17
febbraio

Rai3 alla scoperta dei veri «Commissari». Pino Rinaldi a DM: «E’ una trasmissione fatta di una verità assoluta»

Commissari - Sulle Tracce del Male

Commissari - Sulle Tracce del Male

Il pubblico italiano ama i commissari. Da Maigret a Montalbano, passando per Cattani de La Piovra, negli anni si è appassionato alle loro indagini per finta, idealizzando personaggi nati dalla penna di un autore ed eleggendoli a propri eroi. Ma gli eroi, quelli veri, esistono fuori dallo schermo, rischiano la vita ogni giorno per uno stipendio dignitoso che non li renderà mai ricchi, non sono delle star ma hanno da raccontare storie che farebbero impallidire i loro alter ego televisivi. E a dargli voce arriva il nuovo programma di Rai 3 Commissari – Sulle Tracce del Male, in partenza stasera intorno a mezzanotte. 

Commissari – Sulle Tracce del Male nella mezzanotte del sabato di Rai 3

Ideatore e volto del programma Pino Rinaldi che, dopo trent’anni di indagini a Chi l’ha Visto, ha deciso di approfondire il dietro le quinte dell’investigazione, scovando alcuni casi di provincia, poco noti alla cronaca, e raccontandoli in quattro puntate. Quattro puntate in cui intervisterà quattro “commissari” – in realtà Capi della squadra Mobile, Vicequestori – ovvero tre uomini e una donna che quelle indagini le hanno risolte, restandone in qualche modo segnati.

Non aspettatevi però un comodo salotto in cui discuterne né le solite ricostruzioni con attori a riavvolgere il filo della storia: una scenografia spartana, un tavolo, due sedie, materiale di repertorio e veri documenti, immagini, filmati e registrazioni audio saranno gli unici elementi a corredo di un racconto in divenire, che sarà svelato passo dopo passo. Anzi, quasi come in una fiction, scena dopo scena.

L’intuizione è semplice ma forte: non prendere spunto da fatti reali per inventare una storia ma sfruttare i tempi e meccanismi della tv per svelare la realtà, capovolgendo il classico sistema narrativo. E, per comprenderla meglio, abbiamo chiesto a Rinaldi di illustrarcela.

“Questa trasmissione è fatta di una verità assoluta, è autentica perché tutti gli elementi mostrati ed usati sono autentici. Ci sono dei passaggi in cui viene fuori l’ambientazione, altri in cui il personaggio racconta il perchè dei suoi gesti. Senza saperlo, senza un disegno preordinato, scopriamo che la realtà contiene degli elementi cinematografici. E’ un racconto che poi diventa film, che poi diventa cronaca, è l’intrecciarsi di diversi film, c’è il giallo, ci sono elementi umani di chi investiga, delle vittime, dei colpevoli”.

Le indagini scelte sono state molto complesse, in certi casi violente, sorprendenti, e Rinaldi è andato a cercare la verità fino in fondo, grattando la superficie. E’ entrato dentro le storie non accontentandosi “di quello che sbriciola il vicequestore di turno, di quello che può dire alla stampa“. I quattro protagonisti del programma prodotto da Magnolia diranno tutto, sveleranno i retroscena, anche gli errori commessi, le piste sbagliate, le loro tecniche investigative, non mancando di riconoscere i giusti meriti ai propri sottoposti fino a condurre il pubblico verso la risoluzione del caso.

Un’esperienza toccante per il giornalista, che ha creato un format diverso dagli altri. Non è un docu-film, un film e nemmeno un servizio giornalistico: è tutto ciò messo insieme. Ma, aldilà della struttura del giallo vero e proprio che impera, è un racconto umano, fatto di persone prima che di commissari, capaci di far sciogliere i carnefici e farli confessare magari grazie ad un piccolo gesto di umanità, che crea empatia lì dove non crederesti mai.

“Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno uno spessore umano oltre che professionale straordinario, una grande umiltà, che mentre raccontano la storia piangono, che hanno vissuto quella storia sulla loro pelle. Sono persone attraversate da una passione, da un’abnegazione, da un’energia che mi ha sorpreso, sono rimasto sconcertato”.

Commissari – Sulle tracce del male: il caso della prima puntata

La prima puntata dal titolo Romanzo criminale riguarda un’indagine partita nell’estate 2012 a Manfredonia, provincia di Foggia. Un cruento duplice omicidio, un ragazzo scomparso nel nulla e l’omicidio di un pensionato, rapinato e massacrato nel suo garage; tutti fatti apparentemente impossibili da collegare uno all’altro. All’improvviso però arriva l’intuizione del capo della squadra mobile Alfredo Fabbrocini che potrebbe mettere insieme i pezzi di un puzzle impossibile da completare. L’investigatore punta tutto su un ragazzo di trent’anni, spregiudicato e dalla forte personalità, capo di una gang di giovanissimi. Intercettazioni, microspie, telecamere stringono il cerchio ma non bastano. Serve una confessione. Incastrati per una rapina, i sospettati si ritrovano faccia a faccia con il detective. Inizia così il sottile lavoro psicologico dell’investigatore che cerca di entrare nella mente del criminale. Una relazione intensa e delicata, che porta alla risoluzione di un caso complesso.



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