20
giugno

CARI SCENEGGIATORI, DATECI UN TAGLIO. O MEGLIO, UNA FINE

Non dirlo al mio capo

Molte case di produzione sono all’opera per realizzare nuovi prodotti seriali con i quali deliziare il pubblico. Così, questo piovigginoso preludio d’estate diventa il momento giusto per dire quello che abbiamo da dire, pena il dover tacere per sempre o, almeno, fino alla prossima cocente delusione. Dunque, signori, pur con il massimo rispetto, siamo qui a ricordarvi che non siete tutti J. J. Abrams e non state accingendovi a creare quel seppur controverso capolavoro che è stato Lost: voi i finali aperti ve li dovete scordare. E vi spieghiamo anche il perchè.

Lasciare il finale aperto ad una fiction durata sei/dodici serate è un qualcosa che non si fa a prescindere, perchè tradisce il patto con il telespettatore che:

1. ha seguito una storia;

2. ha fatto delle ipotesi e/o riposto delle speranze;

3. vuole sapere come va a finire.

Tuttavia, nel caso in cui voi foste certi di produrre un nuovo capitolo della fiction in questione, qualche licenza potreste anche concedervela e mettere dopo l’epilogo un bel cliffhanger con cui stuzzicare la curiosità per il futuro.

Un esempio sublime di come vada gestita la questione potete trovarlo in Una Grande Famiglia: alla fine di ogni stagione il nodo cruciale attorno al quale era stata avvolta la trama poteva dirsi risolto (Edoardo è vivo; i cattivi non ci sono più) ma intanto veniva lanciato un nuovo amo per continuare la pesca. Almeno fino all’epilogo della terza stagione nel quale gli autori, non essendo affatto sicuri di proseguire oltre, hanno messo un punto alla storia per non lasciare nulla di incompiuto.

La stagione televisiva appena terminata, invece, è stata costellata di fiction che non si sono concluse e che molto probabilmente non si concluderanno mai, perchè non avranno un seguito, visto il netto calo di ascolti registrato dal genere e i sonori flop che sono piovuti. Pensate a I misteri di Laura, terminato prima di sapere se la protagonista avrebbe coronato o meno la sua storia d’amore con il collega poliziotto, fresco di trasferimento; o peggio che mai pensate a Tutti insieme all’improvviso dove, dopo che il giovane Paolo ha scoperto che Walter era suo padre e non suo zio, piuttosto che affrontarlo è partito per un lungo viaggio senza fare più ritorno.

Qualcuno potrebbe obiettare che questi erano esperimenti, tentativi, e che dunque non sono state prese le giuste misure. E che dire allora dell’espertissima Lux Vide, che ha costruito per la Rai un’intera serie sul fatto di non far scoprire a Enrico che Lisa era madre di due figli e poi glielo ha fatto sapere negli ultimi due minuti di Non dirlo al mio capo, non dandogli neanche il tempo di reagire ma, come se non bastasse, facendogli spuntare una moglie a carico?

Questa, signori, non è narrazione, è confusione. Questo non è raccontare una storia, è prendere un pentolone e buttarci dentro un mare di ingredienti pensando che, poiché tutti di buona qualità, ne verrà fuori un piatto appetibile. Ebbene no, è un piatto indigesto, che non lascia soddisfatti, che non toglie la fame, che verrebbe voglia di non ordinare mai più.

Allora, per il futuro ricordate di non fare il passo più lungo della gamba, di non pensare che il vostro prodotto arriverà al decimo capitolo, accettate il fatto di non essere invincibili: la tv non è più quella di una volta, non è più quella in cui Incantesimo era il gotha e il genere seriale non è più una certezza ma un tentativo perpetuo, come tutti gli altri.

Rispettate un pochino di più il vostro pubblico, mettete da parte le manie di grandezza e, almeno voi che avete il potere di decidere come va a finire, usatelo, questo potere. Ché la vita vera è già abbastanza sospesa di suo.



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11 Commenti dei lettori »

1. xxxxx ha scritto:

20 giugno 2016 alle 15:49

Io non ci trovo niente di male nei finali aperti, purché scritti con intelligenza. Certo, SE LA FICTION FLOPPA e non si è sicuri della messa in onda di una seconda stagione, però, è MEGLIO FARE SUBITO UN FINALE CHIUSO. A mio avviso, si dovrebbe fare come nelle serie americane: girare due finali, uno chiuso e uno aperto, in modo tale che se la fiction floppa si manda la versione della puntata con finale chiuso, altrimenti, SE C’E’ LA CERTEZZA DI UNA NUOVA STAGIONE, si può tranquillamente mandare la puntata con finale aperto (che, secondo me, è un ottimo modo per fidelizzare il pubblico).



