5
marzo

Sanremo 2021, pagelle terza serata

sanremo terza serata

Sanremo, terza serata (da Raiplay)

8 a Samuele Bersani e Willie Peyote. Una delle più belle canzoni di sempre, reinterpretata insieme al cantante originale; si rivela azzeccata la scelta di Willie Peyote che riesce altresì a dare una sua impronta alla performance. Quarti in classifica, avrebbero ben figurato anche sul podio. Giudizio universale.

7 + a Maneskin e Manuel Agnelli. L’accoppiata a tutto rock funziona, c’è sintonia in grado di dare la spinta ad una lunghissima serata. Perdutamente.

7 a Ghemon. L’esibizione del cantante campano è un gradevole tuffo negli anni 90 con la partecipazione dei Neri per Caso. Un’esibizione dritta, che non ti vuole abbindolare, e che ti rimane. No frills.

7 ad Antonella Ferrari. L’attrice è protagonista di un momento efficace – tratto da un suo spettacolo teatrale – che, senza fare ricorso a patemi, ha il merito di aprire una luce sul dramma della malattia. Ossigeno.

7- a Francesca Michielin e Fedez. I due rispolverano grandi classici della musica leggera (e non solo) compiendo un’operazione resa ancora più furba da un adattamento ritmato che li sottrae al confronto. Perfetti per strizzare l’occhio al pubblico social, meno evidentemente per acchiappare i favori dei musicisti dell’orchestra. Paraguru.

6 + ad Arisa e Michele Bravi. Il discreto risultato non è all’altezza delle elevate attese, complice una messa in scena incapace di sprigionare il massimo dell’emozione. La scelta di tenersi per mano come fossero in tensione ha restituito precarietà più che unione e condivisione. Bravi ma non bravissimi.

6 alla terza serata del Festival di Sanremo 2021. Tradizionalmente è la serata che ravviva il Festival, con belle e note canzoni; stavolta si inceppa su scelte ed esecuzioni mediocri (soltanto in parte riconducibili a problemi tecnici) che non giovano ad una serata impudentemente xxxl. Per il resto, fa specie che in una stessa sera – al netto della qualità degli interventi – vengano concentrati 3 racconti di malattia (con 2 calciatori): prima Antonella Ferrari, poi Mihajlovic e Donato Grande. Occasione mancata.

6 – a Fasma. Se Nesli c’è e lascia il segno, il big non riesce pienamente ad immergersi con intensità nella cover de La Fine come succede con i suoi brani. Colpa dei problemi tecnici o il suo autotune non si addice a La Fine? Non è la fine (del mondo).

6 - ad Achille Lauro. Complici le presenze di Monica Guerritore e Emma Marrone, l’esibizione acquista maggiore sostanza. Tuttavia abbiamo qualche dubbio sul raggiungimento dell’annunciato obiettivo di rappresentare l’”incompreso genere pop”. Incompreso.

5 a Vittoria Ceretti. Prevedibilmente la top model non riesce ad essere all’altezza di chi l’ha preceduta nelle prime due serate. Sul palco sfila, fa sfoggio di bellezza e dà un tocco di glamour, ma non osa. Non brilla di sicuro per simpatia. Chi si accontenta gode così e così.

4 a Random con i The Kolors. Il promettente cantante non supera la prova cover: Ragazzo Fortunato è stra-personalizzato dall’interprete, ma all’acerbo Random, tra le altre cose, manca una forte presenza scenica. A Random.

3 a Bugo. Oggi siamo tutti un po’ quel Morgan che tredici mesi fa se la prese con il collega per la pessima esecuzione della cover. Senza il Castoldi (ma con I Pinguini Tattici Nucleari), non è andata meglio. Non, non è un’avventura.

2 al momento Io Vagabondo con Mihalovic. Al termine di un’intervista smaccatamente da bar sport, arriva l’annunciato siparietto canoro che si trasforma in un vero e proprio disastro. Canta solo Fiorello a coronamento di una serata che più volte, ahinoi, ha rischiato l’effetto Corrida. Canta che ti passa.



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3 Commenti dei lettori »

1. GioBond ha scritto:

5 marzo 2021 alle 09:19

Complimenti Mattia! TOP



2. Mattia Buonocore ha scritto:

5 marzo 2021 alle 11:56

@giobond grazie



3. Sanremese ha scritto:

5 marzo 2021 alle 12:02

Totale disaccordo sul voto basso a Vittoria Ceretti: ha riportato, bellezza, classe ed eleganza sul palco, quella che la tamarra creola con passaporto italiano della sera prima poteva solo sognarsi. E soprattutto, con buona pace delle femministe boldriniane, si è limitata a fare la valletta classica, senza frignare, senza fare la filosofa improvvisata, senza raccontarci stupidaggini tipo “da bambina me faceano ‘e pernacchie” o roba simile. Mi ha ricordato le vallette di un tempo come Anna Falchi, Vittoria Belvedere, Valeria Mazza, Eva Herzigova, Laetitia Casta (ricordate che genere di supermodelle andavano all’Ariston??).

Ho apprezzato infine sia che i cantanti NON abbiano cantato le loro canzoni, quindi niente rap o trap, sia che lo spazio per achille lauro sia stato notevolmente tagliato, se lo azzerassero sarebbe il massimo.



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