Dimissioni



5
luglio

Marcello Foa si dimette da RaiCom e Rai Pubblicità

Marcello Foa

Marcello Foa

Dopo il voto sulla risoluzione del Movimento 5 Stelle relativo all’incompatibilità del doppio incarico, il presidente della Rai Marcello Foa – in occasione della riunione del consiglio d’amministrazione – ha annunciato le dimissioni da RaiCom e Rai Pubblicità. Lo ha fatto per rispetto delle istituzioni parlamentari, precisando però l’assoluta legalità del ruolo svolto finora:




5
maggio

Tgr, servizio sui nostalgici di Mussolini: caporedattore Emilia Romagna si dimette

TgR Emilia Romagna

Le polemiche per il servizio della TgR Emilia Romagna sulla manifestazione dei nostalgici di Mussolini a Predappio hanno avuto concrete conseguenze. Il capo redattore della Tgr Emilia-Romagna, Antonio Farnè, ha infatti rimesso il proprio mandato. La decisione del giornalista è stata accolta dal direttore della testata Alessandro Casarin, come riferisce un comunicato di Viale Mazzini.


30
luglio

Gabriele Romagnoli lascia Rai Sport: «Sembrava di stare a Beirut. Serve un ripensamento generale»

Gabriele Romagnoli

lascia la direzione di Rai Sport e, con essa, l’azienda del servizio pubblico. Lo ha annunciato lo stesso giornalista all’Ansa, spiegando che la sua scelta – presa in anticipo rispetto alla scadenza del contratto (febbraio 2019) – “non c’entra nulla” con la politica ma è legata “al gentlemen’s agreement con chi mi ha affidato il mandato“. Le dimissioni saranno effettive dal 1° agosto prossimo.





1
giugno

Antonio Campo Dall’Orto: il CdA Rai prende atto delle dimissioni

Antonio Campo Dall'Orto

Antonio Campo Dall’Orto si è ufficialmente dimesso da Direttore Generale della Rai. Il CdA di Viale Mazzini riunitosi oggi – 1 giugno – ha preso atto, con un voto unanime, della risoluzione consensuale del contratto. Secondo quanto si apprende, durante l’assemblea la Presidente e i  Consiglieri hanno espresso stima per il lavoro svolto dal DG, la cui posizione in realtà si era indebolita moltissimo nelle ultime settimane. Ed era diventata bersaglio di critiche. Campo Dall’Orto ha rinunciato alla buonuscita e resterà in azienda fino al 6 giugno.


12
maggio

Rai, Genséric Cantournet si dimette da Direttore della Security. L’Anti-Corruzione indagava sulla sua nomina

Genséric Cantournet

Il suo incarico era finito nel mirino dell’Anti-corruzione. Se ne parlava ormai da settimane. Oggi, però, Genseric Cantournet ha rassegnato le sue dimissioni dal ruolo di Direttore della Security Rai, che ricopriva dal 2015. In una nota di Viale Mazzini si legge che il DG Antonio Campo Dall’Orto ha accettato la decisione dell’ex militare francese, chiedendogli però di rimanere al suo posto per il tempo necessario alla ricerca del sostituto.





24
aprile

Rai: indagine sulle assunzioni. Campo Dall’Orto nella bufera, il Cda vuole chiarimenti e pensa alla sfiducia

Antonio Campo Dall'Orto

Antonio Campo Dall’Orto sente il fiato sul collo: la sua annunciata (e mai realmente avvenuta) rivoluzione in Rai potrebbe arrivare presto al capolinea. La notizia di un’indagine della Procura sulla regolarità di alcune assunzioni a Viale Mazzini ha infatti messo in ulteriore difficoltà il DG del servizio pubblico, la cui posizione si è fatta sempre più pericolante col passare delle settimane. E i primi a sparare sul top manager col ciuffo potrebbero essere i componenti del CdA.


14
gennaio

NAPOLITANO LASCIA: LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA NEI NOVE MESSAGGI DI FINE ANNO, TRA CRISI ECONOMICA, APPELLI E TANTA RETORICA

Giorgio Napolitano (Ansa)

Giorgio Napolitano (Ansa)

Il primo Presidente ad essere rieletto, l’unico a vantare una longevità al Colle di quasi un decennio. Giorgio Napolitano passa il testimone dopo aver collezionato record, polemiche e ben nove messaggi di fine anno. Il presidente della Repubblica ha firmato pochi minuti fa la lettera di dimissioni che sarà a breve consegnata dal segretario generale Donato Marra ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio.

Coesione, lavoro, giovani e soprattutto crisi economica. Questi i temi maggiormente affrontati, spesso con un discreto tocco di retorica, dall’inquilino del Quirinale nei discorsi del 31 dicembre.

Nominato il 10 maggio 2006 al quarto scrutinio, grazie ai soli voti del centrosinistra, nel monologo d’esordio di 18 minuti l’ex deputato comunista si limita a fissare i paletti del suo mandato:

“Mi sono stati già affidati nel passato delicati incarichi nelle istituzioni italiane ed europee. Sto ora verificando quanto sia più complessa e impegnativa la responsabilità che la nostra Costituzione attribuisce al Capo dello Stato. Interpretare ed esprimere, con passione civile e con assoluta imparzialità, sentimenti e valori condivisi, esigenze e bisogni che riflettono l’interesse generale del Paese. E guardare sempre all’unità nazionale come bene primario da tutelare e consolidare”.

E’ un Napolitano ottimista che si rivolge ad un’Italia non entusiasta, ma comunque ringalluzzita da un Mondiale di calcio vinto cinque mesi prima.


16
dicembre

ANTONIO CAPRARICA LASCIA AGON CHANNEL: SE QUESTA E’ LA TV DEL FUTURO IO NON INTENDO STARCI

Antonio Caprarica

Da Agon Channel arriva la “news” che non t’aspetti: Antonio Caprarica sbatte la porta e se ne va. Il giornalista, nominato dal patron Francesco Becchetti come responsabile delle news per il nuovo canale, a due settimane dall’inizio delle trasmissioni si dimette con effetto immediato da tale incarico e lascia la tv albanese, che dallo scorso 1° dicembre trasmette in Italia al canale 33.

Mi sono dimesso per giusta causa, per la mancanza assoluta delle strutture e del personale minimi per mandare in onda e confezionare un tg. Se questa è la tv del futuro, io non intendo starci

accusa Antonio Caprarica tramite l’Adnkronos, puntando principalmente il dito proprio contro Becchetti, reo – secondo il giornalista – di regalare tanto fumo e poco arrosto:

“Mi hanno promesso sul contratto una struttura rispondente agli standard internazionali e mi sono ritrovato a montare i servizi nei container, con una redazione di nove persone che doveva realizzare tutti i tg, due ore di programma del mattino e un’ora di approfondimento serale [...] Non un producer, un autore, nemmeno una segretaria di redazione. E un solo apparecchio telefonico per tutti ma non una stampante… Un autentico miracolo che non è più possibile sostenere, nemmeno continuando a strizzare i collaboratori come si è fatto fin qui. Alle mie proteste l’editore Becchetti ha risposto di ‘non credere in principio che chi lavora 12 ore al giorno debba necessariamente stare male’”.

Quella di Caprarica è un’amara accusa, di chi ha creduto molto in un progetto che, di fatto, sembra essere crollato sul nascere: