Matteo Renzi



20
maggio

MATTEO RENZI IMPERVERSA NEI TG RAI: ECCO I DATI. ED E’ POLEMICA SULL’OSPITATA DA GILETTI

Matteo Renzi

Ieri sera a Porta a Porta, domenica scorsa a L’Arena di Giletti. En plein. Matteo Renzi non si fa mancare nulla: in vista delle imminenti elezioni regionali e in tempo riforme, il premier imperversa in televisione spaziando dai tg ai programmi più seguiti del servizio pubblico. Davanti alle telecamere, l’inquilino di Palazzo Chigi sorride, spiega, annuncia, rettifica. E’ un fiume in piena, anche in par condicio. E la sua recente doppietta mediatica non è certo un caso isolato, come attestano gli ultimi dati dell’Osservatorio di Pavia.

Matteo Renzi in tv: i dati dell’Osservatorio di Pavia

Secondo l’istituto di ricerca, che ha preso in esame il mese di aprile, Renzi è risultato il più presente sui tg Rai. In trenta giorni, il premier ha trascorso in video 61 minuti, a fronte dei 45 riservati al Presidente della Repubblica Mattarella. Il ministro dell’Economia Padoan ha invece parlato per 17 minuti, quello delle Infrastrutture Delrio 13. A seguire, Renato Brunetta con 11 minuti, Matteo Salvini con 8 minuti di intervento, Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni con soli 5 minuti.

Matteo Renzi in tv per sette ore al mese

Il minutaggio del premier – rileva l’Osservatorio – cresce esponenzialmente se nel calcolo si considera anche il tempo in cui nei tg Rai si parla di Renzi senza che vi siano sue dichiarazioni dirette. Aggiornando così il contatore, i minuti a lui dedicati salgono a 416 (quasi sette ore), quelli riservati a Mattarella sono 169. Berlusconi si attesta al quinto posto con 48 minuti, seguito da Salvini ed i suoi 38 minuti. A Toninelli del Movimento 5 Stelle sono dedicati 13 minuti in un mese. Meloni (11 minuti) e Gasparri (8 minuti) rimangono invece nelle retrovie.

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16
aprile

RAI, NEL DDL DEL GOVERNO PUBBLICITA’ SENZA LIMITI. COSI’ RENZI ABOLIRA’ IL CANONE?

Matteo Renzi, Rai

Matteo Renzi vuole compiere l’impresa che a Silvio Berlusconi non riuscì: abolire il canone Rai. Quello di togliere la tassa più odiata dagli italiani pare sia un pensiero ricorrente del premier, che da settimane si sta consultando al riguardo con i suoi collaboratori. Ma come mettere mano alla vituperata gabella che garantisce preziosi introiti a Viale Mazzini? Pensa che ti ripensa, finalmente la soluzione potrebbe essere arrivata.

L’espediente lo si trova tra le righe del disegno di legge sulla “Nuova Rai” pubblicato dal governo in attesa del via libera del Ministro dell’Economia. Si tratta, in sostanza, di una cancellazione dei limiti di affollamento pubblicitario. La mossa – come annota La Stampa – è prevista alla lettera A dell’articolo 5 del ddl, in cui si decide l’abolizione degli articoli 17 e 20 della legge Gasparri. In tal modo, l’esecutivo archivierebbe il punto in cui la legge Mammì stabilisce che la trasmissione di messaggi pubblicitari da parte della concessionaria pubblica “non può eccedere il 4% dell’orario settimanale di programmazione ed il 12 per cento di ogni ora; un’eventuale eccedenza, comunque non superiore al 2 per cento nel corso di un’ora, deve essere recuperata nell’ora antecedente o successiva“.

Rimarrebbero solo i limiti previsti dal Tusmar, il testo unico dei servizi di media audiovisivi e radio, ma la via verso la deregolamentazione sarebbe comunque aperta. Secondo alcune stime, tale mossa garantirebbe solo a Rai1 mezzo miliardo di euro in più nell’incasso annuale. Risorse preziose per la tv pubblica, che il governo vorrebbe sfruttare per abolire (a abbassare sensibilmente) il canone. L’obiettivo di Renzi pare sia quello dell’inserimento nella fiscalità generale, anche per contrastare l’elevato tasso di evasione del canone Rai, ormai a quota 30% a livello nazionale.

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12
marzo

RAI, LA RIFORMA DI RENZI: NUOVO CDA, UN MANAGER, TRE RETI SPECIALIZZATE

Matteo Renzi

Il premier Renzi passa all’azione: è tempo di riformare la Rai. Quest’oggi l’annunciata riorganizzazione del servizio pubblico approderà sul tavolo del Consiglio dei Ministri con un dossier che costituirà poi la base di confronto con i partiti. Il testo, di cui i quotidiani riportano le prime indiscrezioni, trasforma Viale Mazzini in un’ottica manageriale che prevede un Amministratore Delegato forte, un Consiglio d’Amministrazione più snello e tre reti ’specializzate’ (di cui una senza spot). Una rivoluzione copernicana, che oggi Renzi presenterà ai suoi collaboratori di governo.

