9
febbraio

Sanremo 2020, le pagelle finali

Amadeus - finale Sanremo 2020

Amadeus - finale Sanremo 2020

Promossi

10 ad Amadeus. Ha detto bene Mara Venier tempo fa a Domenica In: “Non facciamo con Amadeus lo stesso errore che abbiamo fatto con Frizzi”. Il pericolo è stato scongiurato. Questo Festival consacra Amadeus nell’Olimpo dei grandi. Merito di un Festival ampio, nazionalpopolare, straordinariamente ordinario (qui la recensione), in grado di raccontare grandi piccole cose, messo in piedi e portato avanti da una persona per bene. straOrdinario.

10 ad Achille Lauro. La prevedibilità è la morte della TV. Tu, caro Achille, hai capito come si fa spettacolo, come si sorprende. Sei stato il guizzo di questo Sanremo 2020. E sei stato l’unico. Imprevedibile.

9 a Diodato. Alla vigilia in pochi avrebbero scommesso di lui: troppo di nicchia, il commento ricorrente. Sì Antonio Diodato ha un’altra pasta, un cantautore d’altri tempi che da anni porta avanti un percorso che non vuole fare rumore ma racconto in musica Per questo la vittoria del tarantino, oltre che inaspettata, è un bel segnale. Pronto a spiccare il volo.

9 a Paolo Palumbo, il giovane malato di Sla ospite della seconda serata. Senza se e senza ma, uno dei momenti più belli di tutto il Festival. Lanciare messaggi sociali spesso sfocia nel patetico. Quella di Paolo, invece, è stata una testimonianza che ha smosso cuore e testa. Picco.

8 a Rula Jebreal. In barba alle critiche, l’intervento della Jebreal è stato intenso e commovente. Certo, Rula è avvezza al mezzo e sembra che la vanità prevalga sul contenuto che, a volte, appare un pretesto per esserci. Non è stato così, però, sul palco dell’Ariston. Profonda.

8 a Elodie. Quando la bellezza non è l’unico valore di cui sei portatrice ma diventa un “esaltatore” delle tue qualità! Brava e bella!

8 a Francesco Gabbani. Dopo il grande trionfo del 2017, la sua immagine sembrava appannata come se quella vittoria, legata ad una “canzoncina” orecchiabile, fosse destinata a rimanere un unicum. E, invece, ha dimostrato rinnovato vigore proponendo un pezzo diverso da quel che si aspettava. Conferma.

7 a Fiorello. Quando esce dalle confortevoli nicchie che gli piacciono tanto, Fiorello mette in scena grandi numeri ma soprattutto tutti i suoi limiti. Sul palco di Sanremo, però, i grandi numeri sono mancati. Il problema è che a Fiorello manca la cultura e, per questo, le sue performance sono spesso vicine a quelle degli animatori turistici. E gli animatori turistici, si sa, alla lunga diventano insopportabili. Fortunatamente sul palco si è saputo dosare ed il risultato è stato gradevole. Per Amadeus, infatti, è stata una preziosissima spalla, in grado di alleggerire le dinamiche festivaliere e fare la differenza. Il peggio è arrivato dietro le quinte: ossessionato dagli ascolti, permaloso come pochi, tormentato dal piacere a tutti e a tutti i costi, non accetta critiche. Mai. Giullare del Re.

7 ai Pinguini Tattici Nucleari. Allegri e contemporanei, speriamo solo non facciano la fine de Lo Stato Sociale. Premio simpatia.

6 ad Elettra Lamborghini. Chi l’avrebbe detto che la bombastica ereditiera sarebbe arrivata a Sanremo come cantante. E, invece, a dispetto di evidenti limiti vocali, ha saputo avviare una carriera credibile nel suo genere, facendo scelte lungimiranti e affidandosi a ottimi professionisti. Alle prese con la prova Ariston è riuscita ad evitare il peggio, si è arrabattata, suscitando quasi tenerezza per l’impaccio e la consapevolezza di non poter fare di più. Il pericolo figuraccia alla Lollipop è stato scampato. Fai rumore.

6 a Antonella Clerici. E’ una professionista apprezzata e apprezzabile, ingiustamente fuori dai palinsesti della prima rete Rai. Vero è però che ogni tuo intervento non può essere un perenne deja-vu. Serve anche rinnovarsi. Non foss’altro che negli abiti. Già vista.

