15
giugno

Rai, Michele Santoro: «Il 30% delle produzioni vada a case giovani e indipendenti». Dallatana è d’accordo. A parole

Michele Santoro

Sogna “un servizio pubblico grande e competitivo“. Sarà per questo che, ogni volta, Michele Santoro bacchetta la Rai. Lo ha fatto anche ieri, nel corso della presentazione di M, il suo nuovo progetto televisivo in onda su Rai2 giovedì 22 e 29 giugno prossimi (stasera, invece, verrà trasmesso il suo docufilm Robinù). Il giornalista, che ha ideato un format inedito sulla figura di Hitler, non si è trattenuto dall’esprimere il proprio parere su quanto accade a Viale Mazzini: tetto ai compensi, politica, produzioni esterne. E stavolta le sue invettive sono state pure condivisibili. 

Mi fa specie che quelli che lavorano senza voler fare profitti vengono massacrati in maniera indegna, magari anche con le cifre di quanto guadagnano. Io non ho guadagnato neanche un euro, per questo il mio compenso non è paragonabile a quello di Fazio, Vespa e di nessun altro

ha esordito il conduttore, riferendosi al fatto che i compensi pattuiti per le sue trasmissioni fossero andati alla società ZeroStudio’s e non a lui personalmente. Dopo mesi di silenzio, Santoro si è concesso uno sfogo: nelle sue dichiarazioni, chiaro il desiderio di togliersi qualche macigno dalla scarpa. Ad un tratto il giornalista si è pure alterato su una questione oggettivamente significativa e cruciale per il futuro del servizio pubblico, quella dell’assegnazione delle produzioni da parte della Rai.

Michele Santoro: 30% delle produzioni vada a case indipendenti

Non volete più Santoro, ok. Se si punta solo su Fremantle, Magnolia, Endemol, Caschetto, Presta, si rifletta che questi contratti non verranno mai forniti all’opinione pubblica. Il 30% della produzione va assegnato ai giovani e ai produttori indipendenti

ha sbottato Santoro, rilanciando una proposta ragionevole: più spazio in Rai ai produttori indipendenti. Talmente di buon senso che, a parole, anche la direttrice di Rai2 Ilaria Dallatana – presente all’evento – l’ha sottoscritta:

Far lavorare i produttori più piccoli come dice Santoro? Sono d’accordo, la Rai deve farlo più degli altri. Poi bisogna trovare le proposte e gli slot giusti perché noi siamo servizio pubblico ma siamo anche sul mercato“.

Peccato, però, che finora di sforzi in tale direzione non se ne siano visti. Al di là dei proclami e delle ipotetiche intenzioni di farlo “più degli altri“.

Michele Santoro: i compensi delle star? Non è lì il problema

Alla presentazione di M, l’ex conduttore di Servizio Pubblico è anche entrato a gamba tesa sulla questione del tetto ai compensi.

In Rai le risorse vanno in minima parte per il prodotto, questo è il primo problema strutturale in Rai. I compensi delle star sono una parte infinitesimale di questo ragionamento, sono gossip, che ora va per la maggiore”(…) Il problema non sono i compensi ma i costi industriali reali dei programmi. Poi sono d’accordo con Vespa: le distinzioni tra artisti e giornalisti sono ridicole. Possiamo pure pagare 1 euro Fazio e la Clerici ma poi cosa risolviamo? Non è lì il problema

ha detto. Poi ha teorizzato che “una Rai spoliticizzata è meglio che non ci sia“, perché sarebbe un’illusione e secondo lui “dev’esserci una valenza politica“. E pensare che fino a pochi anni fa la sua ossessione era proprio l’ingerenza della politica a Viale Mazzini: a quel tempo, però, governava Berlusconi.



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