10
febbraio

FESTIVAL DI SANREMO 2015, I DEAR JACK NON PUNTANO ALLA VITTORIA, GRIGNANI CANTA UNA BALLATA SOCIALE

Dear Jack

Dopo il secondo posto ottenuto ad Amici hanno spopolato. E, infatti, i Dear Jack sono dati tra i favoriti in questa edizione del Festival di Sanremo. In gara con il brano “Il mondo esplode tranne noi”, però, non sembrano pensare troppo al gradino più alto del podio, anzi, in un’intervista a Il Mattino, hanno confessato “non puntiamo alla vittoria, ma al pubblico”.

D’altronde, il secondo posto ad Amici è stato il preludio al successo del loro primo album e dei loro concerti. “Ad Amici siamo arrivati secondi, alle spalle di Deborah Iurato, poi abbiamo vinto in classifica, ai concerti, negli stadi”, spiegano al quotidiano. E confessano di sentire “forte la responsabilità di un palco così importante. Ma andiamo all’Ariston per fare i Dear Jack, non cambiamo pelle”. Su quel palco incontreranno artisti come “Nek, Grignani, Britti. Ti fa impressione – dicono – Eravamo bambini quando loro diventavano star”.

Grignani torna al Festival di Sanremo, 20 anni fa da Destinazione Paradiso

Effettivamente, sono passati 20 anni dal debutto sul Palco dell’Ariston, con Destinazione Paradiso, e Gianluca Grignani torna al Festival quest’anno, per la sesta volta, con “Sogni infranti”, una ballata sociale, come la definisce lui stesso in un’intervista con Il Tempo in edicola questa mattina. Un canzone, nata dopo il dramma dell’alluvione di Genova, che dedica a tutti gli italiani, ispirata in parte da Calvino (con “I sentieri di nidi di ragno” e “l’idea del patriottismo che non è di destra né di sinistra”), Ginsberg (la sua lettura gli ha suggerito il verso “lo Stato come piombo si sopporta”, “non alludo solo allo stato-nazione, anche alla vita che manca di leggerezza”) e Papa Bergoglio (che insegna “l’umanizzazione del Signore”, che si ritrova nel testo con la frase “Se solo fossi Dio, proverei dei sentimenti pure io”).

Mi hanno sempre triturato usando la cronaca – ha spiegato il cantautore al quotidiano romano – anche perché io mi sono difeso poco. Ma “Sogni infranti”, ripeto, parla per ognuno. Vuole essere un collante per tutti gli italiani perché reagiscano a questo momento in cui è difficile persino sentirsi vivi. Non dobbiamo delegare la salvezza ai politici, quelli pensano solo al proprio tornaconto. Per cambiare la situazione dobbiamo svegliare la nostra coscienza sociale, mobilitarci. Però occhio, non ho soluzioni, non sono uno statista”.



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