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ANTEPRIMA ESCLUSIVA DM! GABRIELE BELLI, IL TRANS DEL GRANDE FRATELLO 10

di Davide Maggio

29/10/2009 - 16:56

ANTEPRIMA ESCLUSIVA DM! GABRIELE BELLI, IL TRANS DEL GRANDE FRATELLO 10
Boom

Gabriele Belli, Trans Grande Fratello 10

Da bambina si chiamava Elettra ma successivamente, complici anche 7 interventi chirurgici ed una determinazione non di poco conto, ha iniziato un cammino, non ancora completato, che l’ha portata a diventare Gabriele.

Potremmo, dunque, chiudere il toto-trans che impazza, soprattutto in rete, da alcuni giorni: come si potrà facilmente notare, infatti, all’interno della casa del Grande Fratello 10 non è presente (ancora) alcun concorrente la cui descrizione combaci con quanto avete letto.

Gabriele Belli, milanese, commerciale in una società di rappresentanze industriali, si è licenziato da poco per poter partecipare a questa nuova grande avventura televisiva. Un’avventura che, stando ai “si dice”, Gabriele vorrebbe coronare con la vittoria onde sfruttare il montepremi finale per gli ultimi interventi che dovrebbero portarlo ad essere un uomo a tutti gli effetti.

Scopriremo lunedi se l’identità verrà confermata nel corso della seconda puntata di Grande Fratello. Ma nel frattempo, su DM, anche le immagini del pre-transizione.

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167 commenti su "ANTEPRIMA ESCLUSIVA DM! GABRIELE BELLI, IL TRANS DEL GRANDE FRATELLO 10"

  1. Devi essere forte per metterti cosi' in gioco..... Complimenti

  2. ebbene si... sei proprio tu ! non ci volevamo credere... sei riuscito ad avere il coraggio di cambiare! un saluto dai tuoi ex colleghi!forza Elettra!

  3. @Davide: Diciamo che hai capito abbastanza bene, per quanto tema che Gabriele non stia spiegando al meglio il problema. Ma anche se non ti interessa, purtroppo ti tocca leggere anche questo mio commento :P L'intervento (di riassegnazione chirurgica) è solo la 'ciliegina sulla torta' che in Italia ti permette di avere documenti congruenti con l'aspetto esteriore. Nei paesi cosiddetti civili è possibile cambiare il nome all'inizio del percorso onde evitare il disagio sempre presente quando occorre presentare i documenti, ad esempio. Comunque dicevamo... E' la terapia ormonale che fa decrescere grandemente il problema, perchè è quella che modifica in maniera radicale i tratti somatici. La mascolinità di Gabriele è dovuta esclusivamente agli ormoni, non agli interventi fatti (asportazione del seno a parte). Perchè il disagio è anche e soprattutto quello di guardarsi allo specchio e vedere una immagine che non corrisponde alla identtà che si sente propria. Gli ormoni agiscono sull'involucro. Le persone come Gabriele non hanno bisogno di altro (a livello esteriore) e gli interventi sono finalizzati a rimuovere chirurgicamente le componenti femminili per poi arrivare ad essere etichettabili (dallo Stato, con sentenza) come di sesso Maschile. Le persone che invece prima erano uomini, proprio a causa del testosterone, devono invece spesso sottoporsi ad un certo numero di interventi per eliminare o quantomeno ridurre le caratteristiche maschili loro proprie, con risultati purtroppo non sempre soddisfacenti. Mani e piedi grandi non si potranno mai nascondere, ad esempio. In ogni caso, con l'adeguamento del corpo alla mente, anche il DISAGIO che si provava in precedenza viene meno. Tant'è vero che una delle proposte per la catalogazione nel nuovo DSM è quella di inserire il "Distuurbo di Identità di Genere" tra gli stati Ansiosi. Questo disagio si riduce tanto più il corpo corrisponde a ciò che la mente immagina. A questo, però, si va a sostituire spesso lo stigma sociale che crea un differente disagio: la persona transessuale, che viene identificata a vista come tale oppure quando presenta i documenti, viene socialmente rifiutata perchè vista (e non percepita) come 'diversa'... quando invece ha appena risolto il suo UNICO problema. Ho sottolineato 'unico' in quanto la persona disforica non ha altri problemi psichici, lo psicologo, lo psichiatra hanno proprio il compito di appurare ciò! Perchè in caso di (altre) patologie, queste impediscono il prosieguo del percorso in quanto potrebbero essere loro stesse la causa del disagio. Purtroppo lo stigma sociale spesso fa nascere altre patologie, quelle sì veramente psichiatriche: c'è un rifiuto da parte della società che genera rabbia, rancore, frustrazione, depressione. Prova ad immaginare una persona con due lauree e diritto di pubblicazione che non riesce neppure a trovare un lavoro come sguattera in un ristorante perchè rifiutata in base al suo aspetto... dopo un pò prova le emozioni che ho menzionato, dopo molto subentra la depressione ed alla fine, se non risolve il problema (trovando -banalmente!- un lavoro) alla rassegnazione può sostituirsi il desiderio di porre termine alla sofferenza. E, credimi, capita spesso, purtroppo. Perchè la persona non è una minorata mentale che non capisce, ma spesso una persona intelligente che si rende conto di non riuscire ad esistere. E trae una logica conclusione, per quanto spesso si dica che il suicidio non è logico. Purtroppo in certi casi è una valutazione esclusivamente razionale. Avrai notato che ho insistito molto su quest'ultimo aspetto... il togliersi la vita. Già, perchè è un pensiero ricorrente, nella mente delle persone disforiche. Prima, quando non hanno il corpo congruente, è l'unica alternativa. O si inizia il percorso di adeguamento oppure ci si ammazza. Non ci sono altre strade, si è di fronte ad un bivio: un percorso ignoto ma che FORSE ci farà star meglio oppure un burrone. Qualche volta le persone disforiche hanno paura dell'ignoto e preferiscono finirla lì, al bivio. Nota: ogni tanto ci sono suicidi senza una spiegazione, unn motivo plausibile che lo giustifichi. Quando io sono arrivata al mio bivio, nessuno mai avrebbe immaginato che io fossi disforica, che io avessi dentro di me la necessità di modificare il mio aspetto, la mia vita. Tutti avrebbero catalogato il mio suicidio tra quelli inspiegabili, immotivati. Ma una ragione profonda c'era, ed era un mio segreto. Poi, dopo l'iter, è la soluzione che permette di uscire dalla mancata integrazione sociale, dallo stigma che si porta addosso ogni volta che esce dalla porta di casa. Mi auguro tu sia arrivato fin qui e che la lettura non ti abbia tediato troppo. Sabrina

