12
febbraio

MATILDE BERNABEI: “DON MATTEO VA BENE IN SCANDINAVIA, POLONIA E RUSSIA”. IL MERCATO INGLESE E’ IL PIU’ OSTICO.

Matilde Bernabei

Chi ha detto che le fiction italiane non riscuotono successo all’estero? Certo il mercato non è neppure lontanamente paragonabile a quello americano, ma qualcosa si sta muovendo, non solo nei mercati di paesi culturalmente simili al nostro, ma anche in realtà sociali e culturali decisamente differenti. A confermarlo, in un’intervista rilasciata a Italia Oggi, è Matilde Bernabei della Lux Vide, casa di produzione di serie di successo come Don Matteo e Che Dio ci Aiuti, che riesce a esportare oltreconfine buona parte delle sue fiction. La serie di maggiore successo all’estero non poteva che essere Don Matteo, uno dei prodotti seriali italiani più esportati, insieme a Il Commissario Montalbano (prodotto dalla Palomar).

“E’ tutto girato in italiano, il che significa che quando un prodotto è veramente buono, si riesce anche a bypassare il problema del doppiaggio. Va molto bene pure in Scandinavia, e soprattutto in Polonia e Russia, dove hanno addirittura comprato il format. Dopo il boom di Don Matteo con Terence Hill, quindi, gireranno un Don Matteo con attori locali. C’è una trattativa per vendere il format pure in America latina, in cui Don Matteo è andato in onda sulla Hbo. Al momento è in onda sulla tv pubblica spagnola. E in passato, pur trattandosi di un prete cattolico, siamo riusciti a vendere alcune puntate anche alle linee aeree del Qatar”.

Tra i prodotti già venduti all’estero anche Romeo e Giulietta, la miniserie con Alessandra Mastronardi e Martin Rivas, che andrà in onda su Canale 5 in primavera, ed è stata coprodotta con la spagnola TeleCinco (dove ha ottenuto ascolti bassi) e la tedesca Beta Film. La Bernabei sostiene però che per esportare non sia conveniente realizzare troppe coproduzioni. Il co-produttore tiene, infatti, per sé i diritti di distribuzione sul suo paese e magari su altre nazioni. E’ stato ad esempio il caso della miniserie Guerra e Pace, coprodotta con ben sette paesi.

“In pratica non restavano quasi più nazioni dove andare a distribuirlo, ci si era spartiti il mondo ex ante.”

Per poter vendere al meglio all’estero è importante prendere parte ai più importanti mercati internazionali dell’audiovisivo, come quello di Cannes, o il MipCom. Per la fiction Lux Vide il mercato più ostico è quello britannico.

“Ci siamo riusciti poche volte, ricordo, con Madre Teresa, in home video, e con Coco Chanel, dopo due anni dall’uscita, venduta alla piccola pay tv Cfc. Il problema è sempre il doppiaggio. Gli inglesi lo rifiutano e, anche se reciti in inglese, pretendono una pronuncia perfetta. Sono molto più pignoli degli americani”.

Più facile, nonostante le forti censure, riuscire a piazzare qualche prodotto in Cina.

“Lì c’è il monopolio della tv di stato CCTV, con sei canali, di cui il sesto è dedicato proprio alle miniserie. C’è la censura, che ci mette anche un anno per decidere se un titolo può o meno essere trasmesso. E’ passato, per esempio, il nostro Edda, cosa abbastanza incredibile poiché in genere viene stoppato tutto quanto parla di politica. Coco Chanel è passato al secondo tentativo, dopo un primo stop, perché dicevano fosse pubblicità occulta. Ci siamo riusciti anche con Callas e Onassis, Le Mille e una notte. E ora abbiamo al vaglio della censura Anna Karenina e Romeo e Giulietta”.

Buone opportunità sono arrivate anche dalla tv Giapponese.

“Un paese che compra poco, ma quando compra, compra bene. Abbiamo un ottimo rapporto con la tv pubblica NHK, cui abbiamo venduto, per esempio, Coco Chanel. In Giappone sono letteralmente pazzi per la lirica. E ci hanno comprato per una cifra altissima la serie Callas e Onassis, facendone addirittura anche una versione cinematografica. Una cosa che è accaduta pure in Spagna per Preferisco il Paradiso con Gigi Proietti, o in Polonia con Giovanni Paolo II.”



Articoli che potrebbero interessarti


Cenerentola
E INTANTO LUX VIDE NON SBAGLIA UNA FICTION


Ojciec Mateusz 8
DON MATTEO ALLA CONQUISTA DEL MONDO. DOPO LA POLONIA, IN ARRIVO LA VERSIONE RUSSA CON UN POPE ORTODOSSO


Cenerentola 15
CENERENTOLA: CON VANESSA HESSLER E FLAVIO PARENTI RIVIVE SU RAI1 LA CELEBRE FIABA


Un passo dal cielo
TERENCE HILL: A UN PASSO DAL CIELO E DA DON MATTEO

8 Commenti dei lettori »

1. marcodesantis ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 14:15

don matteo su tve? ma quando mai…..



2. Mattia Buonocore ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 14:25

@marcodesantis è su tve 2 (la2) in access



3. MisterGrr ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 14:30

Si stupisce pure che Don Matteo non va bene in UK?



4. sboy ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 14:58

Il mercato inglese più ostico? NO Il mercato inglese è più all’avanguardia e a passo coi tempi. Una nazione che produce cose come Skins,Downton Abbey o Shameless solo per citarne alcune figurati se si mette a trasmettere una boiata come Don Matteo



5. Niki ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 16:10

Downton Abbey è diventata una palla assurda, preferisco Don Matteo,
io guardo tutte le serie tv inglesi e fanno anche loro boiate assurde.



6. marcodesantis ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 18:36

grazie mattia



7. nicola83 ha scritto:

12 febbraio 2014 alle 20:08

Ah ah ah… questa vuole vendere quella porcheria di Don Matteo o le fiction religiose agli inglesi… ma per favore, quelli sono mille anni più avanti di noi… e giustamente le nostre porcherie non le comprano.



8. vicky ha scritto:

13 febbraio 2014 alle 10:33

Io guardo Don Matteo con piacere, mi rilassa e spesso mi diverte. Non mi sento arretrata anzi ogni tanto provo a guardare altro, ma mi fermo. Mi blocco proprio di fronte a cose tedesche, francesi, spagnole e anche inglesi.Gli ambienti, l’abbigliamento…no non ci riesco. Molto innamorata dei prodotti americani e anche cose italiane. Si chiamano gusti e noto che milioni e milioni guardano Don Matteo ma qual è il problema?



RSS feed per i commenti di questo post

Lascia un commento


Se sei registrato fai il login oppure Connetti con Facebook

Per commentare non è necessaria la registrazione, tuttavia per riservare il tuo nickname e per non inserire i dati per ciascun commento è possibile registrarsi o identificarsi con il proprio account di Facebook.