13
novembre

Pay tv pirata, maxi sequestro. Anche gli ‘abbonati pezzotti’ rischiano multe e galera

Pay tv

Il contrasto alle pay tv piratate non si ferma. Anzi, si estende: ora, infatti, a rischiare grosso non sono solo i gestori delle suddette piattaforme illegali ma anche gli utenti che ne hanno fatto uso. Furbetti avvisati. Il dettaglio emerge da una recentissima operazione congiunta di Guardia di Finanza e la Polizia, che ha portato allo spegnimento di più di 5.500 siti di live, server, piattaforme informatiche e canali Telegram che offrivano illecitamente partite di calcio, film e altri contenuti. L’inchiesta, denominata “Perfect Storm“, ha coinvolto 19 Paesi a partire dal 6 novembre.

L’illegalità sgominata dalle Forze dell’ordine è quella ormai nota: ad essere colpite sono state le piattaforme pirata che, attraverso la cosiddetta Iptv (Internet Protocol Television), riuscivano a trasmettere contenuti aggirando i blocchi e le misure prese dai concessionari ufficiali per arginare il fenomeno. Ventitré gestori sono indagati per associazione a delinquere finalizzata alla violazione del copyright e sono stati sequestrati 10,6 milioni di euro in conti correnti e Paypal, ma anche auto di lusso, ville e gioielli.

Stavolta, però, gli inquirenti hanno fatto sapere di aver tenuto sotto osservazione anche gli utenti che hanno usufruito di questi servizi illeciti.

Abbiamo acquisito traccia di tutti gli indirizzi Ip di chi ha utilizzato il servizio utilizzando una linea fissa o una linea mobile. Nei prossimi mesi si valuterà come procedere nei confronti di queste persone. Parliamo di 5 milioni di utenti

ha spiegato il sostituto procuratore di Napoli Valeria Sico. Da parte sua, il Tenente colonnello della Guardia di Finanza, Gian Luca Berruti, ha aggiunto che per ora sono state colpite solo la ‘cupola’ dell’organizzazione che vendeva contenuti Iptv illegali e la rete dei re-sellers, ma non si escludono azioni anche nei confronti dei destinatari finali. Per questi ultimi, i rischi non sono minori.

Anche i clienti rischiano dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione e una multa da 2.500 a 25.800 euro. Molte persone pensano solo alla convenienza economica e non credono di commettere alcunché di male: in realtà il semplice possesso del device usato per ricevere il segnale, quello che in gergo viene definito ‘pezzotto’, costituisce un reato penale. E’ uno dei motivi per cui, quando abbiamo oscurato i siti, abbiamo reindirizzato gli utenti ad una pagina che li avvertiva di che cosa vanno incontro

ha spiegato Berruti. Per le Forze dell’Ordine, un’importante battaglia vinta; mentre la guerra ai pirati prosegue ancora.

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