  4. @Davide Maggio: se siamo dei malati di mente dovresti provare a spiegarmi perché mai non ci curano il cervello ma il corpo. La disforia è nel DSM ma la perizia psichiatrica serve proprio ad assicurare che non siamo dei malati mentali! Incredibile contraddizione, vero? Ti invito a documentarti meglio a proposito del DIG (potrebbe non fregartene niente, anche se grazie a questo argomento il tuo blog ha ricevuto una marea di visite...), potresti scoprire che l'identità di genere ha origini non solo sociali ma prima di tutto biologiche, che c'è predisposizione genetica al transessualismo, che il dimorfismo sessuale del cervello dei trans rispecchia il genere d'arrivo e che durante lo sviluppo embrionale avvengono cose interessanti e straordinarie! La disforia di genere è tra i disturbi mentali perché altrimenti non avremmo possibilità in paesi civili come il nostro. Sai che nei campi di sterminio nazisti c'erano delle persone bollate col triangolo nero: erano gli anti-sociali (oltre alle prostitute e ai vagabondi che venivano infilati lo stesso in un tale gruppo), dei poveri pazzi secondo il Reich. In realtà erano solo persone con idee diverse da quelle del regime. Quando c'è qualcuno che ci dice cosa è giusto pensare (e tutto diventa più facile, vero Sara?) c'è sempre anche qualche altro - una piccola minoranza - che viene bollato come pazzo.

    1. @ diofà: io mi sono rifatto all'intervista di Gabriele. E amen. Francamente poco mi importa approfondire l'argomento piu'quanto gia' abbia fatto. Se puo' interessarti, ti dico la mia. Credo si curi il corpo perchè, cambiate le proprie sembianze viene meno anche il problema mentale. O almeno, cio' il punto a cui sono arrivato ascoltando l'intervista a Gabriele.

  5. Più che transamerica consiglierei la visione di boys don't cry! E a chi si preoccupa dei costi addossati al SSN posso solo far notare che a causa dell'accettazione inesistente (da parte della società ma anche solo della famiglia) e della continua violenza in Italia verso noi trans, è impossibile pensare di fare una scelta del genere senza il sostegno di nessuno. Sarebbe bello poter essere padroni del proprio tempo, del proprio corpo e delle proprie scelte ma in Italia non ci viene data questa possibilità. Se gli italiani fossero più civili (e non solo verso questa categoria), gli uomini e le donne transessuali - e se non tutti almeno la maggior parte, per esperienza - sarebbero ben felici di togliersi dalle palle del SSN, trovarsi un lavoro normale, non doversi più nascondere.