12
giugno

La Vigilanza Rai striglia Salini: limitare il potere di agenti e società esterne

Fabrizio Salini

La Vigilanza Rai entra a gamba tesa sull’ormai annosa questione degli agenti e delle società di produzione esterne. La Commissione parlamentare ha chiesto perentoriamente all’azienda del servizio pubblico di attuare l’autoregolamentazione di cui l’emittente si era dotata in tempi non sospetti. Ma che, di fatto, non sarebbe stata mai applicata.

Di una risoluzione sull’argomento si parlava già nel 2017, con la promulgazione – da parte della Vigilanza – di precise norme per evitare conflitti d’interessi tra le figure esterne (manager e società) attive in Rai. E lo scorso novembre, l’AD Fabrizio Salini annunciava l’entrata in vigore di una autoregolamentazione per il 1 gennaio 2020. Al momento, però, non si sarebbe mossa foglia.

Con una lettera in cui viene contestata la mancata attuazione della risoluzione unitaria in merito, il Presidente della Vigilanza Alberto Barachini ha quindi convocato l’AD di Viale Mazzini. L’obiettivo è quello di passare dalle parole ai fatti, già in vista dei prossimi palinsesti autunnali, rispetto ai quali la Bicamerale ravviserebbe il rischio di ‘oligopolio’ da parte dei manager più influenti. La Commissione di Vigilanza sarebbe pronta ad appellarsi ai Presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, se la Rai non dovesse attuare la risoluzione.

Secondo alcune ricostruzioni, anche la cancellazione del futuro programma musicale che Amadeus avrebbe dovuto condurre e realizzare con Arcobaleno Tre, la società del suo agente Lucio Presta, sarebbe da collegare ad un primo giro di vite deciso a Viale Mazzini.

In caso di piena applicazione delle norme proposte a suo tempo dall’Agcom, gli agenti dovranno comunicare al Garante i nomi di tutti gli artisti che seguono e non potranno rappresentare più di tre artisti all’interno di un programma che li vede anche come produttori. Dovrà inoltre essere comunicato se l’agente ricopre un ruolo all’interno di società, enti, associazioni o uffici pubblici che finanziano la produzione o distribuzione di opere artistiche.

Nelle intenzioni, l’autoregolamentazione sul conflitto d’interessi datata 2017 prevedeva anche sostegni e spazi a produttori indipendenti e giovani autori. Norma altrettanto sensata, che auspichiamo trovi applicazione.



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2 Commenti dei lettori »

1. controcorrente ha scritto:

12 giugno 2020 alle 19:34

il vero grande male della TV pubblica.. in mano a piccoli gruppi privati che decidono al posto di dirigenti e capi-struttura chi deve lavorare e chi no..



2. nicopastore ha scritto:

13 giugno 2020 alle 10:15

Sarebbe auspicabile un ritorno alla merotocrazia. Ciò avverrà quando davvero le varie agenzie con i loro agenti avranno meno potere. Il loro potere dovrà essere la bontà della proposta progettuale. Utopia?



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