Usigrai



15
dicembre

POLITICS, LO SFOGO DI SEMPRINI IRRITA I VERTICI RAI. E IL SINDACATO ATTACCA: “SPIE IN REDAZIONE? FACCIA I NOMI”

Gianluca Semprini.

Lo sfogo di Gianluca Semprini non è passato sotto silenzio. E non poteva essere diversamente. Nell’ultima puntata di Politics, infatti, il conduttore si è congedato dal pubblico con un discorsetto in cui si è tolto qualche sassolino dalla scarpa e si è rivolto alla direzione di Rai3 senza peli sulla lingua. L’intemerata del giornalista è stata udita forte e chiara anche ai piani alti di Viale Mazzini, dove pare abbia suscitato reazioni a dir poco irritate.




3
marzo

PIANO NEWS, LA ‘CONTRORIFORMA’ DELL’USIGRAI: UNA SOLA NEWSROOM, INFORMAZIONE DELLE RETI RICONDOTTA ALLE TESTATE

Rai

Mentre il DG Rai Gubitosi riceve il via libera al proprio piano di riassetto dell’informazione, i giornalisti di Saxa Rubra preparano la controriforma. In un’assemblea promossa dal sindacato Usigrai svoltasi ieri a Roma, è stata presentata una proposta di riorganizzazione delle news alternativa a quella recentemente approvata dal CdA di Viale Mazzini. Alla conferenza plenaria dei giornalisti hanno partecipato, tra gli altri, il Presidente della Fnsi Santo Della Volpe, il segretario generale Raffaele Lorusso e il segretario nazionale Usigrai Vittorio Di Trapani.

Riforma news di Gubitosi: la controproposta di Usigrai

In particolare, i giornalisti riuniti in assemblea hanno proposto una riforma che preveda la creazione di una sola newsroom, sul modello Bbc, guidata da un solo direttore delle news. Inoltre hanno chiesto che l’informazione effettuata dalla reti sia ricondotta alle testate e che, quindi, anche i programmi di infotainment ed i talk show rientrino nella nuova struttura giornalistica. Tale riassetto – dicono – consentirebbe un’ulteriore riduzione degli sprechi e l’impiego di risorse interne all’azienda.

La proposta prevede anche la nomina di un responsabile editoriale che preservi l’identità dei marchi storici e il rafforzamento della presenza della Rai sul territorio con la copertura delle province. In linea teorica, tuttavia, quest’ultimo punto potrebbe rivelarsi il più difficile da attuare: secondo indiscrezioni, infatti, la riforma del servizio pubblico annunciata dal Governo prevederebbe un ridimensionamento delle sedi regionali. Durante l’assemblea sono stati auspicati una legge sul conflitto di interessi e un limite alla raccolta pubblicitaria.


14
marzo

LA GUERRA DEI FIOCCHI: USIGRAI NE CHIEDE UNO PER ROSSELLA URRU E PER LE MORTI BIANCHE

Fiocco Giallo per I Marò

Il sindacato Usigrai non ci sta: anche sui gesti simbolici occorre più riflessione e meno ‘discriminazioni’. Se raccoglie consenso unanime l’idea di condurre i Tg delle reti di Stato con un fiocco giallo, in segno di solidarietà ai Marò, vittime di un caso di diplomazia internazionale quantomeno singolare, ci si chiede perché si facciano dei distinguo. La richiesta più che altro si concentra sull’interrogativo: perché nessun simbolo per Rossella Urru?

Non tanto una polemica antimilitarista ma piuttosto un invito ad essere sempre dalla parte di tutti gli italiani tragicamente in ostaggio all’estero e più in generale una vicinanza ideale a tutte le lotte e le vittime che coinvolgono l’Italia come Paese e gli italiani come persone. Nel dettaglio ecco la richiesta di chiarimenti da parte del sindacato:

‘Sul fiocco giallo per i marò che indossano i conduttori di alcuni tg, iniziativa a quanto pare della Direzione generale della Rai, avremmo gradito essere interpellati. Poiché siamo tutti dalla parte dei militari italiani, che svolgevano il loro dovere in acque internazionali avremmo suggerito semplicemente di trovare un segno che mettesse insieme il caso che li riguarda con quelli di Rossella Urru e degli altri italiani sequestrati all’estero. Sarebbe stato un modo da Servizio pubblico per tenere insieme tutte le sensibilità‘.

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19
novembre

MINZOLINI SPENDE TROPPO E FA PUBBLICITA’ OCCULTA? MASI APRE UN’INDAGINE INTERNA.

Augusto Minzolini

I detrattori insistono, dicono che Augusto Minzolini sia un giornalista “caro” al Cavaliere. Vecchia storia, dessero un occhio alla sua carta di credito aziendale e cambierebbero idea: il direttorissimo è molto più caro a mamma Rai. Fanno discutere le “spese folli” del direttore del Tg1, che nell’ultimo anno avrebbe un tantino esagerato con i costi di rappresentanza. Pare infatti che il Minzo abbia prelevato 66mila euro – circa 5.500 euro al mese - dal fondo messogli a disposizione dall’azienda;  una cifretta che va ben oltre al tetto di spesa fissato da Viale Mazzini (tra i sei e i settemila euro l’anno). Mercoledì la questione è stata portata sul tavolo del Cda Rai e il Direttore Generale Mauro Masi, messo alle strette, ha deciso di avviare un’indagine interna sui rimborsi spese e trasferte presentati dal direttore del Tg1.

