9
gennaio

Le falle della divisione per generi Rai

Rai

Il sorpasso storico di Mediaset, seppur con tutte le attenuanti del caso, qualcosa deve dirci. La mole di flop, per lo più concentrati su Rai2, qualcosa deve dirci. I dietrofront sulla programmazione pure. Le ragioni sono molteplici e non sempre semplici da individuare ma, partendo dalle fondamenta, un problema evidente c’è: la divisione per generi. Possiamo dire che la tanto agognata “riforma”, votata all’unanimità nell’ottobre 2021, è un fallimento o, se non lo è, è quanto meno inefficace. Sin dall’inizio nutrivamo perplessità sulla nuova organizzazione: in tempi di cataloghi infiniti, il palinsesto, con l’annessa identità di rete, rappresenta uno dei punti distintivi più importanti della tv tradizionale. Sfuggire da tale logica, parlando di generi, significava omologarsi trascurando la propria natura ontologica. Come se non bastasse, nella stessa riforma, convivevano divisioni per generi, per fasce orarie e per modalità distributive. Diventa pertanto impossibile dare identità a Rai2 se questa deve nascere dall’incrocio di dieci direzioni.

Tuttavia non era da escludere che l’organizzazione potesse “fare anche cose buone”. Ecco, se ci sono state, non ce ne siamo accorti (speriamo, ad esempio, che ne sia valsa la pena a livello economico). L’organizzazione per generi avrebbe potuto evitare le sovrapposizioni di target tra le reti Rai. Ebbene nulla è cambiato; da un lato giusto così (ci sono sempre sembrate balzane in passato le idee di chiudere I Fatti Vostri per dare respiro a Rai1), dall’altro la nuova struttura avrebbe dovuto incentivare tali sforzi per quanto riguarda almeno le novità. In compenso abbiamo avuto un moltiplicarsi di programmi con gli stessi temi (vedi il confronto generazionale).

Non è stato nemmeno attivato il circolo virtuoso che prevede la sperimentazione di programmi e personaggi nuovi su reti minori prima di fare il grande salto (fa eccezione il rapporto RaiPlay-Rai2 legato da ragioni più economiche che di sinergie di contenuti). L’impressione, poi, è che si sia finito per accentrare il potere nelle mani dei “super vertici”.

Dubitiamo pure ci sia stato davvero un cambio di mentalità per cui si parte dal contenuto e poi si decide la collocazione ottimale.

Anche a livello comunicativo, c’è stato il caos. Perchè se può avere un senso, seppur con i limiti di cui sopra, un’organizzazione per generi, quello che non ha un senso è fare una comunicazione al pubblico per generi. Il paradosso è alla presentazione dei palinsesti quando le brochure seguono i generi e non le reti cosicché diventa un’impresa avere un quadro chiaro e completo di cosa andrà in onda.

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7 Commenti dei lettori »

1. Joe Teach ha scritto:

9 gennaio 2024 alle 19:37

Io non ho mai creduto in quella riforma.
Una rete senza direttore non ha identità e competitività.
La loro fortuna è che non hanno dovuto mettere mano al palinsesto delle reti 1 e 3.



2. Marcos ha scritto:

10 gennaio 2024 alle 00:40

Oltre queste ragioni alcune, secondo me, inesatte il problema maggiore è che i nuovi vertici sono incompetenti e ricoprono il ruolo che hanno per mere idee politiche espresse.



3. Andrea C. ha scritto:

10 gennaio 2024 alle 09:42

Fossi un azionista RAI chiederei i DANNI .
Evidentemetne chi l’ha pensata capisce poco di tv, non la guarda, la snobba e mirava a indebolire la RAI.

L’unica riforma che dovevano fare era dare più autonomia alla RAI anziché asservirla al governo.
Programmi flop e calo d’ascolti. Aspettano Sanremo per risollevare il panorama poi il deserto ..di idee soprattutto.

I 3 canali generalisti hanno perso identità come i tg. Un unico pastone.

Come diceva qualcuno “Io dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!” :->>>>



4. EricC ha scritto:

10 gennaio 2024 alle 11:18

Non poteva funzionare perché mancava un coordinamento che evitasse sovrapposizioni. Poi la nuova dirigenza ci ha messo il carico da 90, con programmi affidati solo a personaggi amici del nuovo potere e facendo emigrare ascolti sicuri verso altri lidi.
In sintesi, è stata la somma di più “idee geniali” a portare al disastro totale.



5. davidbhd ha scritto:

10 gennaio 2024 alle 11:32

@Marcos: incredibile il tuo commento, con quale coraggio parli delle idee politiche dei dirigenti attuali, se la scellerata divisione per generi è stata attuata dalla precedente governance? faresti meglio a nasconderti per la vergogna.



6. Mister Zapping ha scritto:

11 gennaio 2024 alle 00:51

Tra l’altro questa scelta ha annientato definitivamente Rai Due che per un rilancio avrebbe bisogno di un lavoro sul brand, sull’affezione a un canale storico che avvea un dna preciso, a una squadra di volti di rete che collabora e non a un’accozzaglia di programmi messi li per “genere”.



7. Andrea C. ha scritto:

11 gennaio 2024 alle 11:00

E poi i primi tre canali sarebbe generalisti, invece si sono impoveriti di contenuti..Telefilm, film, cartoni animati, programmi d’attualità, programmi d’inchiesta musica, storia, ecc..Tutto con la scusa che ci sono i canali tematici (che pochi guardano). Lo spazio liberato è stato riempito da programmini fatti da società esterne animati dai vari VIP delle scuderie Caschetto, Presta ecc…I TG hanno scarsa credibilità . Chi parla di MAFIA??? Forse non esiste più?
Ridotte anche le edizioni dei tg regionali (che dovrebbero tornare in capo al TG3).



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