2. Jake Brown ha scritto:

20 giugno 2016 alle 15:55

90 minuti di applausi.
Magari in “Non dirlo al mio capo” la conclusione forse ci sarà e dico forse perché pure “Un’altra vita” nonostante ascolti monstre e un finale non proprio aperto ma nemmeno concluso ancora la seconda serie non vede luce ( a meno che non si apra davvero quella antologica con Anna Valle che comunque non concluderà le vicende in sospeso della dottoressa interpretata dall’Incontrada)
Per non parlare poi de’ I Cesaroni 6(da stendere un velo pietoso)



3. Stefania Stefanelli ha scritto:

20 giugno 2016 alle 16:03

@xxxxx: buona idea. ;)



4. Peppe93 ha scritto:

20 giugno 2016 alle 17:47

Concordo in pieno con l’articolo.



5. Dalila ha scritto:

20 giugno 2016 alle 21:46

Xxxxx,concordo in toto.È un vero peccato lasciare con l’ amaro in bocca per un finale che finale non è.Due opzioni sarebbero una garanzia in tutti i casi.O fidelizzi o si chiude senza strascichi.



6. Beppe ha scritto:

21 giugno 2016 alle 08:46

Mia figlia è ancora lì che non si capacita della sparizione dei Cesaroni e di tutto quello che è rimasto in sospeso… ed è difficile giustificare ad una bambina un discorso esclusivamente economico



7. marco ha scritto:

21 giugno 2016 alle 10:27

Perchè sorprendersi? Nelle serie tv americane è una prassi.



8. Renato ha scritto:

21 giugno 2016 alle 14:48

Io vorrei sapere chi è che scrive questi articoli e soprattutto come arriva a fare un ragionamento del genere??? La pecca delle serie italiane è propriamo questa: raccontare tutto nella prima stagione (ma proprio tutto) e non avere più niente da dire nelle stagioni seguenti e arrivare così a stravolgere i prodotti. Ma meno male che gli sceneggiatori hanno imparato ad usare questo espediente, anche perché (almeno io) non ho per niente nostalgia dei finali di un medico in famiglia con tutto il cast che canta la sigla o che festeggia un matrimonio. Il pubblico va corteggiato, deve avere un valido motivo per vedere la seconda stagione. È stato fatto l’esempio di non dirlo al mio capo: una serie che (stranamente) ho molto apprezzato, ma che per avere successo deve rimanere così com’è. Se alla fine della prima stagione avessero fatto mettere insieme Lisa ed Enrico (il quale l’avrebbe perdonata per la bugia) cosa avrebbero potuto raccontare nella seconda stagione?? Invece in questo modo potremo vedere ancora Lisa alla prese con il burbero carattere di Enrico (liet motive fondamentale della serie), ma non solo: vedremo come si evolverà il personaggio di Perla ecc. Questo per dire che andrebbero incoraggiate certe pratiche e non criticate. Un altro grande esempio che mi viene in mente è Tutti pazzi per amore: prima stagione impeccabile, dove però, con quello che i protagonisti passano nell’arco dei 26 episodi (innamoramento, gravidanza, crisi, ricongiungimento, quasi matrimonio, poi di nuovo crisi e poi lieto fine) in America avrebbero fatto almeno tre stagioni… Con il risultato che le successive stagioni di Tppa sono state un declino inesorabile. L’unica vera soluzione sarebbe adottare il modello americano: si testa l’episodio pilota e poi si ordano un tot di episodi a seconda del riscontro. Si risparmeriebbero tanti soldi e si ridurrebbe il rischio di finale aperto in eterno…



9. marilena ha scritto:

21 giugno 2016 alle 19:57

Concordo pienamente con l’articolo



10. Daniela ha scritto:

22 giugno 2016 alle 14:18

Secondo me il punto è che 6 puntate sono state veramente poche speriamo che si prospetti il seguito di “non dirlo al mio capo “altrimenti gli telespettatori con difficoltà seguirebbero ancora fiction si intense ma troppo brevi….sono convinta che la Rai non si farà scappare un’occasione così importante,almeno spero….



11. Kikka ha scritto:

2 luglio 2016 alle 18:02

Assolutamente daccordo, questa nuova moda é risibile…come dicevi giustamente tu poi qui non si parla di serie creative a sfondo diciamo “giallo” (come appunto era Lost, ma potrei citare anche The Mentalist), quindi lasciare un brutto *cliffhanger* gestito male mi pare proprio l’apoteosi: come diretto risultato si otterrebbe solo che il pubblico si senta preso in giro e decida proprio di non seguire per niente una nuova serie in arrivo la prossima volta.

Concordo con chi diceva che c’é modo e modo di concludere serie simili, la logica vorrebbe che chiudessero con la trama principale, e poi eventualmente, come un ideale “titolo di coda”, che lasciassero una mini scena per solleticare la curiosità dei fan su di una eventuale futura stagione (prendano esempio dai Marvel Studios, loro della chicca finale ne hanno fatto un’arte!).



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