23
maggio

Tg5: tre giorni di sciopero contro il possibile trasferimento a Milano

Tg5

Ventiquattro ore di stop alle notizie e altri due giorni di mobilitazione: un’azione forte e senza precedenti nella storia del Tg5. I giornalisti del notiziario di Canale5 sono sul piede di guerra per l’ipotizzato trasferimento della redazione da Roma a Milano, provvedimento di cui si vocifera sempre più con insistenza ma che l’azienda non ha ancora confermato né smentito. Proprio l’assenza di chiarimenti in merito ha scatenato l’indizione di tre giorni di sciopero, il primo dei quali scatterà venerdì 26 maggio prossimo.

In quella data, l’astensione dal lavoro – che coinvolgerà circa 150 persone fra giornalisti e tecnici – avrà una durata di ventiquattro ore e interesserà tutte le edizioni del Tg5. Nel corso della giornata saranno previste tre sole finestre informative della durata di 5 minuti ciascuna: alle 8, alle 13 e alle 20.

La mobilitazione, proclamata dal Cdr del Tg5, è scattata in seguito alla mancata risposta dell’azienda ad una lettera di chiarimenti, in data 11 maggio, sull’ipotesi di trasferimento da Roma a Milano. Ipotesi rispetto alla quale i giornalisti ripetono ora il loro no, dal momento che – a loro giudizio – comporterebbe “un ridimensionamento del ruolo del Tg5, da 25 anni testata di successo grazie alla sua autorevolezza, professionalità, autonomia, credibilità“.

Il possibile trasloco del notiziario sarebbe da inquadrarsi nell’ambito di un piano strategico pensato dai vertici aziendali. Ma i giornalisti del Tg5 non ne vogliono sapere e in un comunicato elencano tutte le conseguenze negative che secondo loro potrebbe comportare una tale scelta:

- il grave rischio di omologazione e appiattimento dell’offerta giornalistica di Mediaset, nella prospettiva finale di una redazione unica, che tradirebbe la necessaria ricchezza di voci e pluralismo da sempre motivo di vanto dell’Editore soprattutto in riferimento a quella che è da sempre la testata a più spiccata vocazione ‘ecumenica’.

un ridimensionamento del ruolo di Mediaset nella Capitale d’Italia. Una scelta per noi incomprensibile essendo Mediaset un’azienda che lavora in regime di concessione pubblica e che ha costruito il proprio successo in questi anni con una forte presenza a Milano e a Roma.

– disagi per centinaia di dipendenti giornalisti impiegati tecnici e operai – costretti ad un trasferimento che per molti rischia di trasformarsi nella perdita del posto di lavoro.

- gravi contraccolpi economici per il vasto indotto che ruota attorno a Mediaset Roma.

– un pesante danno per l’economia del territorio, già provata da anni di crisi e aggravata della scelta di alcune imprese editoriali di abbandonare Roma e dalla profonde difficoltà che riguardano grandi aziende (Alitalia) e tante medie e piccole aziende nel settore dei servizi.

- un crescente depauperamento culturale della città, che rischia di trasformarsi in breve da viva capitale europea a museo a cielo aperto, sempre più agonizzante tra emergenze e abbandono.

L’obiettivo dichiarato degli scioperanti è quello di “richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni del Paese“. E la loro azione fa di certo notizia: in venticinque anni, infatti, la redazione del Tg5 mai aveva scioperato per questioni aziendali.

D’altra parte, però, quella dei trasferimenti da Roma a Milano è una strada già percorsa da altri. Dopo scioperi e polemiche, cui è seguito un accordo col sindacato, la redazione SkyTg24 si sposterà nella città meneghina dal 1 novembre 2017.

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1 Commento dei lettori »

1. angelo ha scritto:

24 maggio 2017 alle 12:42

il signor Piersilvio pensa solo a come risparmiare ed ottenere il massimo risultato con il minimo di spesa… basta guardare i programmi mediaset, dove il rispetto per il pubblico non esiste più, mette in onda la D’urso che con poche migliaia di euro confeziona spazzatura ogni giorno, non uno speciale per i fatti importanti di cronaca, non più una diretta, forse a breve comincera anche a registrare i tg, e ci meravigliamo che voglia trasferire la redazione del tg5 a milano dove ovviamente avrà dei costi minori, ma tanto a lui cosa importa della gente che lavora… secondo me lo sciopero lo dovremmo fare noi telespettatori, non guardando le reti mediadest…



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