21
giugno

Rai, la tempesta perfetta di Fabrizio Salini

Fabrizio Salini

Fabrizio Salini ha scatenato la tempesta perfetta. Contro se stesso e la Rai. Dopo due anni di ‘rivoluzioni’ annunciate e mai arrivate, l’Amministratore Delegato di Viale Mazzini pensa ora di poter sistemare alcune annose questioni in pochi giorni. Così, alla vigilia di una nuota stagione tv (periodo caldo in cui si concentrano i rinnovi di contratto e si definiscono i futuri equilibri di palinsesto), il dirigente ha chiesto agli artisti un taglio dei compensi ed ha messo un argine ad agenti e produttori esterni.

Paradosso Rai: Salini taglia e incassa

Un momento meno opportuno per adottare simili provvedimenti, forse, non poteva sceglierlo; l’impressione è che dietro a tale ed improvvisa sollecitudine ci siano state ispirazioni di natura politica. Mettere mano agli stipendi dei conduttori e invocare continuamente una restrizione sulle spese, del resto, non ci sembra una mossa dettata dalla assoluta necessità per un’azienda che fa affidamento sia sugli introiti del canone, sia su quelli pubblicitari. E che quindi gode di una posizione tutto sommato privilegiata.

Il bilancio Rai 2019 ha registrato un incremento complessivo dei ricavi e sul fronte degli ascolti la Rai si è confermata l’editore di riferimento per la maggioranza degli italiani. Ritoccare al ribasso alcuni contratti, quindi, può avere senso ed è pure legittimo, ma far trapelare la volontà di adottare tagli generalizzati non ci è sembrata una scelta particolarmente avveduta se non in termini demagogici.

Agenti e produttori: lo strapotere concesso dalla Rai

Anche l’intervento sullo strapotere di alcuni agenti dello spettacolo e di alcune case di produzione è stato, per certi versi, un passo azzardato. Non perché sbagliato (alcune situazioni dovrebbero, a nostro parere, essere poste all’attenzione dell’Antitrust), ma perché assolutamente tardivo e poco puntuale. Adottare un simile provvedimento mentre si sta programmando la futura stagione rischia di creare attriti ed impasse controproducenti. E come al solito, c’è da scommettere che in determinate circostanze si troveranno escamotage per aggirare la regola. Va inoltre sottolineato che il suddetto strapotere è stato conferito ad agenti e produttori dalla stessa Rai, che ha appaltato loro intere fasce di palinsesto, pur vantando risorse creative e professionalità in grado di sostenere un incremento delle produzioni interne.

Rai e politica: come prima, più di prima

In un clima così confuso, la Rai di Fabrizio Salini non si può certo considerare – nonostante i buoni propositi formulati a suo tempo – diversa o migliore di quella gestita dai suoi predecessori. Anzi, con l’attuale AD sembra che certi nodi insoluti stiano venendo al pettine e che la volontà di impostare un servizio pubblico libero dalle influenze della politica sia andata a farsi benedire. Ancora una volta.

Dal top manager romano, che arrivava a Viale Mazzini con un curriculum da addetto ai lavori, ci si aspettava un approccio diverso, più televisivo e smaliziato. Ma non è andata così: i riflessi governativi (giallo-verdi prima e giallo-rossi ora) si sono fatti sentire. E si faranno sentire anche in alcune scelte dei nuovi ed imminenti palinsesti.

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