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gennaio

JOE BASTIANICH A DM: IL PIU’ CATTIVO TRA CARLO CRACCO E GORDON RAMSAY? TUTTI E DUE STRONZI!

Joe Bastianich

Gli spettatori di Masterchef ormai hanno imparato a conoscerlo. Il ‘restaurant man’ Joe Bastianich è uno che non le manda a dire. Anche a costo di apparire antipatico, l’imprenditore italoamericano ha fatto della schiettezza il suo cavallo di battaglia. Non chiamatelo cattivo però, la sua irruenza verso i concorrenti del popolare cooking show – in onda ogni giovedì in prime time su Sky Uno – è solo un modo per cercare di trasmettere tutte le sue conoscenze in campo culinario a quelli che considera suoi allievi. C’è solo una cosa che manda davvero in escandescenza il collega di Bruno Barbieri e Carlo Cracco: le leggi ridicole e la burocrazia italiana che rendono complicata la vita di chi come lui opera nel settore della ristorazione….

Dopo il successo a sorpresa dello scorso anno, c’erano aspettative elevate attorno alla seconda edizione di Masterchef. Avete mai temuto di non essere all’altezza?

Mai avuto paura del confronto, siamo sempre stati tutti contentissimi di questo nuovo ciclo. Alla luce anche delle mie esperienze all’estero, sapevo già sin dall’inizio che la sfida si sarebbe fatta più interessante. Le capacità di noi giudici di valutare sono migliorate e con noi anche i concorrenti che sono più preparati, perché hanno già seguito il programma e sanno giocare meglio. Allo stesso tempo questo ha fatto sì che il livello di complessità sia aumentato.

Sei anche uno dei protagonisti dell’edizione a stelle e strisce di Masterchef. Quali sono le differenze con la versione italiana?

Il livello del cuoco medio italiano è più alto di quello americano perché in Italia la cultura gastronomica è molto più diffusa. Inoltre nel Belpaese si cucina tanto cibo nazionale, nello specifico i concorrenti sono molto ancorati ai cibo regionali e attraverso i piatti esprimono anche le loro origini e la loro storia. In America questo non avviene, gli aspiranti Masterchef sono spesso di razze diverse e sperimentano varie tipologie di cibo. Insomma due realtà completamente diverse pur essendo ugualmente stimolanti.

Dal tuo punto di vista quale tra i due talent ti diverte di più?

Mi piacciono tutti e due anche se sono impegnativi. Ma non mi lamento: riuscire a conseguire determinati risultati regala sempre un’enorme soddisfazione. Inoltre negli Stati Uniti si gira a Los Angeles, una città stupenda con belle ragazze, mentre in Italia a Milano, che per me è stata una piacevole novità da scoprire.

In Masterchef Usa sei accanto all’ormai famosissimo Gordon Ramsay. Dicci la verità: è più o meno cattivo di Carlo Cracco?

Tutti e due stronzi! Da piccoli avranno ricevuto qualche scapaccione di troppo dalla loro madre (ride, ndDM).

E Bruno Barbieri è il giudice più buono anche nella vita?

Ora sta imparando da me ad essere cattivo! La verità è che i concorrenti sono nostri allievi, sui quali facciamo un investimento, e quando commettono stupidaggini è normale arrabbiarsi, esattamente come capita con i bambini che per imparare hanno bisogno di ‘due schiaffetti’. Nessuno di noi è cattivo.

Hai una serie di ristoranti in America. Che differenze ci sono nel settore della ristorazione rispetto al nostro Paese?

Fare i ristoratori in Italia è più complicato. I clienti della Penisola sono dei “rompiscatole”, i più difficili del mondo. Hanno determinate esigenze non semplici da soddisfare, anche per una cosa banale come gli orari in cui cenare. Da un lato lo chef è schiavo dei clienti, dall’altro c’è la burocrazia che sta rovinando il settore. Una situazione non idilliaca tale da incidere sulla redditività di chi ci lavora: in Italia avere un ristorante è un mestiere come tanti mentre in America si riescono ad ottenere importanti profitti.

Eppure il tuo lavoro è proprio quello di portare la cultura gastronomica italiana nel mondo.

Sì ed è paradossale. Il cibo italiano è il migliore e il più apprezzato a livello globale. Che sia America, Cina o Hong Kong trovi sempre persone interessate ai prodotti italiani e a mangiare bene secondo lo stile tricolore. Gli stranieri vogliono consumare e vivere una vita “made in Italy” dalla moda alla tavola.  E mi fa arrabbiare che il sistema non riesca a sfruttare questa enorme opportunità.

E poi c’è la crisi…

Sì, ho tanti amici che, tra la situazione economica e le leggi ridicole, si sono stufati e vogliono andar via dall’Italia. Ed è inammissibile che ciò possa accadere.

Dunque, non hai intenzione di allargare il tuo business all’Italia?

No, al contrario, la novità è che prossimamente aprirò il mio primo ristorante in Friuli.

Se non ci fossero stati papà Felice e mamma Lidia a trasmetterti la passione per il mondo della gastronomia, avresti fatto lo stesso questo mestiere?

Non lo so, ma credo che il mio destino sia sempre stato quello.

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2 Commenti dei lettori »

1. MisterGrr ha scritto:

3 gennaio 2013 alle 11:26

antipatico? A me faceva straridere!



2. Dasmix ha scritto:

3 gennaio 2013 alle 20:36

Sono vicino al giornalista che ha fatto e soprattutto riscritto l’intervista di Bastianich.



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