Riforma Rai: arriva l’AD con potere di voto

Alcune bozze informali circolate a Palazzo Chigi auspicano una Rai più snella e competitiva, guidata da un responsabile “che possa decidere”. Con ogni probabilità, questa intenzione si tradurrà nella proposta di introdurre a Viale Mazzini un Amministratore Delegato con ampia autorità (in materia editoriale ed economica), che faccia parte del CdA con potere di voto e non solo di proposta, come invece accade oggi. Per la sua nomina si prevedono candidature trasparenti e curriculum pubblicati sul web.

Riforma Rai, cambia il CdA

Lo stesso criterio dovrebbe essere adottato per il CdA, altro punto forte della riforma in arrivo. Stando ad indiscrezioni, il numero dei Consiglieri dovrebbe passare da nove a sette (o cinque), con importanti novità sulle modalità di nomina. Secondo il Corriere, in futuro tre Consiglieri (tra cui l’AD) saranno nominati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministero dell’Economia, tre saranno scelti dalle Camere in seduta comune e uno votato dai dipendenti Rai. Non solo: ciascuno di essi dovrà essere scelto in base alla propria specializzazione negli ambiti dell’informazione, dell’intrattenimento, della cultura, del bilancio aziendale. Secondo un’altra ipotesi, invece, a nominare il CdA potrebbe essere un Consiglio di sorveglianza con membri nominati dal governo e dall’Autorità di garanzia.

Riforma Rai: tre reti specializzate (una senza spot)

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23
febbraio

RAI, RENZI LAVORA ALLA RIFORMA. MA PALAZZO CHIGI SMENTISCE L’IPOTESI DECRETO LEGGE

Matteo Renzi

Matteo Renzi vuole “sottrarre la Rai alle forze politiche“. Lo ha ribadito più volte, ed ora è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. In altri termini, il premier intende riformare il servizio pubblico sganciando la nomina dei vertici di Viale Mazzini da influenze politiche, secondo un modello che è allo studio proprio in queste settimane.

Riforma Rai, Renzi al lavoro

Si vocifera che Renzi stia pensando ad una Rai dalla governance più snella, con un Cda ridotto, composto da pochi Consiglieri (cinque, si ipotizza) nominati da una Fondazione e non più dalla Commissione di Vigilanza. All’organigramma si aggiungerebbero un Direttore Generale operativo e un Amministratore delegato. Tra gli obiettivi della riforma ci sarebbe anche un nuovo canone Rai, di importo inferiore a quello attuale, legato alla bolletta elettrica o al titolare dell’abitazione. Ma si tratta solo di rumors, visto che per ora i contenuti della manovra restano top secret.

Riforma Rai, l’ipotesi decreto legge

A Palazzo Chigi si lavora alacremente: ad aprile scadrà infatti il Consiglio d’Amministrazione in carica, anche se con alcune proroghe lo scioglimento potrebbe slittare a giugno. Secondo indiscrezioni, il premier vorrebbe che la riforma fosse già in vigore entro quella data, per evitare che nuovo CdA venga nominato con la Legge Gasparri. Ieri alcuni organi di stampa avevano ipotizzato che, per accelerare i tempi, Renzi stesse pensando ad un decreto legge da presentare tra marzo e aprile. Ma è arrivata una smentita.

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19
febbraio

SERVIZIO PUBBLICO, SANTORO VS RENZI: “ALTERA LA CONCORRENZA”. POI AMMETTE: MI PIACEREBBE TORNARE IN RAI

Michele Santoro, Servizio Pubblico

Caro Renzi, lei mostra nei confronti di chi la critica lo stesso atteggiamento di fastidio che aveva Silvio Berlusconi“. Così, Michele Santoro ha lanciato al premier il guanto della sfida. Con un intervento a gamba tesa, e senza troppi giri di parole, il conduttore di Servizio Pubblico si è rivolto all’inquilino di Palazzo Chigi, pungolandolo su un tema già vessillo di molte antiche battaglie: la libertà di informazione.

Santoro: la Rai ci trattava come delinquenti

L’informazione libera non è mai andata a genio ai Presidenti del Consiglio italiani” ha esordito Santoro, riferendosi anche ad alcune recenti rivelazioni del Fatto Quotidiano sulla presunta intenzione di Berlusconi di bloccare i programmi sgraditi. Il giornalista, insomma, l’ha presa alla larga e ricordando gli anni burrascosi (ma esaltanti) di Annozero ha detto:

Quando io decisi di lasciare la Rai lo feci perché ero veramente stufo di difendermi nella aule dei tribunali mentre l’azienda per cui lavoravo incassava i nostri introiti pubblicitari ma continuava a trattarci come dei veri e propri delinquenti“.

