5
maggio

SQUADRA MOBILE: UNA SERIE SENZA IDENTITA’

Squadra Mobile

L’esordio di Squadra Mobile, lo scorso 20 aprile, è stato tutto sommato positivo (18.06% di share). Un risultato dettato con ogni probabilità dalla curiosità dei telespettatori di ritrovare una pietra miliare della fiction Mediaset come Roberto Ardenzi. Ma il ritorno dell’integerrimo poliziotto interpretato da Giorgio Tirabassi in Distretto di polizia non è bastato a tenere il pubblico incollato al video: la settimana successiva lo share è crollato al 14.83%, ed è rimasto stabile anche nel terzo appuntamento di ieri sera. Perchè?

Squadra Mobile: lo spettro di Distretto di Polizia confonde

Perchè Squadra Mobile non ha identità, è solo un surrogato di varie cose, anche piuttosto confuse. Tanto per cominciare non è Distretto di Polizia, ma lo spettro del fu Decimo Tuscolano è ossessionante: tornato a Roma Ardenzi non ha cercato i vecchi colleghi ma incontra per caso il buon Antonio Parmesan sulla tomba di sua moglie Angela; la figlia Maura, che non aveva idea che sua madre fosse stata uccisa, ora sta portando avanti di nascosto un’indagine per scoprire la verità… indagine che il pubblico ha già fatto per tutta la durata della terza stagione di Distretto e pure risolto! Cos’è, un déjà vu?

Squadra Mobile: poliziotti inaffidabili per protagonisti

La confezione e il contenuto della serie, poi, non combaciano: la sigla è composta da immagini pulite e nitide della città accompagnate da una musica rilassante, che sembra voler abbracciare lo spettatore, quasi a farlo sentire protetto dalle forze dell’ordine protagoniste. Ma così non è. Anzi, i toni vorrebbero essere forti, “sporchi”, e i poliziotti raccontati sono venduti, alcolisti, violenti, complessati, inesperti, creduloni e non sanno neanche fare il proprio lavoro, visto che nella serata d’esordio falliscono ben due tentativi di sventare dei suicidi. Cosa che ha fatto inalberare il Siap – Sindacato italiano Appartenenti Polizia – che è arrivato addirittura a chiedere la sospensione della serie. Ma non ce n’era bisogno, tanto a questi personaggi troppo scritti, caricati e prevedibili non ci crede proprio nessuno.

E come se non bastasse ci si mette pure il titolo a confondere il pubblico, perchè richiama inutilmente alla mente Squadra Antimafia. Il paragone viene spontaneo, complice anche il fatto che le due fiction sono prodotte dalla stessa casa di produzione, ed è impietoso. Che bisogno c’era di complicarsi la vita?

Nel complesso un risultato poco credibile. Ed è un peccato, perchè alcuni interpreti funzionano – Tirabassi, naturalmente, ma anche Daniele Liotti, Antonio Catania, Serena Rossi e Marco Rossetti – e perchè l’idea di riesumare un personaggio così caro al mondo della tv e ormai sepolto negli annali non era male. Ma il nostro Ardenzi in questo contesto ci sta come i cavoli a merenda e, ingenuo come mai, non si rende conto del marcio che lo circonda e del fatto che il suo più caro collega è un assassino. Di questo passo, diciamolo, rischia di perdersi anche il bel ricordo che avevamo di lui.

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