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ottobre

SE IL SERVIZIO PUBBLICO LO FANNO PETROLIO, SLANG E PECHINO EXPRESS

Giammaria - Della Gherardesca - Greco

Giammaria - Della Gherardesca - Greco

Partiamo da un assunto: per quel che mi riguarda, servizio pubblico può essere tranquillamente un reality. Badate bene, anche reality in senso stretto che non abbia fini pedagogici e/o pseudo-sociali. Perchè l’errore più comune commesso dall’intellighènzia della tv sta tutto nell’identificare la mission della tv pubblica con l’indottrinamento del pubblico, con programmi dal linguaggio aulico e poco comprensibile, permeati da quell’aura radical chic che compiace solo chi la mette in piedi.

Programmi del genere, infatti, pur riscuotendo grassi consensi di critica, allontanano inevitabilmente gli spettatori, rendendo il servizio pubblico un “servizio per pochi intimi“. Ho sempre ritenuto che la televisione, per assolvere alla mission che una tv di Stato deve necessariamente far propria, debba mixare alto e basso, aulico e popolare, informazione e intrattenimento. Perchè c’è modo e modo di ‘istruire’ ma i professori con la bacchetta agli studenti non sono mai piaciuti. Se, poi, all’interno delle lezioni non metti la ricreazione, quale pensate che possa essere l’effetto dell’insegnamento?!

Ecco perchè non ho approvato le ultime scelte dei vertici Rai. Quelle che, in parole povere, hanno ammazzato programmi come La Vita in Diretta, divenuto oramai una sorta di telegiornale chiacchierato ai quali la ‘massaia’ preferisce di gran lunga Il Segreto. Capite? Una te-le-no-ve-la. O, ancora, quelle scelte che hanno portato alla cancellazione dei reality dagli schermi dell’azienda di Viale Mazzini, neanche fossero l’origine di tutti i mali. Più onesto sarebbe stato affrontare ogni singolo caso, perchè il “male” non sta nel genere ma nel modo e alcuni programmi di infotainment possono essere ’spazzatura televisiva’ quanto e più di un reality realizzato con tutti i sacri crismi.

Succede, poi, che esistano delle oasi felici, distintesi per essere riuscite a sintetizzare un’ottima formula di ’servizio pubblico’.

Pechino Express, vero esempio di come si possano coniugare tutti quei fattori di cui si è parlato qualche ‘riga fa’. Un bel concentrato di intrattenimento e divulgazione, declinato in un nuovo concetto di reality che mette al bando studi, televoti e nominations varie, catapultando i concorrenti on the road tra nuove culture e stili di vita ben lontani da quelli nostrani. Per la serie, ‘giocando s’impara‘.

Petrolio e Slang. Due seconde serate che si caratterizzano per un linguaggio nuovo che ha scardinato i canoni tipici della late night del Belpaese. Meno chiacchiere e più materiale utile, nel primo caso, a scoprire le ricchezze della Penisola; nel secondo a mostrare entusiasmanti casi di chi ha realizzato il sogno americano. Un approccio essenziale ma efficace che alla ‘teoria’ preferisce la ‘pratica’ con testimonianze sul campo che raccontano e informano, soddisfacendo più palati. Il programma di Duilio Giammaria assume una connotazione ancora più pregevole se lo si rapporta alla rete di messa in onda, Rai1, più restia a sperimentazioni come questa.

Alla fine, basta poco per una tv al passo coi tempi.

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2 Commenti dei lettori »

1. Marco89 ha scritto:

9 ottobre 2014 alle 14:54

Ammetto di non essere un telespettatore assiduo dei tre programmi citati ma chapeau per l’articolo. L’essenza e’ quella. Io aggiungerei il discorso fiction: non e’ che piu’ buonismo ci metti piu’ fai servizio pubblico. Ripensiamo a lavori come La Piovra o Racket….anche quello era servizio pubblico. E’ giusto ci sia un po’ di tutto ma in Rai non e’ cosi’. Il vero servizio pubblico, lo dice la parola, e’ essere vicino alla gente, tutta, anche ai giovani. Almeno sforzarsi…siamo tornati indietro.



2. Nina ha scritto:

10 ottobre 2014 alle 11:02

Leggere Davide ti da sempre la gioia di sapere che ci sono delle teste libere.



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