Il Post di Irene Pivetti


9
novembre

GABRIELE BELLI, FORSE NON UN MASCHIO MA…

Gabriele Belli, Irene Pivetti

Gabriele Belli è un uomo che combatte. Da tutta la vita combatte, prima dentro e contro il corpo di Elettra, quella donna che lui sembrava essere, e non è mai stato, la ragazza per tutti un po’ diversa, e così uguale invece, se la si fosse vista com’era realmente, un ragazzo della sua età, con i suoi desideri, i dubbi e le paure.

Ma a Gabriele non era permesso avere solo paura di crescere: Gabriele doveva provare anche il dolore di essere, di vivere ostaggio nel suo stesso corpo, di mentire a sé per non mentire agli altri, fino all’orlo della pazzia, nella vertigine dei gesti quotidiani, finché morte non ci separi. Magari una liberazione, ha pensato, e non una sola volta, eppure no, Gabriele non è di quella pasta, perché lui voleva vivere e, guarda un po’, pretendeva di essere felice. E allora giudicassero pure, condannassero anche, perché “quella ragazza” deludeva le aspettative, mentre lui silenziosamente lavorava dentro di sé, preparava l’evasione che lo avrebbe reso finalmente vero.

Una seconda nascita, un nuovo inizio“, dice Gabriele quando parla di sé di fronte a quel dottore, e racconta la sensazione certa di sentirsi riconosciuto, guardato dentro per la prima volta, e quella volta ha già tanto da dire, di sé, degli uomini, del mondo. “Forse non maschio, ma certamente un uomo“, si descrive con giusto orgoglio mentre, con sollievo, si accarezza la barba, conquista felice finalmente, ed anzi la più grande, “perché con quattro peli in faccia rassicuriamo gli altri che siamo uomini comuni“.




7
settembre

COSI’ FAN TUTTE… E L’HO FATTO ANCH’IO!

Così Fan Tutte
Learn to be Free

Così fan tutte, e l’ho fatto anch’io. Girare una sitcom, dico, e spero che vi farà ridere, come ha fatto ridere me vestirmi e comportarmi da carogna in ufficio, o da disperata in cucina, passando una giornata da guest star in compagnia di Alessia Marcuzzi e Debora Villa.

La serie è stata inventata da due francesi, Judith Siboni e Olivia Cote, geniali e inacidite a furia di stare al mondo, due donne troppo libere dentro per preoccuparsi di passare da zoccole, retrograde, o magari semplicemente da cretine. E Italia 1 ha saputo raccogliere lo schiaffo e rilanciarlo in Italia, con la serie che parte oggi, lunedì 7. Una settimana d’anticipo addirittura sul previsto, dopo in verità quasi un anno di ritardo rispetto alle previsioni della produzione, ma insomma quello che conta è che la stagione si apre con loro. Vous les femmes, questo il titolo originale francese, non descrive le donne: fa le boccacce piuttosto, ma le fa con i tempi giusti, gli sguardi in macchina che ci devono stare, e soprattutto le situazioni sbilenche che non pretendono di essere raddrizzate. Non so se sarà per forza un bel programma, stiamo a vedere, certo è una bellissima idea.

Quando Fatma Ruffini mi chiamò, quasi un anno fa, per chiedermi di recitare per un giorno, ho pensato non c’è più religione. Ma in verità qualcosa dentro di me ha sobbalzato, ed ha preteso che accettassi, e di corsa. Perché dite un po’ quel che volete, ma io ho una gran voglia di giocare, giocare a fare, giocare ad essere, oltre che essere davvero. E recitare è quel meraviglioso mestiere in cui per giocare a fare finta ti pagano pure. L’avessi capito ai tempi del teatro all’oratorio, forse la mia vita sarebbe stata diversa.

Continua a leggere e scopri come contattare Irene Pivetti:


31
luglio

L’ISOLA DI “BISTURI”

Irene Pivetti (Bisturi)
Learn to be Free 

Vagabondando fra i marosi di internet ho preso terra all’isola di Bisturi, dove vivono le anime dei programmi tv che parlano di chirurgia estetica (un po’ come Astolfo, che sulla Luna trova il senno di quelli che sulla terra l’hanno perso, tra cui Orlando, Furioso mica per niente).

E qui incontro una popolazione variopinta, fatta di reality al sangue come Extreme Makeover, format americano speso anni fa da Rai 2 per battere il domestico Bisturi di Italia 1. Il fatto è che negli USA è normale permettere ad un deficiente di plurioperarsi per assomigliare a qualche divo del cinema (naso tette liposuzione insieme era il modello base di intervento, ma si arrivava e sette, otto interventi puramente estetici sulla stessa persona, una cosa che l’ordine dei medici in Italia non permetterebbe mai). Bisturi, al confronto, faceva quasi tenerezza: fratello gasato del Brutto Anatroccolo, ma pur sempre figlio di quella madre, una mamma italiana e coccolona, che prima ascolta la tua storia commovente, poi cerca di realizzare il tuo sogno d’amore, per un fidanzato, un figlio, una mamma, e ti leva quel difettuccio che ti creava inutili complessi, compreso, che ne so, insegnarti una dieta equilibrata e un po’ di sport in una beauty farm, e poi via di trucco e parrucco, perché per sorridersi allo specchio basta poco.

