17
maggio

ROMANZO SICILIANO: STORIA E CAST CI SONO. SE SOLO TAODUE USCISSE DAL SUO SEMINATO…

Romanzo Siciliano

Taodue non si smentisce. Le sue fiction hanno un marchio di fabbrica, si somigliano tremendamente, e questa tendenza può, da un lato, essere considerata una riuscitissima firma della casa di produzione, dall’altro, può avere il sapore della scarsa propensione al cambiamento ed alla novità. Il che è strano, considerato quanto Valsecchi diceva non troppo tempo fa a proposito del non dover mai proporre qualcosa di già vistoRomanzo Siciliano, la nuova fiction partita ieri sera (con ascolti bassi), coniuga alla perfezione tutto ciò che lui e la sua squadra hanno avuto modo di sperimentare in passato.

Romanzo Siciliano: un prodotto pieno di déjà vu

In Romanzo Siciliano c’è la terra di Squadra Antimafia, il padre vedovo di Distretto di polizia (e poi Squadra Mobile), ci sono volti già noti a quel pubblico di Canale 5 e, nonostante i Ris dovevano esserci e poi sono stati eliminati (il progetto di Romanzo Criminale nasceva come un Ris Sicilia), la loro impronta è rimasta, indelebile. Basti pensare che la serie si è aperta con la strage causata da un bombarolo e che le indagini sono state praticamente identiche a quelle eseguite dal buon Lorenzo Flaherty nel lontano 2005.

La storia, però, è di quelle che prendono al cuore, coniugando legalità e famiglia e puntando sull’emotività suscitata dalla giovane età delle vittime della strage. Il racconto è sviluppato benissimo, il pathos cresce e, a dispetto di un certa voluta lentezza narrativa, la tensione non si spezza e lo spettatore può appassionarsi facilmente. Peccato solo che molto spesso i colpi di scena siano “telefonati”, e dunque svelati prima ancora che accadano.

Romanzo Siciliano: il cast funziona

Il cast, benchè composto da volti visti e stravisti in universi fatti di indagini e malavita, funziona. Filippo Nigro e Claudia Pandolfi fanno il loro lavoro senza sbavature; Ninni Bruschetta non delude mai, né nei ruoli leggeri in cui si è soliti vederlo ultimamente né in quelli drammatici come questo (è il boss); Alessio Vassallo è ancora più incisivo che ne Il Giovane Montalbano e, quanto a Fabrizio Bentivoglio, la sua prima prova da detective può dirsi riuscita al pari di tutte quelle che ha in curriculum.

In conclusione, visto che gli elementi forti ci sono, sarebbe bastata un po’ di fantasia in più a fare la differenza: se ci sono riuscite Lux Vide e addirittura Ares ad uscire un po’ dal proprio seminato, potrebbe provarci qualche volta anche Taodue, un tempo eccezionale pioniera.

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4 Commenti dei lettori »

1. Giulio ha scritto:

17 maggio 2016 alle 16:05

Beh il risultato deludente delle fiction di c5…secondo me è tutto imputabile al disperato utilizzo de Il Segreto, puntando su quello hanno perso una fetta importante di pubblico, per non parlare della scelta di uscire da Sky….qui il pubblico giovane se lo sono giocati!



2. a ha scritto:

17 maggio 2016 alle 17:45

mandarlo contro una fiction al penultimo episodio, che parla allo stesso pubblico, ha fatto il resto



3. gianni ha scritto:

18 maggio 2016 alle 09:51

Condivisibile il commento. Però non siate ingiusti: ok qui siamo sul solco della sua tradizione crime ma Taodue ha anche sperimentatocon gli eccellenti XIII Apostolo e Il Bosco, e addirittura con il meno riuscito Benvenuti a tavola (c’era pure D’amore di Gomorra, ricordiamolo ora che tutti lo incensano per quella sopravvalutatissima serie)



4. Myriam ha scritto:

23 maggio 2016 alle 10:43

Mi dispiace, ma, anche questa volta, il prodotto è noioso e ripetitivo. Bentivoglio non è assolutamente adatto al ruolo, freddo e monocorde, come tutto il cast… La Taodue avrebbe dovuto investire sul Tredicesimo Apostolo, l’unica vera novità, anziché insistere con la solita solfa… mafia e telenovele… che barba che noia che noia che barba!



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