28
novembre

RAI, SI PROGETTA UNA RIVOLUZIONE EDITORIALE: NEWSROOM, ACCORPAMENTI E NUOVE TESTATE. ECCO I DETTAGLI

il cavallo di Saxa Rubra

I tempi non stanno cambiando: i tempi sono già cambiati. L’informazione Rai, no“. Quella che emerge dai documenti riservati riguardanti il futuro delle news Rai è un’urgenza di innovazione. A Viale Mazzini ci stanno lavorando e presto potrebbe cambiare tutto. Le carte – pubblicate in esclusiva dal settimanale L’Espresso – contengono il ‘piano segreto’ che Carlo Verdelli, Direttore editoriale dell’informazione Rai, ha proposto al DG Antonio Campo Dall’Orto per rivoluzionare il comparto news del servizio pubblico.

Si tratta di adeguamenti significativi e in alcuni casi ambiziosi, tanto rivoluzionari sulla carta quanto difficili da concretizzare in un servizio pubblico che fatica a progredire sotto il peso del suo stesso carrozzone. Ma Verdelli ci crede per forza, e nel piano editoriale finito delle mani de L’Espresso (che è ancora una bozza e potrebbe subire ulteriori modifiche) prospetta novità che coinvolgeranno tutte le testate e le loro reti di riferimento, le sedi regionali e anche il comparto web con fusioni, newsroom, creazioni di macro-aree e nuove testate.

Partendo dal presupposto che la più grande macchina delle news Rai “è divisa per comparti che non comunicano tra loro e si vivono come concorrenti“, Verdelli auspica che le testate delle varie reti riacquistino specificità. Perché – si legge – i tg sono “molto simili tra loro e la gerarchia delle notizie è identica tra un giornale e l’altro. Il progetto prevede quindi una differenziazione dei tg, caratterizzati non più per la vicinanza a qualche area politica ma per target di spettatori. Facile da dire ma difficile da farsi in una Rai che proprio non riesce a sganciarsi dall’influenza anche indiretta della politica.

I cambiamenti pratici stanno nel paragrafo intitolato Nuove News, che riguarda tutte le dieci testate del servizio pubblico. La trasformazione prevede tre accorpamenti, indicando innanzitutto la fusione tra Rai Parlamento e Gr Parlamento in un’unica testata che potrebbe prendere il nome di Rai Istituzioni. La seconda fusione dovrebbe invece avvenire tra le aree tv e radio di Rai Sport. Ma, soprattutto, sulla scrivania del DG c’è anche la proposta di fondere RaiNews24 e TgR in un polo informativo unico e con un solo direttore (“Newsroom Italia”), unito alla realizzazione di un canale in lingua inglese.

Il Tg1? I telespettatori lo vorrebbero “meno ingessato nello stile di conduzione“. Il Tg2, invece, è da “sviluppare a livello visivo e nel ritmo”, mentre il Tg3 risulta “troppo chiuso e austero sia nello studio che nella conduzione“. La bozza del piano editoriale entra nel dettaglio e, secondo quanto riportato, il Tg2 potrebbe passare da Roma a Milano, così da avere “un’identità che si riallaccia a quella sua storica di telegiornale laico, moderno e anche sperimentale“. L’idea, teorizzata da Verdelli, di coinvolgere la città meneghina a livello di news ci sembra interessante (costi permettendo), anche al momento il servizio pubblico ha ancora molto da fare per sfruttare appieno le potenzialità del suo polo milanese.

La proposta di piano editoriale coinvolge anche il comparto informativo web, che – si legge – versa in un “baratro imbarazzante ed editorialmente sostenibile” rispetto alle grandi testate giornalistiche del Paese. Una situazione che Verdelli definisce, senza mezze misure, una “Caporetto digitale” quando si parla dell’informazione sportiva. La soluzione sottoposta al DG sarebbe quella di costruire una nuova testata, Rai24, con un apposito direttore sotto cui confluiscano il Televideo e Rainews.it, entrambi finora sotto al direzione di Rainews24.

Tra le ipotesi suggerite, anche quella di stabilire un tetto massimo di 5 anni per direttori, caporedattori delle sedi regionali (adesso sono 4 più una eventuale proroga di 3) e direttori di sede (se giornalisti).

Come precisato, quella pubblicata è una bozza di riforma soggetta ad aggiustamenti. La direzione intrapresa, però, sembra chiara e staremo a vedere fino a che punto si spingerà la versione definitiva del progetto. Al di là dei costi dell’operazione (dettaglio comunque non trascurabile di questi tempi) non ci facciamo aspettative: quello dell’innovazione, infatti, è un mantra che più volte abbiamo sentito pronunciare sotto la governance di Campo Dall’Orto, il quale – però – è stato il primo a disattendere i buoni propositi da lui stesso formulati.



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1 Commento dei lettori »

1. a ha scritto:

28 novembre 2016 alle 15:28

Non voglio innescare una inutile polemica politica su un sito che parla di tv, ma non riesco proprio a capire a quale “caratterizzazione dei tg per aree politiche” si riferiscono. Sono, a mio parere, tutti e quattro filo-governativi.



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