L’inchiesta servirà anche a verificare se il notiziario abbia effettuato pubblicità occulta a favore di un’importante compagnia di crociere. Sotto osservazione il fatto che il Tg1 abbia organizzato un concorso per famiglie (“Reporter d’alto mare”) in occasione del varo della nave Allure of the Seas e ospitato sei volte in otto mesi un dirigente della compagnia. Non è tutto, pare che Minzolini abbia pure usufruito di uno sconto per un soggiorno nel lussuoso albergo ‘Terme di Saturnia’, di cui il notiziario aveva intervistato il responsabile marketing. Ovviamente il direttorissimo si dice pronto a respingere le accuse di pubblicità occulta e a ribadire, come già aveva fatto per la carta di credito vivace, che ”tutte le spese sono motivabili. C’è un controllore per queste spese e mi ha detto che è tutto a posto”.

Intanto Masi ha deciso di non fare sconti al Minzo e di chiarire la vicenda, sollecitato dai consiglieri d’opposizione del Cda. In questi giorni al DG conviene stare in campana,  soprattutto dopo l’ampia sfiducia incassata nel referendum organizzato dall’Usigrai. Il dirigente della tv pubblica ha però pubblicamente sminuito l’esito di quella votazione, attribuendole un significato politico e interpretandolo  come un tentativo di intimorirlo. “Non puo’ che far rafforzare il mio impegno per una RAI autenticamente pluralista e con i conti in ordine e cio’ anche per tutelare il lavoro e i posti di lavoro dei giornalisti dell’Azienda” ha commentato.


1
agosto

MASI CONVOCA I DIRETTORI DEI TG: SITUAZIONE POLITICA DELICATA. LA RAI VALUTA UNA RIAPERTURA ANTICIPATA DEI TALK SHOW

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini

Se succede il patatrac, l’informazione Rai non deve farsi trovare impreparata. Mauro Masi ci tiene, vuole tutti sul pezzo. Il Direttore Generale della tv pubblica infatti ha convocato per domani, lunedì 2 agosto, alle ore 11.00 i direttori di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Rainews e Gr Radio Rai. Il motivo è presto detto: le vicende politiche di questi giorni, culminate con il divorzio tra Berlusconi e Fini, annunciano un periodo incandescente e pieno di colpi di scena, di fronte al quale i talk show e i programmi d’approfondimento della prima serata non possono attendere. Se dovessero aspettare l’autunno, campa cavallo. Non c’è tempo da perdere.

Una nota di Viale Mazzini diramata in queste ore giustifica la convocazione da parte di Masi con un bisogno urgente di “un approfondimento sugli impegni della comunicazione del gestore del servizio pubblico radiotelevisivo in relazione agli sviluppi della situazione politica nazionale“. Basta con le repliche a random e con i programmi frivoli tipici del periodo estivo, nel giro di pochi giorni i palinsesti potrebbero subire un sensibile aggiustamento in funzione di un’informazione più completa. Nel vertice di domani, cioè, si parlerà della possibilità di (ri)mettere in piedi già dalle prossime settimane alcuni programmi d’approfondimento, per raccontare meglio i futuri scenari politici del Paese.  

Giovanni Floris, da maestrino diligente, è stato il primo a rispondere all’appello: “Noi siamo pronti: se ci danno il via libera, Ballarò è pronta ad andare in onda martedì” ha detto il giornalista, il quale ha poi aggiunto “d’intesa con la rete abbiamo chiesto di fare uno speciale perché ci sembra che il momento politico lo meriti“. Floris si è poi dichiarato favorevole alla messa in onda sia dei talk serali che degli appprofondimenti da parte dei Tg perchè -ha detto- “non siamo mai stati  alternativi l’uno all’altro“. L’Usigrai, invece, non è dello stesso avviso, e vorrebbe che dell’informazione sugli avvenimenti politici di questi giorni si occupassero solo i tg.





6
aprile

IL SINDACATO DEI GIORNALISTI RAI PREPARA LE PROSSIME MOSSE. MINZOLINI E’ SOTTO TIRO

L’Usigrai gioca a scacchi. Muove le pedine, si guarda attorno e prepara la mossa successiva, forse pensa a un ribaltone. Il sindacato dei giornalisti Rai torna all’attacco dopo lo scontro diretto col direttore del Tg1 Augusto Minzolini, accusato di aver “epurato” alcuni conduttori per motivi politici, e le polemiche sulla chiusura pre-elettorale dei programmi di informazione. Però stavolta lo fa in silenzio, elaborando nuove strategie ed addestrando alcuni esponenti sindacali a colpire con forza chiunque venga considerato un nemico della libera informazione. 

La necessità di rinvigorire le sacche di resistenza all’interno della tv di Stato non verrebbe affatto a caso. Secondo indiscrezioni riprese anche dal quotidiano Libero, una parte dell’Usigrai non gradirebbe la linea dell’attuale segretario Carlo Verna, considerata “troppo morbida”. In parole povere: la mitragliata di critiche a Minzolini, le dichiarazioni di fuoco di Maria Luisa Busi a Repubblica, il tentativo di dare una connotazione politica alle decisioni interne alla redazione, avrebbero sortito l’effetto di un semplice petardo più che di una bomba ad orologeria. Troppo poco, ci vogliono le granate!

Secondo l’Usigrai la libertà di stampa è sempre più in pericolo, ed è giunta l’ora della chiamata alle armi. Dal 13 al 17 aprile, a Salsomaggiore, si terrà il congresso del sindacato e potrebbe essere quella l’occasione per preparare l’attacco e nominare un nuovo segretario. Bisognerà fare alla svelta, perché l’agenda politica segnala un appuntamento per il quale i condottieri della stampa libera non potranno farsi trovare impreparati. Entro la fine di aprile il governo potrebbe varare il discusso decreto sulle intercettazioni telefoniche, un provvedimento che è destinato a suscitare aspri scontri, se approvato negli attuali termini.