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Colpa dei Sensi… o dei bollori?
Nella serie di Canale 5, tra Garko e Safroncik è tutto un 'ammiccare', ma il giallo resta sullo sfondo
di Roberto Mallò
10/02/2026 - 21:56
© Mediaset Infinity
2 /5
In un racconto dove tutto è Colpa dei Sensi, non potevano certo mancare i ‘bollori’ dei due protagonisti. È proprio questo l’elemento che, sin dai primi minuti, definisce la cifra narrativa della nuova serie di Canale 5 con Gabriel Garko e Anna Safroncik. La componente investigativa che dovrebbe caratterizzare la trama passa, infatti, rapidamente in secondo piano rispetto alle menate che animano il Colonnello Davide D’Amico e Laura, due ex fidanzati che non hanno mai davvero reciso il filo che li univa.
Tornato in città per dare un ultimo saluto al padre Vittorio, interpretato da Ricky Tognazzi (anche dietro la macchina da presa con Simona Izzo), Davide si pone fin da subito un obiettivo preciso: scoprire chi abbia davvero ucciso la madre Adele, celebre cantante lirica che in passato aveva impartito lezioni di canto a Laura, oggi maestra elementare. Una missione che prende forma quando, poco prima di morire, Vittorio ribadisce la propria innocenza, pur avendo scontato il carcere per quel delitto.
Il giallo passa in secondo piano rispetto ai bollori dei due protagonisti
Le premesse del giallo vengono però tradite appena Laura e Davide si rincontrano. Da lì in avanti, il centro gravitazionale della narrazione sembra diventare uno soltanto: l’attrazione irrisolta tra i due. Incurante del fatto che Laura abbia sposato Enrico Tebaldi (Tommaso Basili), amico d’infanzia di Davide, il Colonnello non perde occasione per cercare di insinuarsi nei pensieri (e non quelli!) della donna. I rifiuti di Laura, dettati più dal senso del dovere che da una reale mancanza di sentimento, non bastano a scoraggiarlo e il suo corteggiamento assume talvolta contorni eccessivamente pressanti. L’onnipresente Davide appare di continuo perchè un dubbio lo attanaglia: “Ma tu Enrico lo ami?”.
Tra flashback del loro passato – incluso un episodio di intimità dal sapore campestre (fanno sesso sul tino per pigiare l’uva) – Davide e Laura restano prigionieri di un ricordo che non smette di riaffiorare. L’indagine sulla morte di Adele finisce allora per trasformarsi in un semplice pretesto narrativo, funzionale soprattutto a favorire nuovi incontri e rievocazioni del passato ‘bollente’. Davide, consapevole del proprio fascino e dell’ascendente che esercita ancora su Laura, non esita a esibirlo e ad ‘esibirsi’ quasi a ricordarle ciò che potrebbe riavere. Un tripudio di pettorali che alimenta una tensione sessuale che la sceneggiatura insiste a mantenere costantemente accesa. Da qui anche battute come “Io sono solo, sei tu che devi scegliere”, che suonano paradossali, considerando l’onnipresenza del protagonista nella vita della donna sin dal suo ritorno ad Ancona.
L’apice del cringe si raggiunge, però, durante il primo riavvicinamento concreto tra i due. Davide accende una sigaretta e, tra una boccata di fumo soffiata con studiata noncuranza verso il volto di Laura e l’altra, finisce per invadere lo spazio dell”amata’, abbattendone le difese fino a strapparle un bacio che dura lo spazio di un istante, prima di essere bruscamente interrotto da una sonora sberla. Una scena costruita su dinamiche che vorrebbero suggerire passione trattenuta, ma che finiscono per scivolare nel cliché: Laura pensa a Davide mentre fa sesso con Enrico, finge di avere l’influenza per non incontrare l’ex fidanzato, ma finisce per sognarlo tra una ‘vampata’ e l’altra.
Davide è concentrato solo su se stesso
Inseriti in una trama che, almeno per ora, fatica a delineare un solido filo logico, questi elementi mettono in luce soprattutto il narcisismo del protagonista. Pur essendo stato lui ad allontanarsi in passato senza spiegazioni, Davide continua a comportarsi come se Laura gli appartenesse ancora: è completamente concentrato su se stesso e sulla sua ‘ossessione d’amore’. Poco o nulla sembra importargli delle possibili conseguenze su Enrico, personaggio che, tuttavia, lascia intuire ombre e tensioni irrisolte, ma che al momento resta ai margini del conflitto principale.
È vero: restano ancora due puntate per riequilibrare il racconto e restituire centralità al mistero. Tuttavia appare difficile immaginare un ridimensionamento delle scene a forte carica sensuale, che sembrano costituire il vero motore della serie. Con buona pace della cagnolina Furia, unico ‘personaggio’ che finora si è concesso una reazione istintiva e sincera: abbaiare contro l’ingombrante Davide al primo incontro. Un momento, già diventato un cult, involontariamente emblematico della serie.