21
novembre

THE YOUNG POPE: SORRENTINO HA PECCATO

Jude Law

Paolo Sorrentino ha peccato. Con The Young Pope, il regista è come se avesse voluto elevare (senza riuscirci) il genere seriale ad un livello che non gli appartiene. Vero è che talvolta tra la settima arte e il racconto a puntate, il confine è sottile, ma questo non è mai inesistente, tutt’altro. Non è una questione di inferiorità ontologica, semplicemente le serie tv attingono linfa da un altro linguaggio, da un’altra struttura narrativa e non ha senso tentare di trasformarle. Anzi, più correttamente, non ha senso tentare di trasformarle alla maniera di Sorrentino.

The Young Pope ha deluso laddove risiede il fulcro di ogni leva catodica: la trama. Un’ottima regia, personaggi e atmosfere affascinanti, scene suggestive e dense di significato non riescono a coprire un vuoto nelle vicende. Un quadro in chiaroscuro al quale vanno aggiunti altri momenti in cui l’audacia provocatoria cede il passo a degli esercizi di vanità, delle dimostrazioni di forza che sembrano dire “vedete sin dove io posso spingermi” e di conseguenza vanno a minare alle basi la linearità e la credibilità del racconto. Perchè un pontefice cattivo ci stuzzica, uno che fuma in confessionale ci fa un po’ sorridere; stesso discorso per una suora che indossa magliette con scritto “I’m a virgin but this is an old t-shirt“. Ma la lista di esempi sarebbe ben più lunga.

Ed è un peccato perchè l’idea di partenza era eccellente e le forze messe in campo da Wildside eccezionali. Non sappiamo se ci sarà una seconda stagione, di sicuro in vista di un sequel consiglieremmo a Lorenzo Mieli e Mario Gianani di fare a meno del Sorrentino scrittore. Del resto, se al cospetto di un’ottima pellicola si loda il lavoro del regista, mentre per una grande serie tv l’encomio è rivolto allo showrunner, ci sarà una ragione.

The Young Pope: gli ascolti

Una serie “poco serie” non poteva fare breccia nel pubblico. E così la media di ascolti del kolossal The Young Pope è modesta, pari a 603.000 spettatori complessivi (fanno media però anche gli oltre 900.000 spettatori dell’esordio), ottenuti cumulando i passaggi del venerdì su Sky Atlantic/+1 e Sky Cinema/+1 in prima e seconda serata. Con i dati differiti (la serie è stata replicata più e più volte durante la settimana) si sale inevitabile a 1,4 milioni circa (a fronte degli oltre 2 milioni del primo episodio), ossia quanto una puntata clou dello show più visto di Sky, Masterchef. Non facciamo paragoni con altre produzioni della tv satellitare meno ambiziose o con gli ascolti registrati da programmi Rai sugli abbonati Sky perchè il confronto sarebbe impietoso.

Le avventure in Vaticano di Jude Law non sono andate meglio nel Regno Unito, dove la prima puntata, in onda sul britannico Sky Atlantic, è stata seguita nei 7 giorni da 419.000 spettatori (34.000 spettatori sul +1 ) mentre la seconda puntata si è dovuta accontentare di 183.000 spettatori  (51.000 sul +1).

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8 Commenti dei lettori »

1. Francesco ha scritto:

21 novembre 2016 alle 23:56

Che recensione banale . Si parla di “strutture narrative”, “inferiorita’ ontologica”, “leva catodica” …Mentre sarebbero bastati due occhi e un cuore per cogliere la grande bellezza (questa volta si ) della serie . Sembrano recensioni scritte in anticipo …Quella che avrei anche potuto scrivere anche io sulla base dei precedenti lavori di Sorrentino , ma poi invece e’ stata una serie bellissima , profonda , toccante . Il fatto che poi un prodotto cosi “elevato” abbia gli stessi ascolti di Masterchef mi sembra un trionfo …



2. giacomo ha scritto:

22 novembre 2016 alle 13:09

Concordo con Francesco. La recensione è basata su preconcetti ed il fatto poi che non si possa trovare nuove forme espressive nel genere seriale mi sembra pretestuoso.
Sorrentino in una intervista aveva anticipato che avrebbe voluto avvicinare il genere cinematografico a quello della letteratura, scrivendo un film più lungo e a mio giudizio è riuscito nell’intento.
Al di là degli ascolti, TYP è un’opera che dà forti emozioni e stimola la riflessione, oltre ad essere poeticamente bella



3. Mattia Buonocore ha scritto:

22 novembre 2016 alle 13:14

@francesco come una ragazza bellissima fuori, vuota dentro. Non ha avuto gli stessi ascolti di Masterchef: quello che fa una puntata di Masterchef in una sola sera, in un solo passaggio, The Young Pope l’ha fatto in una settimana di repliche continue e con una messa in onda su due canali in contemporanea.



4. Orazio ha scritto:

22 novembre 2016 alle 14:16

Mattia Bonocore datti all’ippica e torna a guardare Natale in India e Quo vado.



5. Mattia Buonocore ha scritto:

22 novembre 2016 alle 14:48

@orazio sono troppo alto per fare il fantino. Se gli abbonati Sky preferiscono guardare Quo Vado e non The Young Pope non è colpa mia.



6. annamaria ha scritto:

22 novembre 2016 alle 17:03

The Young Pope è un capolavoro, ma non è un prodotto POP e di conseguenza piace a pochi, così come succede con la musica indie.



7. tg ha scritto:

22 novembre 2016 alle 18:42

Posto il fatto che a me la serie è piaciuta parecchio e che non condivido questa recensione, ma rispetto l’opinione di chi l’ha scritta, io trovo che una tv a pagamento come sky non debba guardare agli ascolti come metro di giudizio, ma puntare sempre ad offrire un prodotto di qualità, e questo lo era.
Inoltre, se si guarda con attenzione la serie si nota come la trama sia estremamente profonda e sia anche molto bella. Ogni gesto del protagonista ha un significato che con il passare delle puntate si comprende sempre meglio.



8. marika ha scritto:

24 novembre 2016 alle 12:50

Credo che la recensione sia mirata “solo” a criticare il regista in quanto chiamasi Paolo Sorrentino e questo perché è uno dei pochi registi in Italia a distinguersi dalla massa.
La serie è stato un capolavoro non c’è altro da dire.. e non a caso la conclusione della serie oggi sembra un confronto a distanza tra Bergoglio e il suo collega Lenny Belardo dopo le ultime dichiarazione di Papa Francesco sul tema dell’interruzione di gravidanza.



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