30
giugno

Su Premium Crime il crossover tra Chicago PD, Chicago Fire e Chicago Justice

Philip Winchester

Philip Winchester

Gli amanti delle serie a “marchio” Chicago si stanno già strofinando le mani, in vista dell’atteso crossover che questa sera su Premium Crime, a partire dalle 21.15, vedrà incrociarsi le strade di Chicago Fire, Chicago PD e del meno fortunato Chicago Justice. Nati dalla mente del geniale e prolifico Dick Wolf, gli episodi delle tre serie in onda questa sera daranno vita ad un’unica adrenalinica vicenda. Il crossover sarà nello specifico composto dalla puntata numero 15 della quinta stagione di Chicago Fire, dalla puntata numero 16 della quarta stagione di Chicago PD e dalla prima puntata di Chicago Justice. Per quest’ultima serie, cancellata da NBC dopo una sola stagione nonostante il discreto riscontro di pubblico, si tratta di un’anteprima, dato che il legal drama partirà su Crime il prossimo 27 settembre.

Al termine del crossover la serata proseguirà con uno speciale dedicato alle storie legal, con ospiti Sandrone Dazieri, direttore del Giallo Mondadori, scrittore noir e sceneggiatore per Taodue, e Federico Baccomo, ex avvocato e autore di romanzi come Studio illegale e La gente che sta bene, da cui sono stati tratti film di successo. I due spiegheranno come vengono costruiti i legal negli Usa e in Italia e di quanto le differenze dipendano dalle diverse strutture dei rispettivi sistemi giudiziari. I due autori evidenzieranno anche i tratti comuni: il ruolo centrale dei poliziotti e quello degli eroi della legge che si oppongono agli interessi di pochi potenti per il bene della collettività. E, attraverso vari esempi presi dalla storia del cinema e della serialità televisiva, illustreranno i meccanismi narrativi con cui il legal regala suspense e rassicurazione.

Chicago Fire (5×15)

I vigili del fuoco, i medici e i paramedici del Chicago Med sono messi a durissima prova. Un vecchio magazzino in cui si sta tenendo una festa clandestina di teenager ha preso fuoco: moltissimi ragazzi sono rimasti intrappolati. Alla fine sarà un’ecatombe: 49 ragazzi morti e numerosi pompieri rimasti feriti nel tentativo di aprirsi una via tra le fiamme e i crolli. I primi rilievi dimostrano che non è stato un incidente: qualcuno ha usato un innesco rudimentale e appiccato intenzionalmente l’incendio. La cittadinanza reagisce con sdegno e rabbia, il sindaco promette delle risposte immediate: ora tocca alla polizia e in particolare alla squadra del sergente Voight.

Chicago PD (4×16)

Questa volta per Voight non è semplice: tra le vittime del rogo c’è anche la figlia di Olinsky, membro storico e tra i più affidabili del suo gruppo. Inoltre, i primi tentativi di arrestare degli indiziati si rivelano false piste e finiscono male, visto che portano gli agenti a rovistare tra gli affari della malavita cittadina. Alla fine arriva l’illuminazione: bisogna cercare tra gli insospettabili. L’incendio non ha motivazioni politiche e non è stato un regolamento di conti tra malavitosi, bensì l’iniziativa di un pazzo isolato. Alla fine, grazie anche alla testimonianza di una ragazza rimasta sfigurata nell’incendio, si arriva al presunto colpevole. Voight tenta l’impossibile per estorcergli una confessione, ma il ragazzo non cede. Bisognerà che le prove le trovi la polizia giudiziaria al servizio dell’Ufficio del Procuratore.

Chicago Justice (backdoor pilot)

Il presunto responsabile della strage proviene da una famiglia ricca e può permettersi un ottimo legale, il quale ha vita facile a smontare uno ad uno i testimoni dell’Accusa. Il processo sembra mettersi male: il giovane procuratore è sotto pressione. L’opinione pubblica freme, la polizia vuole vendicare la figlia di Olinsky. Una serie di indizi portano a pensare che l’imputato sia colpevole, ma manca la “prova regina”. Inoltre, nessuno è in grado di rispondere alla domanda fondamentale: perché l’avrebbe fatto? Qual è stato il suo movente? Alla fine, il giovane procuratore troverà la ragione nel passato del ragazzo: un abuso sessuale subito in giovane età da parte di uno zio, un’adolescenza solitaria e carica di rancore, una frenetica attività sui social sotto falso nome, per spiare i profili di alcune delle ragazze morte nell’incendio. Ecco il movente: uno stato psichico paranoide e un odio assoluto per l’altrui felicità, per quelle vite troppo serene esibite dagli altri teen sui social. Vite che non erano la sua, né avrebbero potuto diventarlo. L’abilità del procuratore starà proprio nel far emergere in aula il vissuto e l’instabilità dell’imputato, fino a portarlo al cedimento finale e alla condanna.



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