Come ogni brutto anatroccolo, Bisturi da giovane non fu capito, salvo poi prendersi la rivincita adesso, che torna in programmazione con le sue repliche, nella stessa serata di Celebrity Bisturi, dove una soubrette over quaranta un bel po’ come Brigitte Nielsen si fa rifare a destra e a manca, perché è brutto far vedere che il tempo passa se nel frattempo non ci è servito a diventare più saggi.





9
luglio

IRENE PIVETTI SALE A BORDO DI DM. “I REALITY? LA CATENA DI MONTAGGIO DEI NUOVI METALMECCANICI”

Il Post di Irene Pivetti
Learn to be Free

Ci siamo! L’aspettavamo e non ha deluso le nostre aspettative. Da quest’oggi Irene Pivetti sale ufficialmente a bordo di DM e verrà a “farci visita” spesso e volentieri per disquisire di televisione, interagendo con i lettori. Questo nuovo spazio di davidemaggio.it, infatti, avrà una caratteristica: il Presidente affronterà di volta in volta degli argomenti (televisivi, naturalmente) prendendo spunto dai suggerimenti e dalle richieste di chi sfoglia queste pagine.  Qualora aveste, dunque, domande o voleste sottoporre al nostro prestigioso ospite un racconto, una riflessione o chiederLe un parere che funga da spunto per un prossimo post, potrete inviare una mail a irenepivetti@davidemaggio.it. Benvenuta, dunque, Irene e buona lettura a tutti voi.

Se chi naviga in rete è un internauta, chi si fa accogliere dalla barca di un altro è un internaufrago. Chiaramente. Così io, che dico vabbé a Davide che mi ha presa a bordo, mentre nuotavo beatamente fra i bit.

Eccomi perciò a disquisire di tv, come se fossi una che ne vede tanta – e invece ne vedo poca, un po’ perché ho poco tempo un po’ perché mi annoio. Ebbene sì, l’ho detto, il teleschermo passivo mi abbiocca. A meno che risplenda fra i led un sordido action movie, trama semplice, tante botte e proiettili, e Jack, e “Bastardo!”, e Nick – che poi è un nome da quello che prima della fine è morto, questo Nick, magari mostrando un coraggio insospettato fino a quel momento. Nome un po’ rachitico, Nick.

Davide mi ha chiesto di parlare dei reality, che sono diventati una fucina di talenti, no, non proprio talenti, ma comunque di occupanti i palinsesti tv in pianta stabile, a basso costo e rapida consumazione. D’accordo, lo faccio. Ma la notizia dov’è? Non deve forse funzionare proprio così la televisione, che non diversamente da una fabbrica di scarpe deve costare meno di quanto rende, altrimenti chiude? I reality sono ovviamente la catena di montaggio dei nuovi metalmeccanici, i maratoneti dei provini di massa, gli eletti delle preselezioni, i benedetti-da-Dio del cast definitivo. E finalmente, quando hai guadagnato sul campo il tuo posto da cavia di laboratorio, onde il mondo intero conosca, qualora mai gliene importi, i tuoi bioritmi, le tue lacune scolastiche e possibilmente i tuoi umori corporali, eccoti in realtà al decollo della sola carriera da star che la televisione consenta, carriera cioè di persona irragionevolmente venerata e sproporzionatamente quanto superficialmente osservata, con il gossip che per un po’ si occuperà di te, gli uomini e le donne a misurarsi con le tue tette o le tue stempiature, e finalmente un appagante oblio mediatico, dopo circa un anno dalla conclusione del programma. Oblio relativo poi, punteggiato comunque di serate a prezzo di dumping, rigorosamente in nero sennò non c’è margine. Sempre meglio che lavorare, direbbe un vecchio adagio.

E tu ti crogioli nell’illusione non che duri a lungo (questa nemmeno il più fesso lo può pensare) ma che sia tanto, tanto divertente. Vabbé, un certo gusto immagino ci sia a vedere i tuoi compagni di liceo che sgobbano come ciuchi per sbarcare il precariato, e tu che te la passi a discoteche, e già che ci siamo sarà penso una goduria vedere i professionisti che si rodono perché la conduzione la danno ad uno come te, che conosce l’italiano dal sommario, invece che a quello che regge il video da vent’anni. Giusto, si cambia.

Ma sai che gioia quando non ti vuole più nessuno, solo perché sei “quello dell’altro anno”, e tu non ti capaciti che un altro un po’ più scemo possa prendere il tuo posto.

L’ho detto, adesso ributtatemi in mare.

Irene Pivetti