il format, inizialmente pensato per la fascia preserale e prodotto in collaborazione con Ballandi Entertainment, è tutto italiano, e porta la firma dello stesso Conti, con Alessandro Bassi, Giuliano Caputi, Cristina Crocetti e Giorgio Gambino. Nel cast, nel ruolo di “ancelle”, Chiara Ricci, Laura Esposito, Eva Deidda e Kasha Krysinska.

Il gioco prevede 3 fasi principali. Nella prima parte del gioco tre concorrenti fanno il loro ingresso al centro dell’arena e si sfidano tra loro rispondendo ad una serie di domande. Ognuno di loro ha a disposizione 10 vite. Ad ogni risposta esatta viene tolta una vita al concorrente sfidato. Vince il concorrente che resta in vita più a lungo, mentre il secondo classificato resta in gioco come riserva. Più complessa la seconda fase. Il concorrente vincitore della fase precedente ha il compito di accumulare il montepremi, che può arrivare sino a 600.000.000 di lire, rispondendo a domande di cultura generale a risposta multipla; se sbaglia, il gioco passa al Gladiatore di riserva, il quale, se decide di non rispondere, se la gioca con i 200 spettatori presenti in studio. Nell’ultima manche l’unico concorrente rimasto si sfida, sempre a colpi di domande, con 20 rappresentati del pubblico. Se risponde esattamente viene proclamato vincitore, in caso contrario il montepremi, fino a un massimo di 300.000.000 di lire, viene diviso tra i 20 partecipanti del pubblico.

Durante la conferenza stampa di presentazione Carlo Conti si dichiara entusiasta della nuova esperienza:

”Mi piaceva l’idea di tornare a fare un quiz dopo In bocca al lupo. Questo poi è un quiz che in qualche modo mi sono cucito addosso insieme agli autori. Non ce lo hanno dato prefabbricato da qualche altro Paese. E poi ci saranno grande ironia e momenti di tensione, ma non quella sorta di sadismo che si vede in altri quiz”.

Agostino Saccà, allora direttore di Rai1, sottolinea invece l’aspetto economico dell’operazione:

”Questo è un esempio di quella ristrutturazione dei costi che è necessaria sia per la Rai che per i suoi concorrenti. Il Gladiatore costa il 30-40% in meno della media di un programma di intrattenimento di Rai1. La rete ha bisogno di programmi che uniscono la serialità alla resa negli ascolti per poter produrre i varietà-evento che sono molto più costosi”.

A confermare la voglia di contenere i costi della trasmissione è anche la scenografia. L’impianto scenografico de Il Gladiatore, realizzato da Gaetano Castelli, è infatti lo stesso usato qualche mese prima per lo show di Fiorello Stasera Pago Io. Per evitare ulteriori sprechi inoltre, la trasmissione non beneficia della diretta ma va in onda in differita.

Il Gladiatore debutta ufficialmente alle 20,50 di martedì 16 ottobre 2001. La prima puntata ottiene una media di 4.432.000 spettatori con uno share del 17,28%. Un ascolto decisamente modesto, soprattutto se paragonato a quello ottenuto da Canale5, che con Distretto di Polizia 2 si aggiudica la serata. Il primo episodio della serie Taodue è stato visto da 8.236.000 telespettatori (29.44% di share), mentre il secondo da 7.935.000 spettatori (33.19% di share). Non va meglio con la seconda puntata in onda il 23 ottobre: il quiz di Carlo Conti porta a casa 4.168.000 spettatori (15,99% di share) mentre la serie con protagonisti Isabella Ferrari, Ricky Memphis e Giorgio Tirabassi incolla al video nel primo episodio 8.437.000 telespettatori (30.24% di share) e nel secondo episodio 8.157.000 telespettatori (33.17% di share). Distretto di Polizia 2 riesce a doppiare Il Gladiatore sia in valori assoluti che in share. Mentre a Mediaset si festeggia, in Rai si corre subito ai ripari: dalla settimana successiva Il Gladiatore lascia la serata del martedì ed approda al mercoledì. Una scelta che si rivela del tutto sbagliata. Nonostante la mancata concorrenza di Distretto di Polizia 2 il quiz cala a 3.500.000 spettatori e il 13,80% di share, e viene battuto da tutte e tre le reti Mediaset. Su Italia 1 l’incontro di calcio Celtic – Juventus, con 4.976.000 telespettatori ed uno share del 19.84%, è il programma più visto nel prime time. Rete4 con lo show di Al Bano Una Voce nel Sole ottiene il 17.31% di share e 4.146.000 telespettatori, mentre su Canale5 il Diario del Grande Fratello condotto da Marco Liorni, porta a casa 3.801.000 telespettatori con una share del 16.14%. Per la Rai si tratta di un vero e proprio bagno di sangue. I numeri ottenuti sono molto lontani da quelli auspicati. Lo stesso Saccà, assistendo alla registrazione della prima puntata, aveva profetizzato un 21% di share. Si decide di chiudere il programma. Il Gladiatore ha perso il suo combattimento ed è costretto ad abbandonare l’arena televisiva con ben 5 settimane di anticipo rispetto al previsto. Dispiaciuto ma non troppo Carlo Conti che, sulle pagine de La Repubblica, dichiara:

“Ci credevo, quando mi hanno offerto il Gladiatore, ci credevo eccome. Subito dopo la prima puntata l’hanno acquistato in Spagna e in Inghilterra. Non lo so, qualche cosa non ha funzionato ma, d’ altra parte, chi non fa non sbaglia. Costava pochi soldi ma aveva una sua validità. Paolo Bonolis con il suo Italiani non ha successo ma un varietà si può aggiustare, cambiare in corsa, aumentarne gli ospiti, il quiz quello è. Pazienza, mi riposerò, resto tranquillo a Domenica In. Finora ho lavorato sette giorni su sette”.

Il Gladiatore – Cosa non ha funzionato?

A decretare lo scarso successo de Il Gladiatore fu senza ombra di dubbio la scarsa originalità del format. Nel tentativo di sfruttare l’onda lunga ottenuta da Chi vuol esser miliardario?, vero quiz rivelazione, in onda dalla primavera del 2000 su Canale5, l’intera televisione si riempì dalla stagione successiva di quiz a risposta a multipla. Da Quiz Show (Rai1) a Gr€€d (Rai2), passando per Salto nel Buio (Rete4), in molti cercarono di bissare il successo ottenuto dal quiz di Gerry Scotti. Nel caso de Il Gladiatore non bastavano di certo le ambientazioni dell’Antica Roma e qualche variante, per di più macchinosa, del regolamento, a reggere un’intera prima serata e creare particolare interesse presso il pubblico. Non aiutò infine il clima decisamente pesante che in Italia e nel mondo intero si respirava in quel periodo. Parliamo infatti delle settimane successive ai tragici attentati dell’11 settembre. Il pubblico, sconvolto da quanto accaduto, privilegiava l’informazione e l’approfondimento ai varietà e all’intrattenimento. Non a caso in quell’autunno, oltre a Il Gladiatore, chiusero i battenti anche il varietà di Canale5 Italiani con Paolo Bonolis e lo show di Italia1 Tacchi a Spillo con Claudio Lippi e Michelle Hunziker.

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1 Commento dei lettori »

1. alena ha scritto:

29 luglio 2019 alle 19:59

Poi questi conduttori trovano il programma buono (vedi tale e quale) e non lo mollano più e lo spremono per anni fino allo sfinimento.



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