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The Pitt è la sintesi di ER e 24
di Stefania Stefanelli
07/10/2025 - 11:32
© Sky
3.3 /5
Il grande amore degli americani per il genere medical basta a spiegare l’enorme successo ottenuto da The Pitt, premiata agli Emmy Awards con cinque statuette tra cui quella per la miglior serie drammatica. Perchè, per quanto ben fatta e appassionante da seguire, è per l’appunto solo l’ennesimo medical, forse un po’ più splatter degli altri.
Se sulla carta si poteva già pregustare l’effetto ER – Medici in Prima Linea, dal momento che il protagonista è Noah Wyle che in quei lidi era stato l’amatissimo dottor Carter, la visione dei primi due episodi su Sky l’ha confermato. Il frenetico lavoro di un pronto soccorso, i rapporti tra colleghi, le emergenze e i rimpianti sono il sale del prodotto, lì come qui e come nella maggior parte delle serie in cui sono presenti i camici.
La prima stagione di The Pitt racconta un singolo turno al Pronto Soccorso
La particolarità di The Pitt è quella di raccontare nell’arco di tutte la prima stagione un solo singolo turno, meccanismo già usato in 24: quindici episodi per quindici ore di lavoro, nei quali i pazienti sono sempre gli stessi, le loro storie anche, ma destinate a crescere ed incrociarsi nelle corsie dell’ospedale.
Tra i vari casi spuntano poi di continuo i ricordi della pandemia, che per il personale sanitario ha rappresentato uno dei momenti peggiori mai vissuti. Il dottor Robby (Wyle) convive da allora con l’angoscia, non ha mai superato la perdita del suo mentore per la quale si sente responsabile, ma sono strascichi che la tv ha già avuto modo di raccontare, basti pensare a Grey’s Anatomy 17 o alla seconda stagione del nostrano Doc – Nelle Tue Mani.
Insomma, proprio nulla di nuovo sotto il sole e il successo della serie la dice lunga sul valore delle tante novità e dei vari esperimenti che ci sono in giro.
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