29
giugno

Denise Pipitone: spuntano due supertestimoni con rivelazioni clamorose. Lo scoop di Milo Infante

Ore 14, caso Denise Pipitone

Due supertestimoni forniscono dettagli clamorosi sul caso di e sul suo possibile epilogo. Rivelazioni eclatanti ed inedite, emerse dal lavoro svolto negli ultimi giorni dalla Procura di Marsala, di cui Milo Infante darà notizia questa sera nello speciale di Ore 14 in onda alle 22.58 su Rai.

Denise Pipitone, la versione di due nuovi supertestimoni

La trasmissione di Infante – siamo in grado di anticiparvi – racconterà della versione offerta da una testimone oculare, una signora romana che il 1° settembre del 2004 (giorno della scomparsa di Denise Pipitone), si trovava a Mazara del Vallo ed alloggiava all’hotel Ruggero II, dove lavorava Anna Corona. In Procura, la donna ha raccontato di essersi recata nella reception dell’albergo per richiedere degli asciugamani e di aver notato una strana situazione di trambusto. Si udivano delle urla e la testimone ricorda di aver udito una voce che esclamava: “Proprio qua dovevi portarla?”.

La signora romana ha inoltre fornito un dettaglio ancor più inquietante: in quella circostanza, si aprì una porta e al di là di essa vide una bambina. In quello stesso frangente, la donna riconobbe anche una delle persone attualmente indagate, proprio la stessa che alla reception le chiese con modi particolarmente concitati di cosa avesse bisogno.

La seconda testimonianza shock raccolta in Procura, di cui Milo Infante parlerà stasera, appartiene ad una donna di Mazara del Vallo alla quale – secondo quanto riferito – una figura nota alle indagini avrebbe rivelato in una chat di aver fatto fuori la bambina. Una testimonianza tanto forte quanto delicata, sulla quale ovviamente la Procura sta effettuando le dovute verifiche. Peraltro – ed ecco un altro aspetto inedito ed angosciante – la medesima testimone ha raccontato di essere stata aggredita e picchiata da tre sconosciuti sotto casa dopo essere stata ascoltata in Procura.

Ore14, Piera Maggio risponde a Toni Pipitone

Lo speciale di Ore 14 in onda stasera conterrà inoltre un’intervista a Piera Maggio, nella quale la donna si è rivolta all’ex marito Toni Pipitone. Quest’ultimo, di recente aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Quarto Grado in riferimento alla bambina scomparsa nel 2004, della quale scoprì di non essere il padre naturale. “Il mio unico obiettivo è la ricerca di Denise, non voglio che si parli più della mia vita privata” ha affermato Piera, mostrandosi seccata per le uscite pubbliche dell’ex marito.

Forse dimentica che non ha mai contribuito con un euro alla ricerca di Denise, forse dimentica che non è mai stato presente personalmente in nessuna udienza di primo, secondo e terzo grado, forse dimentica di non aver avuto un rapporto affettivo con suo figlio. Ha dimenticato forse che dopo due anni è scomparso completamente dalla vita di Kevin (il figlio avuto con Piera Maggio, ndDM)“.

ha detto Piera Maggio, parlando di Toni. E ancora, in riferimento alle recenti dichiarazioni televisive dell’uomo:

Spero che ci sia l’intelligenza e il buon senso di fermarsi. Io avrei gradito che la sua presenza in qualche trasmissione fosse dovuta al bene che lui voleva a Denise, all’affetto, all’amore che nutriva per lei, e che si fosse fermato lì. Non si deve dimenticare che quando due adulti prendono delle decisioni, le devono prendere fino in fondo e assumersi delle responsabilità e non continuare a buttare fango addosso agli altri. I figli non sono solo un riempimento di bocca, i figli sono quelli che si amano e si mantengono (…) Visto che ti sei negato in questi 17 anni, perché oggi ti metti in discussione? Se era per dimostrare amore a Denise, dovevi fermarti lì, non dovevi andare oltre. Perché sei andato oltre visto che sei la persona che mi ha lasciato per prima?“.

Dopo aver ribadito che l’unico ad aver fatto le veci di genitore, sia economicamente sia come affetti, è stato Piero Pulizzi (il padre naturale della bambina scomparsa), la madre di Denise ha spiegato perché decise di lasciare il cognome Pipitone a sua figlia. “Cambiarlo significava stravolgere gli atti processuali e le ricerche nazionali e internazionali ormai iniziate con quel cognome“.

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