21
ottobre

Malinconico e inconcludente, ma unico

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Sottotitolo più inappropriato non poteva esserci per la nuova fiction Rai su Vincenzo Malinconico. Perchè sì, il personaggio sarà anche un Avvocato d’Insuccesso, ma che questa nuova proposta Rai sarebbe stata un successo al debutto era cosa scontata, considerati il talento e l’appeal del protagonista Massimiliano Gallo e il caso letterario dal quale scaturisce. Peccato che la visione risulti a tratti anche piuttosto snervante.

Una cosa del genere finora non si era mai vista da nessuna parte, e figurarsi sull’ammiraglia dell’azienda pubblica, che di solito segue precisi schemi narrativi. Schemi che con questo personaggio nato dalla penna di Diego De Silva ha mandato all’aria, rompendo la liturgia della sua serialità e rimescolando le carte, facendolo interagire con il pubblico, alternando realtà ed immaginazione e offrendo un prodotto talmente originale da risultare purtroppo anche spiazzante e confuso.

Sarà dipeso forse dal fatto che la prima puntata serviva a presentare i personaggi e il mood generale – perchè mancava la suocera interpretata da Lina Sastri? – ma più che una fiction quello andato in onda ieri sera sembrava un Truman Show, un Grande Fratello (che guarda caso era programmato dalla concorrenza) con al centro la buffa figura di Malinconico, le sue fisime e la sua inconcludenza. Caratteristica che la serie ha fatto propria, perchè un vero costrutto narrativo non è emerso; piuttosto ha tenuto banco una serie di gag incollate l’una all’altra e riuscitissime. Per fortuna, verrebbe da scrivere, ma in realtà è merito dell’ottimo cast.

Malinconico/Gallo è talmente irresistibile da potersi permettere di giochicchiare con le indagini, parlottare tra i denti, imprecare (“Ma tu vedi la Madonna“, dice a un certo punto in prima serata su Rai 1), esultare perchè un cane abbandonato dai proprietari è stato traumatizzato da un malavitoso e finalmente ridotto al silenzio, portare il pubblico a spasso senza arrivare mai al sodo. Un’impresa titanica, alla quale va reso merito, in una tv che vive di colpi di scena, di velocità, di eroi tutti di un pezzo.

Il suo successo rappresenta la rivincita dell’uomo comune, del debole, dell’imbranato, di colui che si lascia vivere, che non prende posizione netta. Uno così nella vita quotidiana in pochi lo sopporterebbero; sullo schermo, invece, pare che funzioni, nonostante lo spettatore possa facilmente provare il desiderio di tirargli due schiaffi, di svegliarlo e costringerlo a darsi una mossa, per la sua vita e per l’indagine che sta seguendo sullo schermo e che procede stanca, lenta, non dando soddisfazione.

Tanta fantasia, insomma, potrebbe alla lunga stancare. La speranza è quella che, pur mantenendo la forma simpatica che la contraddistingue, questa fiction andando avanti si irrobustisca, prendendo anche corpo e sostanza.

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