Santoro contro Renzi: lei altera la concorrenza tv

Poi, finalmente, Michele è andato dritto al punto e si è rivolto proprio a Renzi. Sparando a zero:





17
febbraio

MATTEO RENZI: A MARZO LA RIFORMA RAI. GUBITOSI ACCELERA, OK DELLA VIGILANZA AL PIANO NEWS

Matteo Renzi, Rai

Tirato per la giacchetta, Matteo Renzi ha fissato una scadenza. La tanto discussa riforma del servizio pubblico partirà a marzo: “vogliamo fare della Rai la più innovativa azienda di produzione culturale” ha affermato il premier nell’intervista rilasciata al Tg1 lo scorso 14 febbraio. Il Presidente del Consiglio sembra determinato – almeno nelle intenzioni – ma ancor di più lo è il DG Luigi Gubitosi, il quale non vede l’ora di attuare i cambiamenti in progetto.

Il mese di marzo è alle porte, la partita in gioco è alta. E i tempi d’azione sono ristretti. A metà 2015 scadranno infatti i mandati del CdA e del Direttore Generale, mentre nel maggio 2016 scadrà la Convenzione con la quale lo Stato affida in esclusiva alla Rai la concessione del servizio pubblico radiotelevisivo. La volontà di Gubitosi è quella di premere l’acceleratore soprattutto per quanto riguarda la sua riforma dell’informazione. Ma, anche in questo caso, gli ostacoli non mancano.

Rai, Gubitosi contro l’immobilismo di sindacati e politica

Il nostro piano è un atto serio e moderno che avvicinerebbe la Rai alle migliori emittenti europee. Eppure incontriamo grandi, tenaci resistenze. Di fronte abbiamo il ‘pc’: il partito della conservazione, che unisce una parte del sindacato a una parte della politica. Il loro obiettivo è l’immobilismo

ha dichiarato il DG Rai a Repubblica, con esplicito riferimento alle forze contrarie. Come se non bastasse, tra le righe Gubitosi ha anche rifilato una frecciata proprio al Governo.


3
febbraio

LE PAGELLE DELLA SETTIMANA TV (26/01-1/02/2015). PROMOSSI MENTANA E IL SEGRETO, BOCCIATI QUELLI CHE IL CALCIO E AVANTI UN ALTRO HOT

Giancarlo Magalli

Promossi

9 ad Enrico Mentana. Stoico, il direttorissimo del tg La7 è il volto e la voce dell’elezione del dodicesimo Presidente grazie alle lunghe cavalcate informative condotte. Plauso speciale anche alla “mitragliata” Alessandra Sardoni.

8 a Il Segreto. Mentre in Spagna El Secreto de Puente Viejo ha appena spento le 1.000 candeline, la telenovela in Italia fa segnare record in daytime e in prime time dove sfiora i 4,8 milioni di spettatori. Erano anni che il dì festivo di Canale 5 non era così acceso.

7 a Maria De Filippi. Intervenuta a Che Tempo Che Fa, per sostituire l’influenzato Maurizio Costanzo, la signora di Mediaset si racconta da Fabio Fazio in maniera semplice e diretta. La sua forza sta tutta in questi momenti in cui si racconta senza divismi di sorta, quasi intimorita dal suo interlocutore.

6 a Giancarlo Magalli. Il conduttore, a 67 anni, diventa un “fenomeno” della rete e della politica. Chissà che tanta popolarità web non riaccenda interesse su uno dei protagonisti più ironici e meno valorizzati della nostra televisione.

Bocciati


29
gennaio

BRUNO VESPA: “TWEET DI RENZI IRRITUALE”. GIULIA INNOCENZI ALL’ATTACCO: “LUI NEI TALK CI E’ NATO”

Bruno Vespa - Invasioni Barbariche

Bruno Vespa - Invasioni Barbariche

La guerra tra Renzi e i talk show non preoccupa Bruno Vespa, che non si sente chiamato in causa dalla furia del Capo del Governo. Ospite de Le Invasioni Barbariche assieme a Giulia Innocenzi, il padrone di casa di Porta a Porta minimizza il peso del tweet pubblicato dal premier lunedì sera.

“Se si rivolgeva a me? E io che c’entro! Chi è al potere non è che proprio ci ami. D’Alema ci chiamava iene dattilografe, Berlusconi si sentiva circondato da giornalisti comunisti. Certo, è irrituale che il Presidente del Consiglio scriva quei tweet”.

Il messaggio incriminato di Renzi era comparso mentre in tv andavano contemporaneamente in onda Quinta Colonna su Rete 4 e Piazza Pulita su La7. Ma l’obiettivo dell’ex rottamatore era ovviamente la trasmissione di Formigli, che proprio in quegli istanti stava disegnando i possibili scenari relativi all’elezione del nuovo inquilino del Colle: “Trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri: basta una sera alla Tv e finalmente capisci la crisi dei talk show in Italia”. Non pago, aveva rincarato la dose replicando ad un suo follower: “Dobbiamo cambiare modo di raccontare l’Italia e la politica. Non siamo quella roba lì”.

“A Renzi evidentemente quel tipo di talk non piace”, ha proseguito il giornalista aquilano. “Ciascuno di noi fa un programma diverso, ha un suo pubblico, piace ad alcuni e non ad altri. Ci sono diciannove trasmissioni politiche, c’è spazio per tutti”.

Decisamente meno tenera l’osservazione della Innocenzi: