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La scenografia di Sanremo 2026
Un impianto scenografico firmato da Riccardo Bocchini secondo il concetto di espansione dello spazio
di Redazione
07/02/2026 - 10:51
© US Rai
“La scenografia di quest’anno è tesa a sottolineare non solo la forma della struttura, ma un’audace rottura degli schemi geometrici tradizionali, un connubio tra Asimmetria e Magia Musicale. Una scenografia dove l’asimmetria delle linee, diventa il linguaggio privilegiato per raccontare l’espansione dello spazio. Lontana dalla rigidità dei canoni classici, la scena giocherà su volumi sbilanciati e linee che fuggiranno verso direzioni inaspettate mantenendo un’armonia di linguaggio. Questa scelta non è puramente estetica, ma profondamente simbolica: l’asimmetria riflette la natura stessa della musica contemporanea, imprevedibile, fluida e mai statica”
così l’architetto Riccardo Bocchini racconta la scenografia che torna a disegnare per il 76° Festival della Canzone Italiana.
La scena – prosegue Bocchini – si insinua verso la platea e si innalza da una parte verso la galleria e dall’altra nei tre piani dell’orchestra, annullando la distanza tra chi esegue e chi ascolta. Ogni canzone verrà rappresentata grazie a delle configurazioni tecnologiche che allungandosi e/o comprimendosi, permetteranno di cambiare le prospettive visive. La manipolazione del progetto scenografico, quindi, verrà plasmata attraverso un “boccascena teatrale”, architettonico, asimmetrico, che si alzerà e si allungherà in tre fascioni che avvolgeranno palco e platea, percorrendo ed abbracciando tutto il teatro. Questo segno si ricomporrà nella sua centralità con “l’ingresso” della scala motorizzata. Un imponente sipario motorizzato di ledwall a scorrimento orizzontale si aprirà, scoprendo la scala, che “entrerà” in scena con uno spettacolare ingresso degno della tradizione teatrale.
Al centro del fronte scena, si troverà un sipario tecnologico, scorrevole, motorizzato, con varie conformazioni, modificando ogni volta la tipologia del fronte scena. Proprio come una melodia che non è mai una linea retta, così lo spazio scenico si piegherà e si estenderà per accogliere il suono, creando un’armonia dinamica che abbraccerà l’artista secondo un concetto di espansione dello spazio dove, il limite fisico del palcoscenico dell’Ariston sembrerà dissolversi. Una Scena al servizio dell’Emozione dove l’architettura si metterà al servizio dell’immateriale.
L’obiettivo – conclude Bocchini – è chiaro: trasformare il contenitore televisivo in un tempio della percezione, fondendo la rappresentazione visiva con una libertà creativa. Una scena in totale sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano: attraverso accensioni e spegnimenti, potrà trasformarsi da tutta nera a tutta bianca attraverso un gioco tra materiali scenici, sceno-luminosi e grafica; con l’esperta e preziosa regia di Maurizio Pagnussat: molte telecamere inserite nella scena si muoveranno alla ricerca di nuovi angoli di ripresa per far vivere il palco a 360 gradi.
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