Bocciati

5 a Tiziano Ferro. E’ forse la più grande delusione del Festival. Mediocri le performance nelle cover interpretate, Tiziano Ferro aveva l’atteggiamento di chi sembrava trovarsi per la prima volta davanti ad una grande platea, come un bambino davanti ad un barattolo di nutella. Corpo estraneo.

5 a Diletta Leotta. Se sei bella ma la tua bellezza non è naturale, cosa porti a fare un monologo sulla bellezza come unica ragione della tua presenza? Per farti mandare affanculo dal pubblico? Sarebbe servita dell’ironia e della simpatia che non ti sono proprie. E’ stato un peccato perchè sul palco ci sai stare ma il pubblico non perdona. Fuori fuoco.

5 alle celebrazioni per i 70 anni del Festival. A dispetto di quanto vantato a parole, nei fatti la storia del Festival non ha rivissuto su quel palco più di quanto non sia accaduto in altre edizioni. Occasione persa.

5 a Junior Cally. E’ indubbio: il rapper è stato penalizzato dalle polemiche della vigilia per i testi del suo passato. E così, pur avendo presentato un brano presuntuoso, il penultimo posto è ingeneroso. Tutto si paga.

4 agli ospiti. Se i proclama iniziali di Amadeus avevano illuso, alla fine si è scelto di puntare anche quest’anno su triti e ritriti ospiti italiani, incredibilmente trattati con i guanti e spesso avulsi dal contesto. Nei casi di Gianna Nanni, Biagio Antonacci, Gigi D’Alessio parliamo anche di artisti bisognosi della vetrina sanremese in seguito a risultati discografici ben lontani dalle vette di un tempo. Caserecci.

4 ai monologhi. Il monologo non è cosa per tutti. Ma a Sanremo ognuno doveva dire la propria, doveva portare un messaggio, anche chi da dire proprio non aveva nulla o non aveva le capacità oratorie per portarlo avanti. E così abbiamo avuto momenti mal incastonati in scaletta, lunghi e soprattutto il più delle volte trionfi di banalità. Parole, parole, parole.

3 a Francesca Sofia Novello. Con lei è chiaro perchè Amadeus parlasse di bellezza e soprattutto perchè apprezzasse il suo stare un passo indietro (al fidanzato famoso). Oltre alla bellezza, infatti, è difficile rintracciare altre ragioni che giustifichino la sua presenza all’Ariston, eccezion fatta per essere “fidanzata di”. Espressiva ed efficace come l’ultima delle influencer. Vuoto cosmico.

2 a PrimaFestival. E’ una delle ‘tasse’ da pagare per guardare Festival di Sanremo. E potrebbe essere anche gradevole. Ma perchè bisogna regalare il video a chi non ne ha assolutamente titolo?! Se la Stockholma è gradevole in altri contesti, è meglio che la tv se la dimentichi. Piccolo e fragile.

2 a Riki. Dai numeri record di vendite, ottenuti sulla scia dell’effetto talent, all’ultimo meritato posto sanremese, la parabola è discendente. L’errore sta a monte nella sua partecipazione: non potendo contare su capacità canore eccellenti e su una canzone bomba avrebbe fatto meglio a tenersi alla larga dalla kermesse, che esalta i difetti ed è per sua natura  sul piede di guerra con gli ex talent.  Del resto, a sentire le sue dichiarazioni, è anche lampante qualche problema con l’umiltà. Vola basso.

1 alla durata fiume delle serate. E’ vero ormai siamo abituati a programmi che sfiorano e Sanremo è Sanremo, tuttavia la durata extralarge è stata spesso pretestuosa, come se si avesse avuto paura di dare spazio alla gara. I primi a temere un flop erano proprio loro che lo organizzavano? Crederci sempre.

N.C. a L’Altro Festival. E come si può valutare qualcosa che avranno guardato soltanto i parenti del conduttore Nicola Savino per la grandissima strategia di marketing della Rai che pensa di relegare un appuntamento interessante alle 2-3 di notte in diretta su Raiplay, cosa peraltro già sperimentata anni fa senza lasciare il segno. Chi l’ha visto.



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