21
ottobre

THE YOUNG POPE: SORRENTINO ESORDISCE IN TV PER RACCONTARE IL RAPPORTO TRA SOLITUDINE E POTERE

The Young Pope

Le apparenze ingannano. Quasi sempre. Almeno è quel che ci vuole raccontare Paolo Sorrentino nei 10 episodi di The Young Pope, introducendo lo spettatore quale discreto osservatore di uno dei luoghi in cui, per antonomasia, nulla è come sembra. Il regista napoletano apre così le porte del Vaticano e di un mondo popolato da persone che hanno scelto il grande mistero di Dio come bussola della loro esistenza. Tra loro, tra i vertici della Chiesa, irrompe Lenny Belardo, alias Pio XIII, il primo papa americano della storia e incarnazione totale di una doppiezza inaspettata. Perché, giovane e affascinante, il nuovo pontefice sembra essere il risultato della più semplice ed efficace strategia mediatica che il collegio cardinalizio abbia potuto mettere in atto. Ma in realtà, Lenny porta in sé la visione di una fede piena e assolutista, che vede nella solitudine l’unica via per trovare un Dio da regalare tanto agli uomini quanto a se stesso.

Sorrentino si affaccia per la prima volta all’universo seriale e televisivo confrontandosi dunque con una tematica complicata, soprattutto per la varietà di punti di vista che vi gravitano attorno. Ad ogni modo, The Young Pope, in onda questa sera su Sky Atlantic alle 21.15, si propone di tratteggiare un Vaticano lontano da ogni ideologia. Ad affermarlo è lo stesso regista, che ha dichiarato di aver voluto evitare tanto riferimenti alla cultura religiosa italiana quanto alla frequente diffidenza americana nei confronti della Chiesa. La scelta ricade piuttosto su una linea narrativa anacronistica, che si lascia trasportare da una corrente contraria alla tendenza dei nostri tempi.

Riflettendo su un film per la televisione che avesse come sfondo il sempre difficile tema della religione, mi venne un’idea apparentemente balorda. ‘Perché non pensiamo a un Pontefice che sia agli antipodi di Papa Francesco?’. Dopo un capo della Chiesa così legato al felice rapporto con la gente e con le folle, immaginai un alter ego totalmente diverso da lui. […] Un Papa che chiudesse e allontanasse gli empi dalla Chiesa bollandoli di indegnità. Un Papa che rimproverasse i fedeli richiamandoli a un sacrificio assoluto, a un fideismo di stampo oscurantista. […] Lenny è la premessa, il germe di un fondamentalismo cattolico che noi escludiamo a priori, proprio come 50 anni fa avremmo escluso il fondamentalismo islamico”.

Più che sul racconto della religione, però, Sorrentino precisa di aver voluto tornare ancora una volta sul rapporto tra solitudine e potere (“è una formidabile chiave interpretativa sull’uomo e sulle sue doppiezze”), binomio alla base di tutte le contraddizioni che animano il protagonista.

“Fin dall’inizio di ‘The Young Pope’ raccontiamo che il Papa […] è stato abbandonato dai suoi genitori. La sua vita privata fin dall’infanzia è segnata dalla solitudine, è abituato a cavarsela da solo. Belardo è ancora un bambino, eppure è costretto ad affrontare il mondo in chiave adulta. Quando diventa Papa, le sue vicende di natura privata e i suoi traumi infantili ricadono su un miliardo di fedeli.”.

Ci troviamo così davanti a un papa scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e spietato. La sua personalità si delinea attraverso il coesistere disantità e ipocrisia, necessario, secondo il regista, a mantenere vivo il rapporto con la fede e a non perdere il contatto con la realtà. Per rendere una simile ricchezza di sfaccettature, la storia si affida all’interpretazione di Jude Law (scelto per la bravura nel mostrare attraverso il corpo l’interiorità del personaggio), affiancato da un cast internazionale in cui figurano Diane Keaton, Scott Shepherd, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier, Toni Bertorelli e James Cromwell.

Un’opportunità per sperimentare, che Sorrentino non si è lasciato quindi sfuggire, affrontando il racconto televisivo come un ibrido tra “i tempi dilatati del romanzo e le possibilità visive che negli ultimi anni hanno raggiunto uno standard qualitativo e di investimento economico degni del grande cinema”, e richiedendo ai committenti la libertà di spaziare con la fantasia come unico imperativo.

Una produzione originale Sky, HBO e Canal+, prodotta da Wildside e coprodotta da Haut et Court TV e Mediapro, The Young Pope promette di proseguire sul piccolo schermo il percorso cinematografico del regista napoletano. Ancor prima, però, è il secondo appuntamento con cui, in una sola settimana, lo scenario televisivo italiano è chiamato a testare la sua capacità di ritagliarsi un posto nella grande serialità internazionale. Dopo la prova non deludente del servizio pubblico con I Medici, è ora il turno della pay tv. L’attuale messa in onda della serie (presentata come Fuori Concorso alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia) in 110 paesi costituisce, comunque, un buon indizio di partenza.



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