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Olimpiadi, Rai Sport in rivolta contro Petrecca: “Siamo in imbarazzo per la figura peggiore di sempre”

I giornalisti della testata sportiva della tv pubblica annunciano di ritirare le loro firme da ogni servizio, collegamento e telecronaca dei Giochi e 3 giorni di sciopero

Fabio Fabbretti

di Fabio Fabbretti

09/02/2026 - 14:50

Olimpiadi, Rai Sport in rivolta contro Petrecca: “Siamo in imbarazzo per la figura peggiore di sempre”

La disastrosa telecronaca di Paolo Petrecca durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 ha inasprito ancora di più il clima, già teso, a Rai Sport. Con i Giochi, però, la misura parrebbe essere colma, al punto che i giornalisti della testata sportiva Rai hanno deciso di ritirare le loro firme dai servizi durante tutto il periodo delle Olimpiadi.

Care colleghe, cari colleghi, da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra. È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di Rai Sport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Rai Sport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di Rai Sport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento

scrivono in una nota il Cdr e il fiduciario di Rai Sport, annunciando anche un pacchetto di sciopero dopo la fine delle Olimpiadi:

Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Da oggi alle 17 abbiamo chiesto la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg Olimpici e nelle trasmissioni Mattina Olimpica e Notti Olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo il mandato di 3 giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore.

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