29
giugno

La Gabbia chiude, Gianluigi Paragone a DM: «Scelta del Direttore, non c’entrano gli ascolti. Nessuno fa i miei risultati con 90 mila euro a puntata»

Gianluigi Paragone

Il tele-martire non lo vuole fare. “Non ho mai amato i giornalisti martiri“, ammette. Ma qualche precisazione, ora, ci tiene a darla. Nel day after la chiusura de La Gabbia, Gianluigi Paragone non ha perso il piglio battagliero che lo ha sempre caratterizzato anche in onda. Da noi contattato, il conduttore ci ha svelato le motivazioni che avrebbero portato alla cancellazione del suo talk show. La decisione, ovviamente, è partita dal nuovo direttore di rete Andrea Salerno, che ora ragionerà col giornalista sulla sua presenza futura in palinsesto.

Gianluigi, che motivazioni ci sono dietro alla chiusura del tuo programma?

Chi mi conosce sa che non ho mai amato i giornalisti martiri. E’ una scelta del direttore quella di chiudere un programma e sarà altrettanto scelta del direttore propormi degli altri margini di collaborazione. Quindi capiremo presto se il problema è La Gabbia o è Paragone. Intanto La Gabbia chiude, il direttore mi ha chiesto di ragionare insieme su altre proposte e capiremo insieme se potranno essere realizzate.

Ma è vero che il direttore di rete non gradiva i toni usati nella trasmissione?

Io e lui abbiamo parlato e ci siamo detti cose riservate. E’ fondamentale dire che ho avuto quattro anni di libertà massima con Cairo e non ho mai trovato un editore così disponibile a concedere carta bianca. Non mi ha mai detto nulla. Quindi mi sono formato con questa mentalità ed Urbano è ancora l’editore. Può darsi che a Salerno non piacesse quel programma, ma il direttore ha tutto il diritto di chiudere ciò che non gli piace, non c’è censura o fascismo. Lui mi ha detto che non gli piace la scrittura del programma e io gli credo, non mi ha detto che non gli piace ciò che penso o i contenuti. Quindi vedrò presto se, in altro modo e con un’altra scrittura, potrò dire le mie cose oppure no. Ho ancora un anno di contratto con La7.

Ieri hai salutato il pubblico dicendo «Ha vinto il ‘Ciaone’». A cosa ti riferivi?

Oggi con ‘ciaone’ si intende tutto. Era un modo con cui non volevamo fare alcuna polemica, come si è visto. L’ho buttata sulla battuta: il ‘ciaone’ può essere il modo renziano di salutare le cose ma anche un’espressione divertente.

A te risulta che ci siano trattative tra La7 e Giletti? Qualcuno ha ipotizzato che Massimo possa prendere il tuo posto al mercoledì.

Non ne so niente. Io auguro solo a tutti di saper fare un programma con il costo budget con cui l’ho fatto io, cioè 90mila euro. Andate in giro a chiedere se qualcuno fa gli ascolti che faccio io con 90mila euro in prima serata.

Quindi la chiusura de La Gabbia non è stata una questione di ascolti?

No. Chi dice del problema degli ascolti vuol dire che non sa di televisione. Il direttore Salerno non mi ha assolutamente posto questo problema. I nostri ascolti sono i terzi migliori della settimana e comunque ripeto: andate a controllare se c’è una prima serata sul mercato televisivo in Italia che ha un costo di 90mila euro a puntata. Se me ne trovate una che fa il 2,7% di media ci rivediamo e accetto la sfida a farlo con meno budget. Ma siccome nessuno viene a sfidare me su questo budget, devono stare tutti in silenzio rispetto ad una squadra che con 90mila euro ha fatto più di quaranta prime serate.

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