21
ottobre

Disney+ auto-revisionista: Dumbo e gli Aristogatti nella black list dei cartoni «razzisti»

Gli Aristogatti

Gli Aristogatti, xenofobi. Dumbo un po’ razzista. Per non parlare di Peter Pan, ostile al multiculturalismo, e di Lilli e il Vagabondo: anti-asiatico. Abbiamo passato un’infanzia terribile, ma senza saperlo. Solo adesso scopriamo infatti che i più celebri cartoon Disney hanno trasmesso messaggi sbagliati ad intere generazioni. Ad attestarlo è la stessa multinazionale dell’animazione, colpita in pieno dall’idiozia del politicamente corretto a tutti i costi. 

Per evitare accuse di razzismo e di linguaggio inadeguato, Disney + ha infatti ampliato la lista dei propri film che conterrebbero contenuti offensivi e che quindi meritano un’avvertenza alla visione. Al primo giro, nella black list del servizio online c’erano finiti Pippo e Paperino. Nientemeno. Una paranoia retroattiva, visto che i cartoon in questione sono ormai dei classici universalmente riconosciuti anche per i messaggi a lieto fine trasmessi al giovane pubblico. Chiaro: ciascuno di quei film rifletteva i pregi ed i difetti del contesto culturale che li aveva visti nascere, come peraltro accade con qualsiasi rappresentazione artistica.

Ma il dato storico conta poco. Disney+, senza fare troppe distinzioni, ha infatti accompagnato determinati contenuti con il seguente avviso:

Questo programma include rappresentazioni negative e/o trattamenti errati nei confronti di persone o culture. Questi stereotipi erano sbagliati allora e lo sono oggi. Invece di rimuovere questo contenuto, vogliamo ammetterne l’impatto dannoso, trarne insegnamento e stimolare il dialogo per creare insieme un futuro più inclusivo“.

Già in passato la piattaforma aveva individuato alcuni cartoon che potevano contenere “rappresentazioni culturali ormai superate“; ora però l’operazione di ‘auto-revisionismo’ si è spinta oltre. La Walt Disney Company ha infatti aperto una pagina web nella quale vengono stigmatizzati dei precisi contenuti animati, sottoposti precedentemente all’attenzione di un “gruppo di esperti esterni” all’azienda. Ci immaginiamo la rigorosa assemblea riunita per scovare le “raffigurazioni negative” disseminate nei film d’animazione che hanno accompagnato l’infanzia di molti.

Il risultato? Bocciati gli Aristogatti. Nel cartoon c’è infatti un gatto (Shun Gon) che “è raffigurato come una caricatura razzista dei popoli dell’Asia orientale con tratti stereotipati esagerati come occhi obliqui e denti da coniglio“. Non solo. Il felino infatti canta in un inglese “poco accentato doppiato da un attore bianco e suona il piano con le bacchette. Questa rappresentazione – si legge - rafforza lo stereotipo dell’eterno straniero“. Il film inoltre presenta anche testi che “deridono la lingua e la cultura cinese come ‘Shanghai, Hong Kong, Egg Foo Young. Biscotto della fortuna sempre sbagliato’“. Ad alimentare gli stereotipi anti-asiatici sarebbero anche i due gatti siamesi presenti in Lilli e il Vagabondo (1955).

E che dire del ‘pericoloso’ Dumbo. Nel cartone animato, i corvi e il loro numero musicale “rendono omaggio agli spettacoli di menestrelli razzisti, dove artisti bianchi con facce annerite e abiti laceri imitavano e ridicolizzavano gli africani schiavizzati nelle piantagioni meridionali“. In Peter Pan, invece, i nativi indiani sarebbero rappresentati “in ​​un modo stereotipato che non riflette né la diversità dei popoli nativi né le loro autentiche tradizioni culturali“. Anche il fatto che Peter e i ragazzi perduti si dedicano alla danza “indossando copricapi esagerati” viene considerata una forma di derisione della cultura dei nativi.

In Robinson nell’isola dei corsari (Swiss Family Robinson), invece, i pirati “sono descritti come una minaccia straniera stereotipata“. Secondo la commissione arruolata da Disney, erano scorretti pure l’abbigliamento dei suddetti corsari – esagerato e impreciso – e il loro linguaggio, riprodotto come indecifrabile: una “rappresentazione singolare e razzista dei popoli asiatici e mediorientali“. Nel mirino anche Il libro della giungla (1967), dove Re Luigi è rappresentato come un orango con scarse capacità linguistiche, che canta in uno stile jazz Dixieland e viene mostrato come pigro. Il personaggio sarebbe una caricatura razzista degli afroamericani.

Di questo passo, l’assurda caccia alle streghe (ma per il momento Biancaneve non c’entra) è destinata ad estendersi. Per ovvi motivi, infatti, ogni pellicola datata adotta chiavi narrative che vanno contestualizzate prima ancora che biasimate. La medesima logica normalizzatrice aveva indotto Hbo Max a togliere dal proprio catalogo Via col Vento (per contenuti razzisti) per poi riproporlo con l’aggiunta di spiegazioni non richieste.

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3 Commenti dei lettori »

1. lordchaotic ha scritto:

21 ottobre 2020 alle 17:24

A proposito di Biancaneve…. maltrattamenti agli anziani -.-’ e i 7 nani che lavorano e cantano mentre vanno a lavorare??

Ma in Disney si sono drogati e male!!!



2. Vinny ha scritto:

21 ottobre 2020 alle 20:28

Pretendo la correzione dei Jefferson,ogni puntata è ricca di odio verso i bianchi



3. PeppaPig ha scritto:

21 ottobre 2020 alle 23:18

La follia.



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