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Leopardi non si può cambiare
di Stefania Stefanelli
09/01/2025 - 13:39
© US Rai
3 /5
Nella vita il vero problema sono le aspettative, e a maggior ragione lo sono nell’approcciarsi ad una serie tv: se vi propongono un thriller, voi vi aspettate indagini e suspense, se accettate di guardare un fantasy, accettate teoricamente anche di credere agli asini che volano. E se vi presentano la miniserie Leopardi – Il Poeta dell’Infinito come un racconto moderno e vivace nel quale il poeta non sarà dipinto come uno studioso triste e polveroso, voi finite con lo sperare nel miracolo. Inutilmente.
La miniserie diretta da Sergio Rubini è un buon prodotto televisivo, girato ed interpretato con cura e attenzione. Racconta la vita di Leopardi con sensibilità e dipinge anche un interessante quadro storico dell’Italia; pecca in lentezza come buona parte dei biopic Rai, soprattutto nella seconda parte. E come da tradizione ingaggia Alessio Boni sempre per lo stesso genere di ruoli severi e respingenti (qui il padre del protagonista).
Un’offerta in linea con il suo contesto, non rivoluzionaria e tradita dalla promessa fatta in fase di lancio, che è servita ad attirare il pubblico (salvo poi perderne inevitabilmente parte per strada). Promessa troppo ambiziosa, perchè la storia non si può cambiare e le vessazioni familiari e le frustrazioni emotive che hanno segnato la vita di Leopardi non potevano essere cancellate dalla buona volontà di regista e autori.
Leopardi – Il Poeta dell’Infinito: altri personaggi brillano più del poeta
Il quadro che ne è venuto fuori è grossomodo quello che abbiamo faticosamente studiato sui banchi di scuola. Quello di un genio assoluto che ha riversato nell’arte tutta la sua impossibilità di vivere fino in fondo la propria vita; un ragazzo costretto ad abbandonare subito, fin dall’infanzia, qualunque gioia e sfrontatezza e spinto a vivere nell’ombra di un se stesso glorioso e grandioso.
Il Giacomo Leopardi di Leonardo Maltese risulta dunque sempre triste e angosciante e questo anche perchè gli altri personaggi, Antonio (Cristiano Caccamo) su tutti, brillano troppo finendo col metterlo in ombra. Alcune delle scene più coinvolgenti ed emozionanti della miniserie sono paradossalmente quelle in cui il poeta è assente, e non è un caso che Fanny (Giusy Buscemi) arrivi ad apprezzarlo fino in fondo solo quando ormai lui non c’è più.